Scacco matto all’occidente

di Matthew Ehret-Kump – 29/12/2021

Scacco matto: l’Iran sta guidando un cambiamento geopolitico multipolare nell'Asia occidentale

Fonte: controinformazione

Mentre l’occidente insiste sui colloqui di Vienna, sulle sanzioni e sulle opzioni militari, l’Iran sta costruendo silenziosamente una vasta rete di soluzioni alternative per cementare la sua ascesa asiatica
Benjamin Franklin una volta scrisse ai suoi compagni coloniali: “O stiamo insieme o stiamo separatamente”.

Quelle parole sono vere oggi come lo erano 270 anni fa, perché gli imperi hanno sempre controllato dividendo le loro vittime in interessi tribali regionali per essere meglio conquistati.

Sebbene le tecniche si siano adattate ai tempi moderni, gli ingredienti essenziali per la scienza della discordia rimangono relativamente invariati: mantenere scarse le risorse, aumentare la paura e l’ignoranza e lasciare che una popolazione mirata si scontri sui rendimenti decrescenti della scarsità.

In mezzo a questa divisione, i miopi pregiudizi etnici, religiosi e linguistici hanno terreno fertile per crescere a beneficio di un’élite oligarchica.

Gli americani di oggi, seduti come sono sull’orlo di uno scontro civile interno e, più in generale, del collasso economico, non hanno ascoltato abbastanza bene i consigli dei loro padri fondatori.

Tuttavia, non è una piccola ironia che il consiglio di Ben Franklin venga preso a cuore in un’altra parte del mondo, molto lontana dalla decadente repubblica.

L’alleanza Cina-Russia-Iran sfida il disordine basato sulle regole

Da quando l’Iran ha finalizzato il suo piano di cooperazione 25 anni completo con la Cina il 27 marzo, è sorta una geometria completamente nuova nel sud-ovest asiatico, che si sta evolvendo a una velocità vertiginosa.

Un’antica civiltà che funge da terzo pilastro fondamentale a sostegno della Grande Partnership eurasiatica e dopo aver aderito all’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) il 17 settembre, l’Iran è finalmente emerso come uno dei principali motori per la stabilizzazione e il progresso.

Oltre agli accordi di sicurezza con la Russia che hanno visto le due nazioni condurre esercitazioni militari nell’Oceano Indiano nel febbraio 2021, Russia, Iran e Cina (RIC) hanno anche annunciato che tutte e tre le parti terranno esercitazioni navali congiunte nel Golfo Persico entro l’inizio del 2022.

Le relazioni russo-iraniane non finiscono qui, ma è nelle fasi finali del negoziato anche un accordo di cooperazione ventennale – sul modello dell’accordo Iran-Cina – tra le due potenze.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha dichiarato l’11 dicembre: “Come la tabella di marcia di cooperazione di 25 anni che abbiamo sviluppato con la Cina, possiamo fare lo stesso con i principali paesi vicini”.

Tra le molte impossibilità che ora diventano possibili con questo nuovo sistema, il corridoio di trasporto e transito internazionale Golfo Persico-Mar Nero guidato dall’Iran , che molti pensavano fosse morto da tempo, è tornato in vita nel 2016 con forza.

Questo corridoio di trasformazione è un’ovvia componente sinergica dell’Iniziativa Belt and Road est-ovest guidata dalla Cina e del Corridoio di trasporto internazionale nord-sud guidato dalla Russia, che stanno entrambi attraversando l’isola del mondo.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/18281

A rimorchio

“Uno dei motivi principali per cui l’industria farmaceutica è così potente, insieme a molte altre, è la sua stretta relazione con la FDA e altri regolatori di Washington” ha detto Sanders dopo aver domandato a Califf  “Come si può difendere il popolo americano quando si è così strettamente coinvolti con l’industria farmaceutica?” Il senatore ho poi esposto il suo pensiero ai membri della commissione: “Abbiamo bisogno di una leadership nella FDA che sia finalmente pronta respingere l’avidità dell’industria farmaceutica… Negli ultimi 20 anni le aziende farmaceutiche non solo hanno speso oltre 4,5 miliardi di dollari in attività di lobbying e centinaia di milioni di dollari in contributi alle campagne, ma hanno anche creato una porta girevole tra la FDA e l’industria

leggi tutto su https://ilsimplicissimus2.com/2021/12/26/i-califf-della-pandemia/

Zitti zitti, piano piano

Secondo il rapporto, un’altra immagine della stessa base in ottobre mostrava in ottobre che la base era mezza vuota.
Come la compagnia statunitense ha dettagliato in una dichiarazione, una brigata, composta da diverse centinaia di veicoli corazzati tra cui veicoli da combattimento di fanteria della serie BMP, carri armati, artiglieria semovente e equipaggiamento per la difesa aerea, sono di recente arrivati alla guarnigione russa.

Foto Satellitari

Il dispiegamento vicino all’Ucraina ha smosso gli animi non solo in Ucraina, ma anche nei suoi alleati in Europa e negli Stati Uniti, che accusano la Russia di accumulare forze per lanciare un’offensiva, che prevedono sarebbe per il prossimo gennaio.
A questo proposito, la Russia nega tali piani e sottolinea che ha bisogno di promesse dall’Occidente, inclusa la garanzia dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) di non espandere l’alleanza a est, vicino ai confini russi, perché la sua stessa sicurezza è vista minacciato dai crescenti legami dell’Ucraina con l’Alleanza militare occidentale.

Il Cremlino, inoltre, ha più volte ribadito di riservarsi il diritto di dispiegare le proprie forze sul territorio russo come meglio crede, perché sono i Paesi occidentali che stanno conducendo provocatorie manovre militari vicino ai propri confini mediante un forte accumulo di truppe e mezzi militari provenienti dalle sponde atlantiche di paesi come gli Stati Uniti, il Canada e la Gran Bretagna. Un trasferimeto massiccio di forze militari ben lontano dalle frontiere di tali paesi che viene visto come una minaccia per la Russia.

Di fronte alle minacce e alle provocazioni degli Stati Uniti e dell’Europa, la Russia chiede alla NATO di rinunciare a qualsiasi attività militare sul territorio dell’Ucraina e in diversi paesi dell’Europa orientale, del Caucaso e dell’Asia centrale. Questo, nell’ambito dell’accordo che Mosca ha proposto all’Occidente per ottenere garanzie di sicurezza vincolanti.
Nota: Strano che i media occidentali focalizzino la loro attezione su quanto avviene all’interno dei confini russi e ignorino totalmente l’accumulo di unità miltari della NATO in paesi come l’Ucraina (che non è membro di questa alleanza) e negli stati baltici a ridosso delle frontiere russe. Questo dimostra che bisogna capire “chi minaccia chi” prima di puntare il dito contro la Russia. Non sembra che siano le frontiere russe che si sono avvicinate alle basi della NATO ma esattamente l’opposto.

Fonte. Hispan Tv

Traduzione e note: Luciano Lago

Cronache dal Draghistan

Gli esponenti del governo di “salvezza e di emergenza nazionale” avevano garantito che, con le loro misure di vaccinazione di massa, green pass e limitazione agli eventi di massa, avrebbero “salvato il Natale”.
Questa era solo una delle tante frottole raccontate e la realtà si è rivelata per quello che è: sono arrivate 8 milioni di disdette delle vacanze prenotate ed il conto si presenta salato per albergatori, ristoratori, commercianti e operatori della montagna e città d’arte.

Si palesa quello che si poteva capire fin dall’inizio, ovvero che una massa di incompetenti è stata messa a gestire una emergenza che non è tale ma viene pompata appositamente da governo e media asserviti. Le loro misure sono state più disastrose della stessa pandemia, mentre il virus corre, veicolato da quelli stessi che dovevano essere “messi in sicurezza” con il “Green Pass”, con le cure domiciliari negate e l’assistenza terapeutica precoce inesistente. Tutto questo mentre, a due anni dall’inizio pandemia, si rivela fallimentare la fiducia riposta nel vaccino salvifico e nei lock down quali misure preventive. La narrazione del governo e del Ministero della Sanità fa ormai acqua da tutte le parti.
Prioritario per il governo assicurare gli interessi di quanti prosperano su questa emergenza, dalle case farmaceutiche alle cliniche convenzionate con i ricoveri covid opportunamente gonfiati, fino alle caste politiche e sanitarie che prosperano nelle regioni appaltate dalle clentele e mafie varie.

Incompetenti ma decisi a non ammettere il loro fallimento, i responsabili politici e sanitari dello staff governativo, in emergenza perenne, persistono ottusamente nelle stesse misure restrittive che limitano ulteriormente i diritti fondamentali dei cittadini, quelle del lavoro, della libera circolazione, dello studio e dell’integrità del proprio organismo. Un colpo all’economia ed un colpo ai diritti in modo bilanciato per colpire pesantemente entrambi mentre la situazione si aggrava e il panico si diffonde e si sa che questo risulta utile per far accettare le misure che altrimenti, in situazione normale, non sarebbero accettate.
Coloro che dovrebbero esercitare il controllo di garanzia invitano a “seguire la scienza”, senza riparmiarci le prediche sull’Europa che “ci indica la strada giusta”. Gli stessi non si risparmiano nel puntare il dito contro i reprobi, i non vaccinati o “no vax”, quelli che vengono indicati come colpevoli della diffusione della pandemia. Sono loro, ci dicono, quelli che non si affidano alla “Scienza ed all’Europa”, le due sole entità magiche e indiscutibili che ci possono salvare.

Il capro espiatorio è stato già trovato mentre cresce la divisione fra i cittadini e viene alimentato l’odio con molteplici manifestazioni di insofferenza contro i dissidenti della vaccinazione salvifica e del passaporto sanitario che, secondo il governo, garantirebbe la libertà ed il benessere. La narrazione però non convince, visto che anche per i vaccinati è previsto il tampone e l’infezione corre anche fra questi e si inizia a capire che il pass sanitario (green pass) è tutto meno che una misura sanitaria.
Questo però non scoraggia i governativi che devono preservare la propria narrazione e farsene un merito, costi quel che costi, considerato che soltanto così possono evitare di essere chiamati a rispondere del proprio operato (alcune inchieste della magistratura iniziano finalmente ad aprirsi).

Impero americano

L’Impero americano sta perdendo il controllo del Medio Oriente, dove la Russia si è inserita a pieno titolo e questo rende più forte l’influenza russa nell’area strategica che era una volta dominata dagli USA e consente a Mosca di avere maggiore peso sulle quotazioni delle risorse energetiche. Nello stesso Medio Oriente si è inserita anche la Cina con accordi economici di cooperazione con i principali paesi, soppiantando in molti casi gli USA e le potenze occidentali.
Gli Stati Uniti, inpantanati per anni in guerre senza fine, stanno dimostrando la loro impotenza, che si tradurrà immediatamente nell’attivazione di tutti i pretendenti all’eredità americana. L’Impero USA è come un leone indebolito ma è ancora vivo, mentre la sua preda è già contesa da altri protagonisti.
Gli Stati Uniti dovranno competere e lottare con la Cina, con la Russia e l’Iran per preservare ogni briciolo della loro influenza.
Il dramma per gli Stati Uniti è rappresentato dal fatto che non possono fermare nessuno processi di erosione del loro potere sopra descritti. Questi proseguiranno a svilupparsi e faranno arretrare il dominio degli Stati Uniti, spartendosi una parte importante di questo. Washington ne è consapevole e i falchi della Amministrazione Biden stanno cercando freneticamente di trovare degli escamotage per risalire la china.

Questo spiega i continui proclami bellicosi e le minacce contro gli avversari da contrastare, considerati un pericolo per la sicurezza. Ucraina, Taiwan, Iran sono i tre settori aperti di potenziale conflitto.
Non riuscire a prendere il controllo di queste aree del mondo, imponendo i loro interessi di dominio, per gli Stati Uniti significa il fallimento delle pretese di egemonia. D’altra parte il fallimento dei progetti maturati dagli strateghi USA ha determinato l’arretramento dell’influenza USA e della perdita di territori.

L’elite di potere USA sta maturando la pericolosa idea che solo una nuova guerra potrebbe favorire un ritorno dell’influenza americana nelle aree dove Washington si trova in difficoltà e questa idea viene appoggiata dall’apparato militare industriale USA che vede nelle guerre la fonte dei suoi profitti. Il grande capitale si regge su un processo di espansione continua e la guerra è il suo naturale sviluppo tendenziale.
Lo scontro sembra quindi inevitabile e con questo l’ultimo sussulto di un Impero che si trova sulla china discendente e che può ancora determinare un disastro di proporzioni immani causato dalla sua cupidigia di dominio e di guerre.

estratto da https://www.controinformazione.info/l-impero-anglo-usa-sta-arrivando-alla-sua-fase-finale-i-segnali-ci-sono-tutti/

Veto russo

Se l’ONU avesse definito all’unanimità il clima che cambia come “una minaccia alla sicurezza globale”,   avrebbe legittimato  il totalitarismo  climatico operativo di un “governo globale” nato ad hoc per imporre le strettoie più feroci e arbitrarie.  Misure di cui il progetto europeo di rendere invendibili o non affittabili  le case d’abitazione le case di abitazione private che  -a giudizio insindacabile  degli UE – “sprecano  energia”,  è stato il primo assaggio.

Altri, sempre più assurdi, dovevano seguire, dalla de carbonizzazione totale e al totale rifiuto di qualunque combustibile fossile, e la loro sostituzione con pale eoliche, giù fino alla rinuncia alla carne bovina e all’alimentazione di insetti polverizzati.  Tutte misure che puntano,nella realtà, ad una riduzione della popolazione mondiale a 3 miliardi. (Si veda nei Friends l’intervista a Meottti, “Tutto il discorso ecologista si basa su Malthus”

Pensiero unico

Per imporre il pensiero unico, la realtà unica, l’élite si è spesso servita delle emergenze finanziarie e monetarie che essa stessa crea con le sue pratiche di profitto, e delle ondate di paura e delle richieste di ‘salvezza’ che esse suscitano. Ha così recentemente imposto, come spiegazione praticamente incontestabile e unico dominatore della comunicazione per il grande pubblico nonché per l’insegnamento, un modello economico-finanziario monetarista mendace che da un lato le ha consentito e consente la depredazione economica della società generale con la concentrazione del reddito in una ristretta cerchia, e che, dall’altro lato, è strumentale ai suoi fini politici. Lo sta usando per giustificare l’abolizione della privacy economica, il tracciamento universale, ora anche l’abolizione del contante in modo che tutti i denari delle persone e delle imprese siano su conti correnti elettronici dove possono essere bloccati o prelevati senza pratica possibilità di resistenza da parte correntisti.

La comunità finanziaria globale ha così configurato lo Stato estrattivo, che sostanzialmente toglie sistematicamente denari e diritti alle classi produttive per trasferirli ai grandi capitali privati. E non può fare diversamente perché dipende dalla predetta grande finanza per collocare il suo debito pubblico, cioè per finanziarsi.

Una notevole progressione qualitativa nella trasformazione dell’apparato statale è in corso grazie all’emergenza sanitaria, con cui le classi dominanti acquisiscono il potere di chiudere ed aprire gli spazi di vita delle persone e di entrare, col ricatto lavorativo, nel loro sistema biologico immettendo molecole incontrollabili e dagli effetti di lungo termine del tutto ignoti, o segreti.

Tutto questo viene legittimato col dire che dobbiamo affrontare crisi globali, monetarie, terroristiche, climatiche, sanitarie e che esiste un unico modo scientifico per affrontarle e che dunque chi non approva e non riconosce come valido questo modo è un soggetto irrazionale, anti-scientifico, pericoloso per la società, potenzialmente da isolare e neutralizzare. Questa suggestione viene impressa nella mente del popolo attraverso principalmente la televisione, con l’aiuto di stati emotivi indotti ad arte, stati di paura, di speranza, di sospetto. In generale il principio è che per affrontare e gestire alla meglio ogni tipo di crisi, la società deve diventare un’azienda, perché l’azienda è il sistema organizzativo più efficiente in assoluto nel gestire le crisi (soprattutto quelle che essa stessa genera!) e in essa tutto è sotto il monitor dei gestori.

Ovviamente si omette di dire che l’azienda è il sistema più efficiente, sì, ma per l’interesse dei suoi proprietari-gestori, non per l’interesse dei lavoratori e della popolazione generale e dell’ambiente. Aziendalizzare la società significa dare l’egemonia, anzi l’esclusiva, innanzitutto in campo culturale, scientifico e accademico, all’ideologia utile ai dominatori della società. Demenziale è sostenere che il parlamento rappresenti il popolo e lo garantisca nelle sua libertà e nei suoi diritti: tutti vediamo che i parlamentari sono mestieranti politici, mercenari che cercano di far soldi ed essere rieletti e a questo fine votano per chi più li paga e garantisce, come vistosamente sta avvenendo col governo Draghi, dove stanno accozzati insieme, cani e gatti, per partecipare alla lottizzazione dei 200 miliardi del Pnrr. Rappresentare il popolo non li riguarda. Passata l’elezione, gabbato l’elettore.

I tratti generali del nuovo modello culturale, cioè dei filtri e i lacci mentali che vengono impiantati con l’entertainment, la scuola e la propaganda, sono i seguenti:

-Irenismo (dal Greco ‘eirène’, pace), ossia negazione della conflittualità sociale, etnica, religiosa, internazionale, e in generale del conflitto degli interessi oggettivi. Esso impedisce di capire che la politica è essenzialmente conflitto di interessi, conflitto di classe, conflitto tra paesi, e che essi sono decisi dai rapporti di forza. Nella rappresentazione per il popolo, non vi sono, ad esempio nell’Unione Europea, contrasti oggettivi di interesse tra i vari paesi, né vi sono lotte per la reciproca sopraffazione, per imporre politiche comunitarie favorevoli ai paesi dominanti a spese dei paesi dominati. La società nazionale e internazionale, nella visione irenistica, è non violenta, corretta, collaborativa.

Trasparenza della politica, cioè negazione del fatto che la politica, come Niccolò Machiavelli spiegò circa cinque secoli fa, è essenzialmente complotto, che si serve sistematicamente,m per sua natura, di inganno, menzogna, ricatto, corruzione, omicidio, segretezza, etc. La delegittimazione delle posizioni scettiche con l’etichetta di complottismo, dunque, è un’assurdità funzionale a impedire che la politica venga analizzata pubblicamente.

Abolizione della storia: l’insegnamento della storia è sempre più diluito, ristretto e sabotato nelle scuole, perché esso fa percepire concretamente a) il fatto che sono esistiti diversi insiemi di valori, diverse concezioni politiche, diversi assetti socioeconomici, e che questi si sono succeduti attraverso i conflitti; b) che vi sono alternative possibili all’ordine esistente; c) inoltre fa percepire le radici multisecolari o millenarie delle diversità sociali e culturali tra i popoli, mentre il mondialismo pretende che tutte le persone siano considerate e trattate, sotto pena di essere altrimenti tacciati di fascismo, come tra loro equivalenti e intercambiabili, quale che sia il loro retroterra storico. Questo si manifesta nella cosiddetta rivoluzione Woke e Cancel Culture.

Appiattimento sul presente e niente progettualità: l’immersione per decenni in un clima permanente di incertezza e insicurezza non solo economiche fa sì che la gente rinunci alla progettualità, ai programmi di medio e lungo termine, compresi quelli di procreare, e viva alla giornata, appiattita su un amorfo presente, similmente agli animali: avremo una democrazia di animaletti indebitati e malaticci. E’ stata assimilata dalla popolazione generale la perdita di libertà e di diritti di partecipazione di controllo all’esercizio del potere, i diritti economici.

-I diritti e le libertà non sono intrinseci all’uomo, bensì sono dati, tolti, ristretti dal governo, secondo le sue contingenti valutazioni (green pass).

Pensiero unico politically correct: contiene il divieto di descrivere realisticamente e liberamente la realtà e costringe a non chiamare il bluff dello story telling mainstream, soprattutto nei suoi tratti qui esposti; porta a una limitazione della possibilità dialettica, didattica e politica. Idee, dati, interpretazioni, proposte fuori dall’alveo del pensiero unico sono automaticamente trattati come estremisti, quindi illegittimi, e i loro portatori sono stigmatizzati e isolati.

Villaggio globale: il mondo è per sua natura e inevitabilmente, ormai, unificato in un’unica polis globale; non è possibile impedire i flussi migratori.

Gender: la vera libertà richiede il riconoscimento che non vi sono vincoli o caratteri biologici, obiettivi; l’opzionabilità delle caratteristiche fisiche, l’affrancamento dai dati biologici, la piena negabilità sociale e legale di questi. Il nemico della libertà, dell’uomo, dei suoi diritti, è chiunque neghi questa opzionabilità, sia sul piano biologico che su quello psicologico.

-A ciò si allacciano il doppiopesismo e bipensiero: la violenza verbale e fisica da parte di coloro che portano avanti il nuovo modello sociale è legittimata come lotta contro il fascismo è il razzismo, mentre ogni atteggiamento critico viene qualificato come fascista è razzista o perlomeno ambiguo ed esposto alla persecuzione, all’isolamento sociale, culturale, politico, mediatico.

-Per contro, l’uomo non ha più diritti di sicurezza economica e di partecipazione politica. Ciò aiuta a far accettare come nonviolenza l’uso di una violenza radicale da parte dello Stato e della finanza attraverso leggi e misure economiche, ed educa a sentire come invece violenza ogni denuncia dell’uso del potere politico e istituzionale come violento e antisociale e incostituzionale.

Il probabile obiettivo generale di questa strategia di riformattazione è di fare accettare la sostituzione dell’attuale economia dei consumi ad alto impatto ambientale (veicoli, carburanti) spinti dall’edonismo e dall’ambizione, con una economia a basso impatto, sostenibile, in cui il PIL sia sostenuto dal consumismo di farmaci spinto dalla paura della morte e dagli allarmi sanitari. E insieme una nuovo modello costituzionale basato sulle concessioni del potere costituito, senza garanzie e senza diritti definiti.

L’uomo nuovo della società globale aziendalizzata, o nuovo ordine mondiale, è quindi sostanzialmente e semplicemente un cretino.

Fonte: Marco Della Luna

estratto da https://www.controinformazione.info/riformattazione-mentale-totalitaria/

Allora siamo a posto

Oggi Biden dovrebbe telefonare al presidente ucraino Volodymir Zelenski e ai leader dei Paesi dell’Est europeo che fanno parte della Nato. Pare escluso che gli Stati Uniti possano inviare truppe in Ucraina in caso di invasione russa, ma la minaccia di conseguenze economiche “mai viste” appare concreta. Nell’incontro virtuale di martedì, Biden ha avvertito Vladimir Putin che risponderà a un possibile attacco russo all’Ucraina con misure economiche, che potrebbero includere la “sospensione” di Nord Stream 2, il gasdotto russo che deve portare gas all’Europa, che è stato costruito ma non sta ancora pompando gas. Anche lo stesso neo cancelliere tedesco Olaf Scholz, mercoledì ha minacciato possibili “conseguenze” sul gasdotto che collega la Germania alla Russia.

http://www.opinione.it/esteri/2021/12/09/antonello-virgili_russia-ucraina-joe-biden-vladimir-putin-volodymir-zelenski-olaf-scholz-washington-mosca-germania-nato-nord-stream-2-gasdotto-russo/

E’il Brasile l’unico paese rimasto libero?

Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, un passato da ex militare di estrema destra, apertamente omofobo, forte sostenitore delle politiche nazionaliste e populiste, insomma, per molti occidentali un fascista a tuttotondo, recentemente, in una cerimonia tenutasi nel palazzo presidenziale a Brasilia, ha dichiarato che il suo Governo non prevede di imporre il cosiddetto “passaporto sanitario” nel Paese, poiché “la libertà viene prima di tutto” e è il cittadino che deve decidere se vaccinarsi o meno.

L’adozione del “passaporto sanitario” era stata richiesta nei giorni scorsi da diversi settori, dopo che nel Paese si erano verificati i primi casi della variante Omicron del Covid-19, in persone arrivate dal Sudafrica e dall’Etiopia. Bolsonaro, inoltre, ha affermato che la società deve capire che “il virus sarà per sempre” e che “i vaccini, ancora sperimentali, presentano molte incognite”. Per motivare la decisione di non imporre la vaccinazione obbligatoria, il presidente brasiliano ha citato l’Organizzazione mondiale della sanità secondo la quale anche “coloro che sono vaccinati possono essere contaminati, trasmettere il virus e persino morire”.

Dopo aver ribadito che la “libertà degli individui è al di sopra di tutto”, Bolsonaro ha sottolineato che il Governo ha acquisito “vaccini per tutti” difendendo quindi anche la libertà di opzione a iniettarseli. Ma “non facciamo del vaccino un cavallo di battaglia per interessi politici”, ha poi esortato, rimarcando che nessuno può “essere minacciato di perdere i diritti o essere licenziato per non essere stato vaccinato, perché la libertà non ha prezzo”. Dunque, mentre i governi europei, spintisi oltre la linea che separa la libertà dalla dittatura, hanno imposto rigidi confinamenti e apartheid tra vaccinati e non vaccinati, trattando questi ultimi come zombie ai quali una lunga lista di spazi pubblici è interdetta, il Governo brasiliano, invece riconosce al suo popolo la capacità di scelta autonoma e indipendente. Chi è dunque fascista, Bolsonaro o i colleghi occidentali?

Proprio mentre il presidente brasiliano esaltava la libertà individuale e il limitato controllo governativo, in Italia veniva imposta una versione più restrittiva del Green pass per l’accesso a una molteplicità di attività, mentre la Germania annunciava un blocco a livello nazionale per i non vaccinati, anticipando un piano per la obbligatorietà del vaccino nei prossimi mesi. Seguendo l’Australia che ha introdotto le restrizioni più severe, il nuovo Governo di coalizione ha già suggerito che, per mantenere qualsiasi diritto, saranno necessari continui richiami vaccinali. Siamo ormai caduti nella società di sorveglianza totale, col ripristino pure del protocollo nazista “documenti per favore!”. La pandemia ha messo a nudo le tendenze autoritarie radicali dei leader di quelle che una volta erano le democrazie e oggi l’autoritarismo riguarda il vaccino. Ma domani potrebbe essere qualcos’altro.

I media che hanno perso ormai ogni integrità passando dall’altra parte, ora sono contro la gente e si sono semplicemente trasformati in organizzazioni di propaganda come nelle dittature del passato. La tirannia è quando l’intera popolazione non può muoversi senza permesso e questa è la Nuova Norma: non si hanno più diritti: tutto è semplicemente un privilegio che i governi possono ritirare a loro piacimento. Non c’è assolutamente alcuna prova che questo virus rappresenti una minaccia così monumentale da giustificare la resa di tutte le libertà, ciò che il presidente del Brasile, l’unico Paese finora ancora libero, ha sottolineato.

La gente, purtroppo, non ha ancora afferrato che i governi occidentali stanno lottando per mantenere il potere nel bel mezzo del loro castello di carte che sta crollando. Non si tratta di salute, il Covid è un colpo di Stato per nascondere una gravissima crisi economica e forzare un cambiamento politico e sociale a svantaggio della popolazione, scegliendo di sottometterla pur di non cedere un centimetro di potere. Spiacenti, tutte le proteste non dissuaderanno i governi occidentali dall’eliminare le misure tiranniche. Non vi è assolutamente alcuna prova storica che una volta che i poteri vengono conquistati in tempo di pace, vengano poi abbandonati senza rivoluzione. Non ci sarà alcun ritorno alla normalità ma la Storia avverte che l’unico modo per ripristinare i diritti umani è la violenza.

http://www.opinione.it/esteri/2021/12/06/gerardo-coco_brasile-covid-vaccini-bolsonaro-dittatura-pandemia/

Etiopia

I media etiopi, sotto il controllo di Addis Abeba, hanno comunicato mercoledì primo dicembre la riconquista da parte delle forze governative dello spettacolare sito di Lalibela, patrimonio mondiale dell’Unesco, che nel mese di agosto passò sotto il controllo delle milizie ribelli del Tigray. Ricordo che Lalibela è situata nell’Etiopia centro-settentrionale, nello Stato-regione dell’Amara, nato nel 1995. Il sito Unesco si adagia su un territorio montuoso a circa 2500 metri di altitudine, è considerato un “luogo sacro” e racchiude capolavori d’arte, di cultura e di architettura come le sue chiese monolitiche scavate nella roccia. L’Etiopia fu tra i primi Paesi a convertirsi al Cristianesimo, e Lalibela fu costruita come simbolica rappresentazione di Gerusalemme per volere dell’imperatore locale, Gebre Mesqel Lalibela (1162-1221), che visitò Gerusalemme prima della sua “riconquista” da parte dei Musulmani (1187).

Tuttavia, dopo la dichiarazione del Governo etiope, c’è stata la replica del Fronte popolare per la Liberazione del Tigray (Tplf) che contesta gli annunci di Addis Abeba, confermando il completo controllo dell’area e una lenta avanzata verso la Capitale. Comunque, in questa guerra mediatica e di euforiche dichiarazioni, mercoledì il Governo ha annunciato di aver ripreso anche il controllo della città di Shewa Robit, situata a circa 220 chilometri a nord-est della capitale. Inoltre, il servizio di comunicazione del Governo ha garantito che le forze filo-governative, oltre a avere ripreso Lalibela, hanno anche riconquistato il suo aeroporto internazionale. Ha annunciato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che sono ripresi i voli umanitari dell’Onu tra Addis Abeba e Makalé, sospesi dal 22 ottobre dopo i raid aerei nella regione del Tigray. Piccoli rivoli di speranza, ha affermato Guterres, in un conflitto che da più di un anno oppone le forze filo-governative ai ribelli del Tplf.

Le note ufficiali del Governo etiope hanno ulteriormente reso noto che le forze governative stanno marciando anche sulla città di Sekota nella regione di Amhara, nel nord dell’Etiopia, e sembra che i combattimenti si sono estesi a Debre Sina, una cittadina a circa 180 chilometri da Addis Abeba, che era già stata conquistata dai ribelli del Tigray. Ma come accennato la guerra civile corre anche sulle “onde” dell’etere, infatti in un comunicato emanato mercoledì sera, dal comando militare del Tplf si negano i successi del Governo, affermando che le milizie del Tigray stavano solo svolgendo un “aggiustamento territoriale” in previsione di offensive strategiche. Nel mese di giugno i ribelli tigrini avevano riconquistato gran parte del Tigray, per poi avanzare nelle regioni limitrofe di Afar e Amhara, dove all’inizio di novembre hanno conquistato le città di Dessiè e Kombolcha, crocevia strategico sulla strada tra Gibuti e la capitale. Attualmente i combattimenti si stanno svolgendo su tre fronti, quello est, Dessiè, quello nord, Debre Sina e quello ad ovest di Addis Abeba.

Come è noto quest’area da tempo catalizza le attenzioni internazionali, essendo aperto anche il fronte, per ora solo “teorico”, tra Etiopia ed Egitto a causa della mega diga Gerd, la diga del Rinascimento etiope. Infatti, mentre Washington ha apertamente criticato la gestione della guerra da parte del presidente Abiy Ahmed, Cina e Russia sono state più caute; proprio coloro che avevano espresso il veto nell’ambito del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardo alle sanzioni verso Addis Abeba in merito alla diga del Rinascimento. Così il ministro degli Esteri etiope la settimana scorsa ha riproposto, tramite Twitter, le immagini di una conferenza stampa avuta con l’omologo cinese Wang Yi, che era in visita in Etiopia. In quel contesto le dichiarazioni del diplomatico furono chiare: “La Cina si oppone a qualsiasi interferenza negli affari interni dell’Etiopia”. Un avvertimento a Washington? Anche l’Unione Africana, tramite il suo inviato per il Corno d’Africa, Olusegun Obasanjo, ha affermato l’impegno al fine di raggiungere almeno un momentaneo cessate il fuoco, ma finora i progressi sono stati nulli. Funzionari etiopi hanno precedentemente affermato che i ribelli devono ritirarsi da Amhara e Afar prima di poter trovare una soluzione pacifica, ma il Tplf ha rifiutato.

Un parziale successo militare governativo può essere attribuito a due fattori: il primo è che l’aviazione di Addis Abeba a metà settima scorsa ha bombardato la diga idroelettrica di Tekeze nel Tigray, che fornisce acqua ed energia alla regione, e si prevedono mesi di sofferenze, per la popolazione tigrina, prima di poterla ripristinare, anche considerando che da tempo ogni “rete mediatica” del Tigray è oscurata; il secondo è che le forze filo-governative stanno dispiegando droni Wing Loong di fabbricazione cinese, acquisiti dall’Etiopia in estate, dagli Emirati Arabi Uniti. Fonti diplomatiche affermano che anche Iran e Turchia sono sospettati di fornire tali dispositivi all’Etiopia, ma più che un sospetto può essere una certezza. Infatti, gli attacchi con i droni si sono intensificati da novembre. La storia si ripete, come nella guerra armena e con l’interferenza/partecipazione degli stessi attori e stessi strumenti. Afferma una fonte vicina alle Forze di Difesa Tigray (Tdf), che l’utilizzo di questi velivoli lenti, sbilancia le forze a favore di chi li utilizza, quindi i governativi e questo preoccupa gli strateghi militari del Tigray.

Dopo questi ultimi colpi di scena, Abiy Ahmed in un video del 27 novembre, ha affermato: “Fino a quando non distruggiamo il nemico, non ci sarà riposo”. La guerra è scoppiata nel novembre 2020 dopo che il primo ministro ha inviato l’esercito nella regione del Tigray per rimuovere le autorità locali dal Tplf che hanno sfidato la sua autorità e lo hanno accusato di aver attaccato basi militari. Secondo le Nazioni Unite, in quasi tredici mesi, la guerra ha causato migliaia di vittime, oltre 2 milioni di sfollati e fatto precipitare centinaia di migliaia di altri in condizioni da fame. Un’altra crisi umanitaria che vede al capezzale “l’impotenza internazionale”

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