La fine dell’Italia, epilogo

Come sottolineiamo sovente nelle nostra analisi, il lungo processo di decadenza italiana, iniziato nel biennio 1992-1993, sta entrando nell’ultima fase: destrutturata la politica, ingabbiata l’economia nell’euro, somministrata una dose letale di austerità, saccheggiate le imprese pubbliche e private, il nostro Paese è pronto per l’assalto finale, che si consumerà nel biennio 2018-2019 col mutamento delle condizioni finanziarie internazionali. l’Italia sarà sottoposta a stress enormi, tali da mettere in forse l’unità stessa del Paese.

L’attuale crisi del sistema-Italia è la fase culminante di un processo iniziato lontano nel tempo e nello spazio: anziché usare come unità di misura gli anni, possiamo infatti valutare la nostra decadenza in termini geografici, analizzando la nostra proiezione all’estero. L’Italia è estromessa dalla Somalia nel 1991-1992, quasi contemporaneamente subisce lo smembramento della Jugoslavia contrario ai suoi interessi, nel 1999 è costretta ad ingoiare il bombardamento della Serbia ed il ridimensionamento, nel 2011 è la volta della Libia. Dopo aver aver assistito inerme alla dissoluzione della sua area di influenza, oggi l’Italia è completamente ripiegata su se stessa: la posta in gioco, nel 2017, non è la difesa di  “un posto al sole”, ma la sopravvivenza del Paese.

Leggi tutto su:

http://federicodezzani.altervista.org/somalia-in-fiamme-lex-colonia-italiana-torna-nel-mirino-angloamericano/

Vedi anche:

https://terzapaginainfo.wordpress.com/2016/03/05/la-fine-dellitalia-linizio/

https://terzapaginainfo.wordpress.com/2016/02/29/la-fine-dellitalia/

3 thoughts on “La fine dell’Italia, epilogo

  1. Il ministro degli Esteri della Serbia ha respinto il richiamo fatto da Washington al Governo serbo di scegliere una parte con cui schierarsi (fra la NATO e la Russia) ed ha optato per proteggere i suoi buoni rapporti di cooperazione con la Russia. Questi rapporti sarebbero inevitabilmente compromessi nel caso che la Serbia dovesse entrare nella NATO. Ivica Dacic ha respinto la proposta USA lo scorso Giovedì per iniziare la procedura di adesione all’Alleanza Atlantica ed ha dichiarato in modo chiaro che la Serbia continuerà a mantenere buone relazioni con la Russia e con qualsiasi altro Stato che favorisca i suoi interessi. In questo modo Dacic ha risposto alle dichiarazioni del numero due del Dipartimento di Stato USA per le questioni europee ed euroasiatiche, Hoyt Brian Yee, il quale nel suo incontro con il presidente della Serbia Aleksandar Vucic ha detto che “la Serbia non può sedersi su due sedie allo stesso tempo”, riferendosi ai vincoli che il paese mantiene tanto con l’Occidente come con la Russia. “Quello che noi non vogliamo è che qualcuno voglia spostare la nostra sedia (…) l’importante è verificare cosa è che ci apporta benefici”, ha affermato Dacic nell’indicare che la Serbia pretende mantenere la delicata equidistanza fra i due poli, come dichiarato nel corso di una intervista all’agenzia Reuters. Washington pretende di sminuire l’influenza russa sula Serbia, un paese che aspira ad entrare nell’Unione Europea, essendo questa il suo maggiore socio e investitore commerciale e che allo stesso tempo mantiene una relazione speciale con la Russia, da cui dipende per le forniture di gas e petrolio. Il vice cancelliere russo Serguéi Riabkov ha commentato di recente le affermazioni del funzionario statunitense: “Gli USA, nel caso della Serbia provano, apertamente ed in modo smascherato, di mettere uno stato sovrano di fronte alla falsa scelta di stare con l’Occidente o di stare con la Russia”, ha riferito Riabkov. il Ministro Esteri serbo Dacic con vice incaricato USA Brian Yee in conferenza stampa Il ministro serbo ha ribadito da parte sua la sua denuncia verso quello che considera il doppio standard della posizione della UE e dei suoi stati membri circa la dichiarazione unilaterale di indipendenza della Cataluña, respinta dalla UE, visto che a suo tempo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, salvo eccezioni come la Spagna, era stata riconosciuta. Questo avvenne perché gli USA furono quelli che appoggiarono la dichiarazione di indipendenza del Kosovo e fecero pressione sui paesi satelliti della NATO per approvarla, visto che Washington aveva interesse a fare del Kosovo una base per le proprie operazioni militari e una zona franca nell’Est Europa dove oggi avviene contrabbando, commercio di droga, addestramento di mercenari jihadisti utilizzati dalla CIA per le operazioni di destabilizzazione in altri paesi. Fonte: Hispan Tv Traduzione: L.Lago

  2. L’imperiale e perfida Albione, il Regno Unito ha massacrato e affamato milioni di persone che gli hanno resistito, in Asia (India, Birmania, Malesia e Cina), in Africa (Africa del Sud, Kenya, Nigeria, ecc.) e in Europa (Irlanda). Gli imperialisti britannici, allo stesso tempo, incoraggiavano i Mussulmani e combattere contro gli Indù, i Sikh a combattere contro i Mussulmani, i Gurkha a opprimere i Malesi, e hanno formato diversi gruppi combattenti religiosi, etnici e linguistici, in tutto il subcontinente indiano, in Birmania e in Malesia. Allo stesso modo, il Regno Unito incoraggiava i conflitti tra i gruppi religiosi, laici nazionalisti e conservatori in tutto il Medio Oriente. Le potenze imperiali usano ovviamente la strategia del « dividere per meglio regnare », etichettando i loro avversari come « arretrati » e « autoritari », mentre esaltano i loro surrogati locali come « combattenti della libertà » che, affermano, sono « in cammino verso i valori democratici occidentali ». La questione strategica è, però, capire in quale modo gli Stati imperiali definiscano il tipo di autodeterminazione da sostenere o da reprimere e quando cambiano politica. Gli alleati di oggi, che vengono definiti « democratici » dalla stampa occidentale, possono successivamente essere etichettati come « nemici della libertà » e « autoritari », se cominciano ad agire contro gli interessi imperiali.
    https://www.controinformazione.info/indipendenze-e-auto-determinazioni/

  3. “Le societa’ badano esclusivamente ai propri interessi commerciali e agli obiettivi di bilancio”. Ed immancabilmente entra in questione il “politicamente corretto” che redarguisce o grida al “razzismo”, se un guru come Sacchi si permette di osservare che le istituzioni e le alte gerarchie delle Federazione non vogliono bene al nostro calcio e non ne tutelano il patrimonio, a cominciare dai settori giovanili inflazionati di ragazzi stranieri oppure, come recentemente il tecnico Poscesi, che viene punito per uno sfogo senza tentare di comprenderne le ragioni. “La lesa maesta’ regna ancora in un mondo ingessato e gonfio di privilegi, una casta vera e’ propria” continua Damascelli. La Nazionale dovrebbe essere il momento culmine del movimento calcistico che veda coinvolti tutti, dalle societa’ di calcio fino a Coverciano e oltre. A mancare e’ principalmente una strategia programmatica della FIGC, che veda la sua “governance” nei Ministeri dell’Educazione e dello Sport. Una politica che vada oltre gli egoismi delle societa’ di calcio e dei suoi tecnici, che sappia imporre una linea programmatica senza compromessi, giochi di potere o voti di scambio. Un’impresa ardua, che richiede uomini di coraggio e spessore, per rifondare un sistema calcio e sportivo dalle fondamenta. Infine, banale quanto necessario un paragone tra il mondo del pallone italiano e quello politico, con una classe dirigente che ne e’ la degna controparte. Assenza di autorevolezza, incapacita’ di imporre una linea strategica al Paese e di tutelarne l’interesse nazionale, per riscattarci dalle sabbie mobili in cui siamo caduti da oltre un decennio, bastano ed avanzano ad evidenziarne le similitudini.
    https://www.controinformazione.info/sventura-italiana-cronaca-di-un-fallimento-calcistico/

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