Agricoltura

I motivi della risalita impetuosa dei prezzi dei concimi chimici sono imputabili fondamentalmente a due fattori: il costo dell’energia e quello dei trasporti.
Il gas è fondamentale nel processo di produzione di fertilizzanti e il suo costo condiziona il prezzo dei concimi; per fare qualche esempio, l’urea è passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%), il prezzo del fosfato biammonico è raddoppiato (+100%), da 350 a 700 euro a tonnellata, mentre prodotti di estrazione come il perfosfato minerale registrano una crescita del 65% (dati Huffington Post).
Ma l’utilizzo del gas in agricoltura non è limitato alla produzione di concimi chimici, esso è infatti necessario anche nel processo di produzione dell’additivo noto come “AdBlue”, un composto formato da urea tecnica e acqua, necessario per il funzionamento dei trattori di nuova generazione. I prezzi astronomici e la relativa scarsa disponibilità hanno fatto scattare una corsa all’accaparramento da parte degli agricoltori preoccupati per il difficile reperimento futuro.
Anche i costi dei trasporti stanno incidendo notevolmente sulle dinamiche dei prezzi: gli aumenti dei noli marittimi e dei costi di noleggio dei container sono assolutamente spropositati, in alcuni casi trasportare un container è più costoso del valore della stessa merce contenuta.
La crisi alimentare è oramai conclamata in tutti i Paesi, soprattutto in quelli a sovranità alimentare limitata.
La “bolletta alimentare” globale data dai costi delle importazioni, inclusiva dei costi di trasporto, nel 2021 è destinata a toccare un valore record superiore ai 1.800 miliardi di dollari, in crescita di quasi il 20% dal 2020 (dati Sole 24 Ore).
Sembra la tempesta perfetta.
Alcune nazioni, non si sa bene se per cautelarsi o per una raffinata strategia politica, stanno riducendo o addirittura azzerando le esportazioni di mezzi di produzione e beni di prima necessità, inclusa l’energia.
Lo scenario è preoccupante e pone diversi interrogativi.
La sovranità alimentare, di cui spesso si disconosce il significato, è un esercizio di bieco e facile opportunismo politico, o, come auspicabile, un imperativo di una classe dirigente degna di questo nome?
Ci dobbiamo rassegnare a considerare pasta e caffè come beni di lusso riservati a una èlite, oppure è preferibile cominciare ad adottare iniziative politiche a favore degli agricoltori per evitarne la fuga delle campagne?
La crisi dei prezzi dei fertilizzanti è una criticità da subire passivamente, oppure un’opportunità da cogliere per cercare di attenuare l’incidenza e il peso dell’agricoltura intensiva, a favore di un’agricoltura sostenibile e attenta agli aspetti ambientali e salutistici?
Possiamo e dobbiamo saper cogliere i lati positivi da questi periodi oscuri, altrimenti non ci resta che inchinarci supini a quanto dichiarato, in tempi non sospetti, da Henry Kissinger (uno che la sapeva lunga): “Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla i popoli”

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/la-bomba-inflazione-tra-i-campi-oramai-costa-piu-il-concime-del-riso

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