Cavalcare la crisi

Cavalcare la crisi

Più grave è che l’opposizione anti-euro veda salvarsi una classe padronale che più che essere imprenditrice è stata prenditrice. Inetti capitani coraggiosi di grandi, medie e piccole dimensioni che hanno contribuito a smantellare lo stato sociale, a sfruttare i migranti per abbassare il costo del lavoro e ad arricchirsi per tutto l’abbondante decennio trascorso dalla introduzione dell’Euro. Ma questi soggetti hanno ottima compagnia. Una legione di bottegai e microimprenditori che, dal giorno dell’introduzione dell’Euro, hanno fissato il costo dei beni primari devastando il potere di acquisto prima ancora dell’arrivo della crisi.

Encefalogramma piatto

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statistiche di lettura di bondeno.com

Da circa 10 anni gestisco anche un blog generalista indirizzato ai cittadini del mio comune (recentemente insignito del titolo di “Città”); ogni tanto mi capita di inserire articoli di economia, molto brevi, il cui succo è:

il nostro debito dipende dalla nostra adesione ai trattati europei (MES, tra gli altri); dagli interessi composti sul debito (anatocismo: un reato per la Corte Costituzionale); e dal signoraggio (per cui paghiamo il denaro al suo valore NOMINALE, all’ente PRIVATO che lo ha emesso).
Tutte cose qui dette e ripetute più in dettaglio, ma sicuramente non facili da digerire per chi di economia sa solo quello che gli raccontano i media ufficiali.
La reazione la potete vedere nel grafico sopra (la parte finale), in corrispondenza della pubblicazione dell’articolo :  negare la realtà.
Questo significa che la crisi economica è ormai ritenuta un fenomeno inevitabile, come la morte, davanti alla quale si chiudono gli occhi e ci si lancia in attività vitali (cibo, sesso, consumi).

“L’uomo è dunque l’animale che vuole sapere. Ma è anche, per una fondamentale, inestricabile ambivalenza, l’animale che non vuole sapere, che per vivere tranquillamente l’esistenza terrena deve dimenticare l’essenziale: l’ineluttabilità della sua stessa morte. L’uomo è capace di negare in qualsiasi momento la realtà, di mentire a se stesso, per “funzionare” in modo soddisfacente.

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MES, questo sconosciuto

MES, questo sconosciuto

Eppure non stiamo parlando di inezie: l’adesione allo SME, abbiamo visto, comporta la necessità per lo stato di trovare 25 miliardi l’anno per i prossimi 4 anni; l’approvazione del Fiscal compact comporta l’obbligo di riportare il rapporto debito/PIL al 60% entro i prossimi vent’anni, il che – a meno di un’improbabile ripresa economica a tassi di crescita più che cinesi – rappresenta un ulteriore fabbisogno di 50-60 miliardi l’anno.
Cui vanno aggiunti gli 80-90 miliardi che dobbiamo mettere in conto per pagare gli interessi a servizio del debito, senza i quali non potremmo rifinanziarci.
L’allocazione a priori di 170 miliardi  a destinazioni improduttive mette definitivamente fine alla possibilità per lo Stato, chiunque stia al governo, di esercitare una qualunque politica di stimoli economici che non sia fumo negli occhi, e la dice lunga sul tenore che potranno avere le leggi di stabilità a venire.

Detta altrimenti, mette lo Stato, chiunque stia al governo, nell’impossibilità di fare politica.