Ue in imbarazzo

di

Edoardo Falzon

28 febbraio 2022

Ue: Zelensky chiede il “lasciapassare”

All’indomani del quinto giorno di guerra in Ucraina, la delegazione del presidente Volodymyr Zelensky e quella russa si sono incontrate per iniziare i negoziati. Il luogo scelto per le trattative è segreto, ma sappiamo si trovi al confine tra Ucraina e Bielorussa, nell’area del fiume Pripyat. Il capo di Stato della nazione invasa, attraverso un video rivolto a tutto il mondo, in queste ore ha chiesto a gran voce l’adesione “immediata” nell’Unione Europea, queste le sue parole: “Ci stiamo rivolgendo all’Ue in merito a una adesione immediata dell’Ucraina attraverso una nuova procedura speciale. Il nostro obiettivo è stare insieme a tutti gli europei e, soprattutto, essere alla pari. Sono sicuro che è giusto. Sono sicuro che è possibile”.

Questa richiesta di Zelensky non è stata posta in maniera inaspettata, ma segue lo statement di Ursula von der Leyen, che afferma la volontà dell’Unione di annettere l’Ucraina. La presidente della Commissione Ue, infatti, ha parlato di “un processo con l’Ucraina che consiste, ad esempio, nell’integrazione del mercato ucraino nel mercato unico, (abbiamo) una cooperazione molto stretta sulla rete energetica, per esempio”. Un argomento che, però, non viene toccato sono appunto le tempistiche per un ingresso, per citare il capo di Stato ucraino, “immediato” nell’Unione. I negoziati per entrare a far parte dell’Organizzazione non sono affatto di breve durata, di solito durano circa dieci, quindici anni (basti vedere la complicata situazione degli stati candidati dei Balcani, o della Turchia).

L’annessione “lampo” che rivendica Zelensky creerebbe un precedente scomodo sia per l’Unione sia per i già citati stati candidati, che sicuramente potranno e verosimilmente si appelleranno a questo episodio per accelerare le trattative d’ingresso. Un altro scoglio per l’Ue, in caso dell’annessione ucraina, sarebbe quello di dover almeno rivedere la politica delle sanzioni, poiché lo Stato invaso non sarebbe più una “terza parte”, ma a tutti gli effetti interno all’Unione europea. Il bivio davanti a cui si trova la Commissione è chiaro: o continuare la politica delle sanzioni, coadiuvata dai Paesi membri della Nato, oppure annettere l’Ucraina “immediatamente”, preparandosi alle conseguenze di questo gesto.

Questo conflitto tra ex Paesi dell’Unione Sovietica, che va avanti ufficiosamente da otto anni, adesso è ufficialmente guerra: sta all’Europa decidere se battersi (a colpi di sanzioni) per la pace o, in caso di ingresso ucraino nell’Unione, combattere contro l’effettivo invasore.

http://www.opinione.it/esteri/2022/02/28/edoardo-falzon_ucraina-unione-europea-volodymyr-zelensky-ursula-von-der-leyen-russia-guerra/

3 thoughts on “Ue in imbarazzo

  1. Dopo una domenica caratterizzata, a livello diplomatico, da intense telefonate tra Kiev, Minsk e Mosca, ieri è avvenuto a Gomel, al confine tra Bielorussia e Ucraina, l’incontro tra le delegazioni dei due paesi per provare a trovare un dialogo capace di prospettare una soluzione alla crisi aperta dall’invasione russa.

    NEGOZIATI SVOLTISI mentre sul campo la situazione continua a deteriorarsi con una feroce battaglia a Kharkiv, la seconda città del paese. Al termine dell’incontro il capo della delegazione di Mosca Vladimir Medinskij ha sostenuto che sarebbero stati individuati punti su cui è possibile prevedere posizioni comuni, oltre a specificare che i negoziati sono durati cinque ore e ne seguirà sicuramente un altro.
    Il consigliere del capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Mykhailo Podolyak, ha invece spiegato che le delegazioni hanno individuato una serie di questioni importanti sui quali hanno «delineato alcune decisioni» (parole riportate da Ria Novosti).

    SAPPIAMO QUALI ERANO le posizioni di partenza: l’Ucraina chiedeva che non fossero poste condizioni e che non fosse in discussione l’unità territoriale del paese e avrebbe chiesto espressamente il cessate il fuoco. Da quello che abbiamo saputo nel corso della giornata le richieste di Putin (esplicitate in una telefonata a Macron) erano il riconoscimento della Crimea alla Russia e la neutralità dell’Ucraina.
    https://ilmanifesto.it/negoziato-a-gomel-interlocutorio-tra-due-giorni-si-ripete/

  2. Certo la storia è beffarda e mostra con i suoi paradossi le piaghe della stupidità umana: è paradossale che l’Ucraina sia entrata in questa fase distruttiva peraltro organizzata e coreografata da Washington, nella quale di fatto il potere statale è gestito da forze di ispirazione neonazista. E’ paradossale dicevo perché l’Ucraina, la cui popolazione è quella dei cosiddetti “piccoli russi” o ruteni, come territorio distinto è di fatto un’invenzione dell’Unione sovietica dunque dei comunisti. Per la maggior parte della storia, l’area dell’attuale Ucraina non non si è configurata come uno stato e nemmeno come territorio definito e autonomo, ma come un’area di influenza di Polonia, Russia, tartari o ottomani con un’ampiezza molto variabile che a volte è arrivata sino al baltico, e ha visto persino una significativa presenza amministrativa italiana soprattutto in Crimea e sulla costa del Mar nero grazie ai traffici di Venezia e Genova. Non potrà stupire se Ucraina vuol dire terra di confine.

    Per molti secoli, l’Ucraina è stata appunto un’area etnicamente e culturalmente indeterminata. Il gruppo più numeroso era la popolazione slava, non ancora differenziata in modo più preciso. C’erano anche grandi minoranze di tartari, tedeschi, ebrei e polacchi. E dunque non esisteva qualcosa che rassomigliasse a un Paese. Fu solo alla fine del 19° secolo che iniziò un processo di costruzione della nazione ucraina, che partì dall’Ucraina occidentale austriaca, dove fu promosso dalla corona asburgica in Galizia e in Bucovina, come contrappeso non solo alla Russia zarista che fomentava il panslavismo, ma anche alle mire polacche. E’ li che in effetti è nato l’abbozzo dell’Ucraina come entità a se stante. Con la vittoriosa Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia fu proclamato il diritto delle nazioni all’autodeterminazione, ma le potenze centrali, cioè la Germania e l’Austria-Ungheria, cercarono di sfruttare il crollo dell’esercito zarista per espandersi, tra gli altri luoghi, anche in quella che oggi chiamiamo Ucraina. Come risultato di ciò e del tumulto della guerra civile le forze reazionarie e le potenze imperialiste usarono il territorio e il nazionalismo che esse stesse avevano creato contro il potere sovietico. Alla fine, il territorio fu diviso tra l’Unione Sovietica, che ne ebbe la maggior parte, Polonia, Repubblica Cecoslovacca e Romania.

    Per ragioni politiche, la leadership sovietica disegnò i confini della Repubblica sovietica ucraina in modo tale che le aree dell’Ucraina meridionale e del Donbass completamente russe fossero aggiunte come contrappeso al territorio ucraino dove il nazionalismo fomentato a suo tempo dall’impero austroungarico si era in qualche modo diffuso. E che veniva continuamente alimentato dalle discriminazioni che gli ucraini incontravano in altri Paesi, particolarmente in Polonia. Ciò spinse Adolf Hitler a sostenere e strumentalizzare il movimento nazionale ucraino alla fine degli anni ’30. La seconda guerra mondiale inizialmente portò un’espansione a breve termine per la Repubblica sovietica ucraina, perché con il patto Hitler-Stalin, la Polonia orientale, che era in gran parte ucraina, entrò a far parte dell’Unione Sovietica nell’autunno del 1939. Con l’attacco all’Urss nel giugno 1941, tuttavia, seguì un’occupazione nazista di tre anni, che costò la vita a circa 6,5 ​​milioni di persone, inclusi 800.000 ebrei. Le cause non furono solo i massacri, ma anche il brutale lavoro forzato e la fame causati dalle forze di occupazione. La distruzione fu così massiccia che nel 1945 circa 10 milioni di persone erano senza casa.

    Come ovunque nell’Unione Sovietica, anche in Ucraina si sviluppò una vivace attività partigiana filo-sovietica contro l’occupazione nazista. Allo stesso tempo, però nella parte occidentale ci fu anche una notevole collaborazione con le forze di occupazione, specialmente nell’Ucraina occidentale. Le truppe ausiliarie ucraine furono usate dalle SS come guardie nei campi di concentramento (KZ) e negli omicidi di massa di comunisti, ebrei e polacchi. Le associazioni nazionaliste di destra dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) guidate da Stepan Bandera, a cui gli estremisti di destra ucraini amano ancora fare riferimento, hanno svolto un ruolo simile a quello dei cetnici in Jugoslavia o dell’EDES in Grecia e alla fine nella primavera del 1943 trasformarono il loro anticomunismo in una collaborazione organica con la Wehrmacht e le SS.

    Anche dopo la fine della seconda guerra mondiale, le forze dell’OUN, con l’aiuto dei servizi segreti britannici e statunitensi, tentarono di continuare le attività di guerriglia nell’Ucraina occidentale fino all’inizio degli anni ’50. Nel complesso, tuttavia, la stabilizzazione della Repubblica Sovietica ucraina iniziò nel 1945. L’espansione verso ovest dell’Unione Sovietica portò un’espansione territoriale per questa repubblica verso aree che erano precedentemente appartenute a Polonia, Cecoslovacchia e Romania, e poi anche la Crimea, che Nikita Krusciov diede all’Ucraina nel 1954. Ma accanto a questo vi fu anche una sorta di unificazione nazionale, perché le minoranze ebree, tedesche, polacche e tartare erano state in gran parte uccise o espulse durante la guerra. Forse non è il miglior auspicio per la nascita di un Paese. Comunque contrariamente a quando siamo adusi a imparare in occidente fino agli anni ’70, la pianificazione burocratica ha determinato un boom economico e anche una forte industrializzazione, che ha ulteriormente rafforzato l’identità russa già predominante nell’Ucraina orientale.

    Con lo scioglimento dell’Unione Sovietica, in Ucraina iniziò un declino economico pressoché inarrestabile: il prodotto interno lordo (PIL) è diminuito del 60% tra il 1991 e il 1995 e la popolazione è diminuita di sei milioni tra il 1991 e il 2014. Tra il 2000 e il 2007 c’è stata una certa ripresa, ma l’Ucraina è stata particolarmente colpita dalla crisi dal 2008 in poi ed è stata successivamente dipendente dagli aiuti della Russia e dell’occidente: dunque è diventato un paese conteso il cui originario appiglio alla sovranità deriva di fatto dall’opera prima degli imperi centrali e del nazismo poi. Ma il fatto è che le forze di ispirazione nazista, le uniche che di fatto fanno resistenza sfruttando i cittadini come scudi umani, sono quelle che di nuovo stanno portando il mondo intero alla guerra nucleare.
    https://ilsimplicissimus2.com/2022/03/01/l-ucraina-come-invenzione-politica/

  3. Giungiamo quindi alla seconda considerazione: gli angloamericani se ne sono accorti, e colgono
    l’occasione Ucraina per “purgare” il polo europeo della loro sfera d’influenza da tentazioni continentaliste e autonomiste. Questo orientamento di politica estera angloamericano non è nuovo. In quest’ottica va vista la costruzione, negli ultimi dieci anni, di un cordone sanitario tra Russia e Germania, composto da Turchia, Romania, Ucraina, Polonia e Paesi baltici. Il gruppo Visegrad e progetti come l’Intermarium sono assolutamente benvoluti e supportati da Londra e Washington, così come addirittura un’eventuale Polexit, aldilà delle questioni LGBT e di diritto costituzionale. Ora, seguendo la massima di Churchill “Never let a good crisis go to waste” (“Non sprecare mai una buona crisi”), la guerra in Ucraina viene usata per spezzare definitivamente l’asse Berlino-Roma-Mosca, o quantomeno per provarci. A prescindere da quale possa essere l’epilogo militare e diplomatico della guerra in Ucraina, a oggi tutt’altro che scontato o prevedibile, la strategia angloamericana è chiara: prendere le “quote di mercato” che la Russia ha in Europa occidentale e sostituire la dipendenza dei Paesi europei dalle materie prime russe con una dipendenza da materie prime americane.

    Ne esce sicuramente indebolita – benché non totalmente isolata – la Russia, ma ne escono indeboliti anche i Paesi dell’Europa occidentale, che probabilmente oltre a cercare di diluire questi tentativi di decoupling altro non possono fare: tanta è la loro autonomia strategica da Washington.

    https://letteradamosca.eu/2022/03/01/la-russia-e-isolata-si-ma-quanto/

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