Smembrare la Russia

Le relazioni di Washington con la Russia sono sempre state controverse, ma questo è dovuto soprattutto alle ambizioni geostrategiche di Washington piuttosto che a qualche comportamento dirompente da parte di Mosca. L’unico crimine della Russia è di occupare un territorio in una parte del mondo che gli Stati Uniti vogliono controllare a tutti i costi. Quando Hillary Clinton aveva annunciato per la prima volta l’intenzione degli Stati Uniti di “fare perno sull’Asia,” la maggior parte delle persone aveva pensato che fosse uno schema ragionevole per spostare le risorse dal Medio Oriente all’Asia al fine di aumentare la partecipazione degli Stati Uniti nel mercato in più rapida crescita del mondo. All’epoca non si rendevano conto che i politici intendevano spingere la Russia in una sanguinosa guerra terrestre con Ucraina per “indebolire” la Russia in modo che Washington potesse diffondere le sue basi militari attraverso la massa eurasiatica senza incontrare opposizioni. E nessuno prevedeva fino a che punto Washington si sarebbe spinta per provocare, isolare e demonizzare la Russia con il preciso scopo di rimuovere i suoi leader politici e dividere il Paese in diversi staterelli. Ecco cosa aveva detto Hillary nel 2011:

“Sfruttare la crescita e il dinamismo dell’Asia è fondamentale per gli interessi economici e strategici americani... I mercati aperti in Asia offrono agli Stati Uniti opportunità senza precedenti di investimento, commercio e accesso a tecnologie all’avanguardia… Le aziende americane (devono) attingere alla vasta e crescente base dei consumatori dell’Asia…

La regione genera già più della metà della produzione mondiale e quasi la metà del commercio globale…. stiamo cercando opportunità per fare ancora più affari in Asia… e le nostre opportunità di investimento nei mercati dinamici dell’Asia.”(“America’s Pacific Century”, Segretario di Stato Hillary Clinton”, Foreign Policy Magazine, 2011)

Una lettura attenta del discorso della Clinton insieme ad una revisione della Dottrina Wolfowitz aiuterà anche il lettore più ottuso a trarre alcune ovvie conclusioni sull’attuale conflitto in Ucraina, conflitto che non ha quasi nulla a che fare con la cosiddetta “aggressione russa,” ma che riguarda il piano di Washington di proiettare potere in tutta l’Asia, controllare le enormi riserve di petrolio e gas della Russia, circondare la Cina con basi militari e stabilire il dominio americano nell’epicentro del mercato più prospero di questo secolo. Ecco di nuovo Putin:

“Per liberarsi dall’ultima rete di sfide, devono smantellare la Russia, così come gli altri Stati che scelgono un percorso di sviluppo sovrano, a tutti i costi, per poter depredare ulteriormente la ricchezza di altre nazioni e usarla per tappare i propri buchi. Se ciò non dovesse accadere, non posso escludere che cercheranno di innescare un collasso dell’intero sistema, e dargli la colpa di tutto, o, Dio non voglia, decidere di utilizzare la vecchia formula della crescita economica attraverso la guerra.

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/mwhitney/washingtons-plan-to-breakup-russia/
27.10.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Niente da offrire

In netto contrasto con i doppi funzionari statunitensi/occidentali – di cui non ci si può mai fidare – il leader mondiale preminente, Vladimir Putin, dice ciò che intende, intende ciò che dice, è un uomo di parola e molto tempo fa ha dimostrato la sua affidabilità.

Se la comunità mondiale delle nazioni avesse una leadership come Putin, la pace, l’equità e la giustizia regnerebbero sovrane sulle continue guerre USA/Occidente sull’umanità e sul governo, da parte e per i pochi privilegiati, a spese di tutti gli altri.

Durante il suo discorso di giovedì, di 42 minuti al Valdai Discussion Club a Mosca — seguito da una sessione di domande e risposte di tre ore senza note predisposte, teleprompter o altri aiuti — Vladimir Putin ha affrontato la questione di “Un mondo post-egemonico: giustizia e Sicurezza per tutti”.

Decine di rappresentanti di 47 nazioni erano presenti per ascoltare le sue osservazioni.

Un nuovo ordine mondiale multilaterale sta sostituendo il momento unipolare dell’Occidente dominato dagli Stati Uniti, ha sottolineato Putin.

E non si può tornare a come erano le cose durante la maggior parte del periodo successivo alla seconda guerra mondiale.

Quest’ordine non c’è più, Putin osserva:

I funzionari “(A) aggressivi, neocoloniali” negli Stati Uniti e in Occidente sono nemici mortali della pace mondiale, dell’equità, della giustizia e della stragrande maggioranza delle persone ovunque.

L’Occidente dominato dagli Stati Uniti “non ha nulla da offrire al mondo se non la conservazione del suo dominio” – nient’altro che il flagello dell’”egemonia”.

Forze statunitensi in Polonia

Ci troviamo su una frontiera storica”, ha sottolineato Putin, aggiungendo:

Ci attende probabilmente il decennio più pericoloso, imprevedibile e, allo stesso tempo, importante dalla fine della seconda guerra mondiale”.

L’umanità è minacciata dall’obiettivo geopolitico “pericoloso, sanguinario e sporco” dell’Occidente dominato dagli Stati Uniti di egemonizzare la comunità mondiale delle nazioni con la forza bruta e ogni sporco trucco immaginabile.

Nessuno può “stare fuori”.

“Chi semina vento raccoglierà tempesta”.

“La crisi (made-in-the-USA) ha assunto una portata davvero globale”.

“Colpisce tutti, altrimenti non dovremmo farci illusioni”.

Nel 1978, Alexander Solzhenitsyn disse che “l’Occidente ha una cecità derivante dal suo senso di superiorità”.

Citando lui, Putin ha sottolineato che “(a)quasi mezzo secolo dopo, la cecità di cui (lui) ha parlato… è diventata semplicemente abbrutita, specialmente dopo l’emergere (dopo la seconda guerra mondiale) del cosiddetto mondo unipolare”.

Operando secondo il suo “ordine basato su regole” – in flagrante violazione del diritto internazionale e della propria stessa legge costituzionale – l’impero delle menzogne ​​e delle guerre eterne contro nemici inventati richiede la sottomissione della comunità mondiale ai suoi scopi diabolici.

Obbedisci o ti distruggiamo è la politica ufficiale di Hegemon USA.

Così è “cancellazione della cultura”.

In modo simile a come la Germania nazista ha bruciato i libri, gli Stati Uniti e l’Occidente hanno bandito tutto ciò che è russo (incluso Dostojevski, Ciajkovskij, Checov ed altri).

I loro regimi di governo cercano di eliminare “il potenziale creativo (e) lo sviluppo di altre civiltà”, ha spiegato Putin.

La dissoluzione della Russia sovietica nel 1991 è stata all’origine della crescente crisi odierna.

Ha “distrutto l’equilibrio delle forze politiche”.

“L’Occidente (collettivo) si è sentito vincitore e ha proclamato un ordine mondiale unipolare in cui solo la sua volontà, la sua cultura, i suoi interessi avevano il diritto di esistere”.

Nel perseguimento dei loro scopi diabolici, (i regimi statunitensi/occidentali) provocano e intensificano un conflitto dopo l’altro.

Conducono guerre preventive perpetue con mezzi caldi e/o altri contro nemici inventati.

In particolare sono in corso su ciò che riguarda Russia e Ucraina, nonché Cina e Taiwan.

“Le provocazioni statunitensi (includono) la destabilizzazione (dei) mercati alimentari ed energetici mondiali”, ha affermato Putin, aggiungendo:

La sedicente “infallibilità” americana/occidentale è un’illusione “molto pericolosa”.

“La presunzione delle elite (dei loro regimi al potere) è fuori scala”.

E questo test di realtà di Putin, ha proseguito dicendo:

“Americanofobia, anglofobia, francofobia, germanofobia sono forme di razzismo, proprio come la russofobia e l’antisemitismo o qualsiasi manifestazione di xenofobia”.

La comunità mondiale delle nazioni è a un bivio: «o continuare ad accumulare il peso dei problemi che inevitabilmente ci schiacceranno tutti, o cercare di trovare soluzioni… che potrebbero non essere ideali, ma che funzionano e che sono in grado di rendere il nostro mondo più stabile e più sicuro”.

Dopo la fine della Guerra Fredda, il messaggio della Russia “andiamo d’accordo” all’Occidente dominato dagli Stati Uniti è stato ignorato.

Sul probabile complotto di Kiev fabbricato negli Stati Uniti per far esplodere una bomba sporca pensando falsamente alla Russia, Putin ha accolto con favore un’indagine sulle capacità nucleari di Kiev “il più rapidamente possibile”, aggiungendo:

“Sappiamo (nel regime controllato dagli Stati Uniti è) che fa tutto il possibile per nascondere le tracce dei (suoi) preparativi”.

In netto contrasto con la spinta all’egemonia degli Stati Uniti praticamente con ogni sporco trucco del manuale, la Russia dà la priorità alla pace mondiale, alla stabilità e alle relazioni di cooperazione con le altre nazioni, secondo lo stato di diritto.

L’Occidente dominato dagli Stati Uniti è un nemico mortale della gente comune ovunque.

La Russia è il loro alleato, Putin dice:

“Il futuro ordine mondiale si sta formando davanti ai nostri occhi”.

“E in questo ordine mondiale, dobbiamo ascoltare tutti, tenere conto di ogni punto di vista, ogni nazione, società, cultura, ogni sistema di visioni del mondo, idee e credenze religiose, senza imporre una sola verità a nessuno, e solo su questo base, comprendendo la nostra responsabilità per il destino dei nostri popoli e del pianeta, per costruire una sinfonia della civiltà umana”.

Se l’Occidente collettivo abbracciasse la visione di cui sopra, immagina come sarebbero le cose diverse invece del triste stato delle cose di oggi.

Immagina un mondo sicuro e adatto in cui vivere invece del contrario a causa del puro male che infesta l’Occidente collettivo e della riluttanza dei loro regimi al potere di cambiare.

Fonte: Stephen Lendman

Traduzione: Luciano Lago

Questione di buon senso

Costruiamo un’alleanza trasversale per la Pace e l’Economia
Invito alla mobilitazione per l’uscita dell’Italia dalla guerra, contro le sanzioni alla Russia, a favore del nostro Paese quale mediatore di Pace Uscire dalla guerra che divampa dall’Europa al Nordafrica e al Medioriente, operare per una soluzione diplomatica, salvare l’economia

La guerra — militare, economica, politica, mediatica, ideologica — sta travolgendo la nostra vita su tutti i piani. È anzitutto la guerra economica quella che sta “bombardando” a intensità crescente il nostro Paese. Senza materie prime ed energia tutto si ferma (cibo, farmaci, sanità, trasporti, illuminazione pubblica, internet, ecc.). L’energia a costi insostenibili provoca la paralisi progressiva del sistema produttivo e di quello dei servizi.

No alle sanzioni
Il gas russo è il più economico al mondo. Impedire che lo si possa usare, sostituendolo col GNL il cui prezzo è determinato da meccanismi speculativi, costituisce un atto di guerra contro l’Italia e gli italiani. Vengono colpite le famiglie, i lavoratori, le piccole e medie imprese di tutti i settori — commercio, agricoltura, industria, allevamento, pesca, ristorazione, turismo — già pesantemente colpiti dai lockdown. Il costo della vita è in continuo aumento. Fallimenti, chiusure, cassa integrazione e licenziamenti, deindustrializzazione, crollo dei consumi, degrado e miseria crescente ne sono la conseguenza più immediata.

Non c’è più tempo da perdere
È necessario mobilitarsi perché si possa uscire dal vicolo cieco nel quale siamo stati costretti. Portare alla luce lo scontento che corre orizzontalmente per il Paese. Opporci al sabotaggio istituzionale e all’attacco ormai sistemico alla nostra economia.

È in gioco la sicurezza nazionale
La crescente e diffusa consapevolezza di come la partecipazione cobelligerante del nostro Paese sia stata una scelta suicida, imposta da quei poteri sovranazionali cui il governo Draghi ha dato esecuzione, può e deve diventare una forza autorganizzata trasversale, attuando il principio costituzionale che la sovranità appartiene al popolo.

Partecipa alla costruzione di una grande alleanza trasversale contro la guerra per l’economia e il bene comune! Chiediamo all’unisono il ritiro delle sanzioni, il ritiro dalla guerra e che l’Italia medi attivamente per la ricostruzione delle condizioni della Pace. Diciamo no alle sanzioni, no al finanziamento della guerra e all’invio di armi, no alle spese militari, sì ad un ruolo attivo del nostro Paese quale mediatore di Pace.

Iniziatori della campagna (in ordine alfabetico):

Alberto Arcangeli, Ingegnere aeronautico, Bergamo
Cristoforo Attardo, Ricercatore indipendente, Ragusa
Luca Belardi, Regista, Roma
Mauro Belardi, Storico, scrittore, Roma
Roberto Benassi, Contrammiraglio MM c.a., Pisa
Giorgio Bianchi, Fotoreporter documentarista, Roma
Pina Bizzarro, Fondatrice del gruppo “Ragusa consapevole, cittadini liberi” Ragusa
Loretta Bolgan, Consulente scientifico, Venezia
Paolo Borgognone, Storico, scrittore, Asti
Alberto Bradanini, Ambasciatore, Reggio Emilia
Stefano Burbi, Compositore e direttore d’orchestra, Firenze
Pino Cabras, ex Deputato, Roma
Virginia Camerieri, Direttore responsabile Byoblu, Milano
Francesco Cappello, “Comitato No Guerra No Nato”, Ragusa
Franco Cardini, Docente di Storia, Firenze
Andrea Catone, Direttore della rivista “MarxVentuno”, Bari
Paolo Cesaretti Professore associato Università di BergamoBergamo
Tiziana Chiarion, Editrice, Padova
Andrea Ciucci, Tecnico sistemi informatici, Pisa
Alberto Conti, Docente matematica e fisica, Milano
Alberto Contri, Docente di Comunicazione Sociale, Milano
Angelo Cremone, Portavoce “Sardegna Pulita” Cagliari
Sara Cunial, Presidente di Vita, Vicenza
Franco Dinelli, Ricercatore CNR, Centro studi Pax Christi, Salerno
Manlio Dinucci, Analista geopolitico, Pisa
Manuela Fani, Volontaria ARCI, Firenze
Silvia Forlivesi, Operatrice museale, Ravenna
Franco Fracassi, Giornalista, scrittore
Giovanni Frajese, Medico endocrinologo
Carlo Freccero, ex dirigente e autore televisivo, Savona
Elisabetta Frezza, Giurista, Padova
Margherita Furlan, Direttore de La Casa del Sole TV, Roma
Gaia Fusai, Avvocato, Milano
Edoardo Gagliardi, Filosofo, giornalista, Milano
Berenice Galli, Giornalista, Siena
Antonino Galloni, Economista, Roma
Vladislav Gavryusev, Ricercatore universitario, Firenze
Adalberto Gianuario, Giornalista, Roma
Livio Giuliani, già dirigente di ricerca e direttore del dipartimento ISPESL/INAIL, Roma
Federico Giusti, Sindacalista di base, Pisa
Fulvio Grimaldi, Giornalista, documentarista, Roma
Antonella Lattuada, Presidente di “Italia che lavora”, Milano
Germana Leoni, Saggista, Milano
Simone Lombardini, ricercatore economista, Genova
Flaminio Maffettini, Avvocato, Bergamo
Petra Magoni, Artista, Pisa
Corrado Malanga, Ricercatore e docente di chimica Università di Pisa, Pisa
Massimiliano Marchi, Fondatore gruppo “Lucca consapevole, cittadini liberi” Lucca
Francesca Marino, Comitato “liberi insieme per la salute”, Livorno
Ugo Mattei, Giurista, Torino
Massimo Mazzucco, Direttore luogocomune.it
Claudio Messora, Editore, Milano
Marina Montesano, Professore ordinario Storia medievale, Messina
Marco Nicastro, Imprenditore, presidente Coop. Agr. Mediterraneo, Foggia
Maurizio Nocera, Antropologo / ANPI, Lecce
Maya Nogradi, Regista, Roma
Aldo Nove, Poeta e scrittore, Milano
Giuseppe Padovano, Fondatore Associazione Per un Mondo senza Guerre, Prato
Gianluigi Paragone, ItalExit, Roma
Heather Parisi, Moglie e mamma
Moreno Pasquinelli, Portavoce “Rete del Dissenso”, Perugia
Mirco Preatoni, Organizzatore eventi culturali internazionali, MilanoUgo Preziosi, Attivista contro i rigassificatori, Livorno
Marco Rizzo, Segretario PC, fondatore ISP Roma
Laura Ruggeri, ricercatrice, saggista, Milano
Mauro Scardovelli, Giurista e psicoterapeuta, Genova
Michelangelo Severgnini, regista e scrittore, Palermo
Beatrice Silenzi, giornalista ed editrice di Fabbrica della Comunicazione, conduttrice radiofonica e televisiva, Fermo
Diego Siragusa, scrittore, saggista, blogger, Biella
Suor Stefania Leda Baldini, ex insegnante, Firenze
Andrea Stramezzi, medico volontario Covid 19, Milano
Amrita Tejas, Fondatrice Associazione ISOFIA, Napoli
Francesco Toscano, presidente Ancora Italia, fondatore Italia Sovrana e Popolare, Cosenza
Jean Toschi Marazzani Visconti, scrittrice, giornalista, Milano
Cinzia Trentanelli, Collettivo Salute e Libertà, Torino
Davide Tutino, Professore, Resistenza Radicale, Roma
Fabrizia Vaccarellaavvocato penalista, Milano

Nord stream

C’è un solo soggetto direttamente interessato a questa azione, che l’ ha persino minacciata quasi apertamente e che aveva i mezzi per attuarla nel modo che abbiamo visto, ovvero gli Usa che hanno organizzato l’attentato in maniera che non ci fosse una firma chiara, ma che facesse apparire per così dire in trasparenza il proprio sigillo. Gli svedesi che adesso sono entrati in possesso del drone e che hanno persino staccato un pezzo di tubo per analizzarlo  si guarderanno bene dal rivelare ciò che hanno scoperto poiché sono in possesso  di qualcosa di esplosivo e che ha un grande valore geopolitico: visto che il Nord stream 2 è interamente di proprietà russa sapere chi è l’attentatore potrebbe dar origine a una guerra mondiale nucleare che già non ha bisogno di ulteriori stimoli. Proprio oggi in vista del possibile attentato con una bomba sporca da parte dell’Ucraina e la conseguente canea occidentale che tenterà come al solito di invertire le responsabilità inconsapevole di poter dare origine a una catastrofica catena di eventi , la nave ammiraglia della flotta russa del Nord, l’incrociatore lanciamissili a propulsione nucleare Pietro il Grande ha preso il largo insieme  ai sommergibili nucleari della flotta strategica russa,

C’è un solo soggetto direttamente interessato a questa azione, che l’ ha persino minacciata quasi apertamente e che aveva i mezzi per attuarla nel modo che abbiamo visto, ovvero gli Usa che hanno organizzato l’attentato in maniera che non ci fosse una firma chiara, ma che facesse apparire per così dire in trasparenza il proprio sigillo. Gli svedesi che adesso sono entrati in possesso del drone e che hanno persino staccato un pezzo di tubo per analizzarlo  si guarderanno bene dal rivelare ciò che hanno scoperto poiché sono in possesso  di qualcosa di esplosivo e che ha un grande valore geopolitico: visto che il Nord stream 2 è interamente di proprietà russa sapere chi è l’attentatore potrebbe dar origine a una guerra mondiale nucleare che già non ha bisogno di ulteriori stimoli. Proprio oggi in vista del possibile attentato con una bomba sporca da parte dell’Ucraina e la conseguente canea occidentale che tenterà come al solito di invertire le responsabilità inconsapevole di poter dare origine a una catastrofica catena di eventi , la nave ammiraglia della flotta russa del Nord, l’incrociatore lanciamissili a propulsione nucleare Pietro il Grande ha preso il largo insieme  ai sommergibili nucleari della flotta strategica russa,

https://ilsimplicissimus2.com/2022/10/25/trovato-un-drone-che-ha-attaccato-il-nord-stream/

Si fa sul serio

Oliver Martin: gli attacchi al sistema energetico dell’Ucraina sono stati precisi, efficienti e umani
Dal 10 ottobre si susseguono attacchi ad alta precisione contro le infrastrutture critiche dell’Ucraina. L’operazione Retaliation utilizza missili tattici operativi: X-55 (Kent secondo la classificazione NATO) e una successiva modifica X-101, Tornado, Calibre e Iskander.

Come ha affermato Vladimir Putin in una riunione del Consiglio di sicurezza, gli attacchi sono stati effettuati solo contro l’amministrazione militare, le comunicazioni e le strutture energetiche. Sono state utilizzate armi aeree e marittime.

Qui sono elencati solo alcuni oggetti distrutti durante la settimana. Il quartier generale della SBU nel centro di Kiev, il principale centro informatico e informativo della compagnia statale “Ukrenergo”, il più grande deposito di petrolio del gruppo meridionale di truppe delle forze armate ucraine vicino al porto fluviale di Nikolaev.

Droni

I più grandi arsenali della NATO nella regione di Lvov (l’insediamento di Brody) e nella regione di Kiev (il villaggio di Nalivaykovka) sono stati colpiti.

Il nuovo complesso di ricognizione dell’artiglieria, ricevuto dalle Forze armate RF, aumenterà notevolmente l’efficacia del combattimento di controbatteria delle forze russe.
Colpito anche il cantiere navale di Zaporizhia. È qui che sono state preparate le barche, che sono state utilizzate per un tentativo di sbarco di mercenari a Energodar nella notte tra il 13 e il 14 ottobre: ​​secondo i dati ufficiali del ministero della Difesa russo, i militanti avrebbero dovuto sbarcare nell’area di ​​la centrale nucleare di Zaporozhye.

Inoltre, sono state colpite diverse grandi centrali termoelettriche e centrali termiche: Burshtynskaya (regione di Ivano-Frankivsk), Pridneprovskaya (Dnepropetrovsk), Kryvorizhskaya (Krivoy Rog), Zmievskaya (Kharkiv), Darnitskaya e Trypilskaya (Kiev), Ladyzhinskaya (regione di Vinnitsa) , cabine di bassa tensione 330 kV .

Il pubblicista americano Oliver Martin ha scritto nel suo canale di telegram UkrainePolicyMatters che lo scopo degli attacchi di precisione era più propaganda militare che la completa distruzione delle infrastrutture energetiche ucraine.

Gli attacchi, tra le altre cose, hanno dimostrato le scorte illimitate di armi di alta precisione in Russia, contrariamente alle assicurazioni della leadership ucraina. Inoltre, gli attacchi non sono stati accompagnati quasi da vittime civili, il che parla di una pianificazione brillante.

Nota: La popolazione Ucraina è costretta a pagare per le sbruffonate del pagliaccio di Washington, Zelensky, il quale ha voluto lanciare la campagna terroristica contro la Russia (ponte di Crimea, sabotaggio, gasdotti, assassinio Daria Dugina ed altri), oltre agli attacchi diretti sul territorio russo.
Putin aveva avvertito ma i suoi avvisi non erano stati presi in considerazione.

Fonte: SVPressa

traduzione: Luciano Lago

Varsavia corre in testa

La terza fase è il cambiamento autoritario dell’approvvigionamento energetico dell’Europa occidentale e centrale. Il giorno stesso in cui il gasdotto del Baltico, Baltic Pipe, è diventato operativo, i due gasdotti Nord Stream sono stati messi fuori uso, nonché interrotta la manutenzione del Turkish Stream.
È il più importante sabotaggio della storia. Un atto di guerra contro Russia (51%) e Germania (30%), comproprietarie di questi colossali investimenti, ma anche contro Olanda (9%) e Francia (9%). Al momento nessuna delle vittime ha reagito pubblicamente.
Per compiere distruzioni di tale portata occorreva disporre di sottomarini in zona, che le potenze della regione hanno identificato. Ufficialmente non ci sono indizi, nel senso poliziesco del termine, ma le “telecamere di sorveglianza” (i sonar) hanno parlato. Gli Stati interessati sanno con certezza chi è il colpevole, ma, o non intendono reagire, nel qual caso saranno radiati dalla mappa politica, o stanno segretamente preparando una replica a quest’operazione clandestina, sicché quando la realizzassero diventerebbero veri protagonisti politici.
Rammentiamoci del colpo di Stato di Algeri del 1961 e degli attentati alla vita del presidente della Repubblica francese Charles De Gaulle che seguirono. De Gaulle finse di credere che fossero opera dell’Organizzazione dell’Armata Segreta (OAS), formata dai francesi che si opponevano all’indipendenza dell’Algeria. Ma il ministro degli Esteri dell’epoca, Maurice Couve de Murville, menzionò pubblicamente il ruolo dell’Opus Dei spagnola e della CIA nell’organizzazione e nel finanziamento degli attentati. De Gaulle cercò e identificò i traditori, riorganizzò la polizia e le forze armate e cinque anni dopo improvvisamente annunciò il ritiro della Francia dal comando integrato della Nato, cui diede due settimane per chiudere la sede di Parigi-Dauphine e migrare in Belgio; concesse un po’ più di tempo per chiudere le 29 basi militari dell’Alleanza. Iniziò in seguito a viaggiare all’estero per denunciare l’ipocrisia statunitense, soprattutto la guerra del Vietnam. La Francia riprese all’istante il ruolo di potenza di riferimento nelle relazioni internazionali. Sono fatti mai pubblicamente spiegati, ma che tutti i dirigenti politici dell’epoca possono confermare.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno progettato una mappa che sconvolge le relazioni internazionali e li ha indotti a rovesciare governi e muovere guerre, al fine di realizzare vie di trasporto delle fonti di energia. Questa è stata per otto anni la principale attività del vicepresidente Al Gore, nonché ora quella del consigliere speciale Amos Hochstein. Rammentiamoci della guerra di Transnistria, finalizzata a mettere le mani su un hub di gasdotti, nonché della guerra del Kosovo, per costruire una via di comunicazione attraverso i Balcani, l’“VIII corridoio”. Ora si palesano i restanti tasselli del puzzle.
È particolarmente difficoltoso capire il danno che l’Unione Europea ha appena subito e che, molto probabilmente, ne provocherà il crollo economico, perché l’UE stessa ha preso decisioni essenziali per il proprio fallimento.
Fino al 26 settembre 2022 i rifornimenti di gas dell’Unione arrivavano principalmente dalla Russia, tramite il gasdotto Brotherhood, che attraversa l’Ucraina, poi tramite il gasdotto Nord Stream, nonché il Turkisch Stream. Gli Stati Uniti, i garanti della sicurezza dell’Unione, hanno interrotto in sequenza queste vie. Il gasdotto Brotherhood è certamente ancora parzialmente funzionante, ma può essere chiuso definitivamente per volontà di Kiev; i Nord Stream sono stati sabotati; e al Turkish Stream non può essere fatta la manutenzione a causa delle sanzioni adottate dalla UE su richiesta degli Stati Uniti.
Fino al 26 settembre l’economia dell’Unione si fondava principalmente sulla produzione dell’industria tedesca, cui gli Stati Uniti, interrompendo il Nord Stream, hanno tagliato le gambe. Secondo la formula di lord Ismay, il primo segretario generale della Nato, la “grande strategia” degli anglosassoni è: “Mantenere gli americani dentro, i russi fuori e i tedeschi sotto tutela”.
Una politica perseguita ininterrottamente dagli anni Cinquanta da tutte le amministrazioni Usa. Nord Stream è stato costruito da nove Stati, quattro ne sono proprietari. È entrato in funzione nel 2011. A partire dal mandato di Donald Trump, iniziato nel 2017, il Congresso statunitense ha minacciato sanzioni contro le società che collaboravano al funzionamento del Nord Stream 1 e quelle coinvolte nel progetto Nord Stream 2. Lo stesso presidente Trump ha dileggiato la sudditanza dei tedeschi, che si abbeveravano con il gas russo. Gli Stati Uniti, nonché la Polonia, hanno dispiegato un arsenale di ostacoli giuridici finalizzati a inceppare il rifornimento di gas russo all’Europa occidentale. Da questo punto di vista, con la nuova amministrazione Usa non è cambiato nulla. La Germania ha sbagliato giudicandola più benevola.
Vero è che a luglio 2021 si trovò un accordo per sostituire il Nord Stream 2, ma con l’idrogeno prodotto… in Ucraina e che dal 2024, scaduti i termini del contratto russo-ucraino, sarà trasportato tramite il vecchio gasdotto Brotherhood riconvertito.
Eletto a dicembre 2021, in pochi mesi il cancelliere Olaf Scholz ha commesso due gravi errori.
Subito dopo l’elezione del 7 dicembre, si è recato alla Casa Bianca per tentare di resistere agli Stati Uniti che gli chiedevano di non acquistare più gas russo. Rientrato in Germania, ha deciso di mantenere Nord Stream e al tempo stesso di cercare fonti di energia rinnovabile, nonché di bloccare Nord Stream 2 e applicare l’accordo di luglio 2021. Sbagliando, Scholz pensava di contemperare il carattere bellicista del pensiero strategico Usa con le esigenze dell’industria tedesca, nonché con la dottrina dei Verdi, che fanno parte della Coalizione governativa.
Durante la conferenza stampa congiunta con il presidente USA, il cancelliere ha sudato freddo: Joe Biden ha dichiarato che gli Stati Uniti erano in grado di distruggere il Nord Stream 2 e che lo avrebbero fatto se la Russia avesse invaso l’Ucraina. Per Scholz era agghiacciante ascoltare il proprio sovrano sbattergli in faccia di avere il potere di distruggere un investimento della Germania di decine di miliardi di dollari se un Paese terzo avesse agito senza tener conto dei diktat americani. Non sappiano se durante le discussioni a porte chiuse il presidente Biden abbia minacciato la distruzione anche di Nord Stream 1: non è da escludere. In ogni caso, secondo i giornalisti al seguito di Scholz, il cancelliere è rientrato in patria sconvolto.
Il secondo errore Scholz l’ha commesso il 16 settembre 2022. La Germania desidera sottrarsi alla tutela anglosassone e garantire direttamente sia la propria sicurezza sia quella dell’Unione Europea. Quindi il cancelliere ha dichiarato: “In quanto nazione più popolosa, la più potente economicamente, nonché collocata geograficamente al centro del continente, le sue forze armate devono diventare il pilastro della difesa convenzionale in Europa”. Precisando che stava parlando solo di “difesa convenzionale”, intendeva aver riguardo per la suscettibilità della vicina Francia, unica potenza nucleare dell’Unione. Scholz non si è reso conto che, immaginando di sottrarsi al protettorato militare Usa, stava infrangendo la dottrina degli Straussiani. Nel 1992 Paul Wolfowitz firmò il Defense Policy Guidance, di cui il New York Times pubblicò alcuni estratti: vi si dichiarava che gli Stati Uniti avrebbero considerato ogni proposito di emancipazione europea casus belli.
Sei giorni dopo i Navy Seals facevano esplodere i due gasdotti del Mar Baltico, portando la Germania indietro di undici anni.
Poche ore dopo il sabotaggio, veniva inaugurato in pompa magna il gasdotto Baltic Pipe dal presidente polacco, dal primo ministro danese e dal ministro norvegese per l’Energia. Il nuovo gasdotto non ha certamente la stessa portata del Nord Stream, ma basterà a causare mutamenti radicali. L’Unione Europea, prima dominata dall’industria tedesca alimentata dal gas russo, ora, grazie al gas norvegese, sarà sottomessa alla Polonia. Durante la cerimonia di inaugurazione, il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha trionfalmente esplicitato tutto il suo livore: “L’èra del dominio russo nel settore gas sta finendo; un’èra caratterizzata da ricatti, minacce ed estorsioni”.
L’atto di guerra contro Russia, Germania, Olanda e Francia ci obbliga a riconsiderare gli avvenimenti in Ucraina. È un attacco molto più grave dei precedenti perché gli Stati Uniti hanno colpito gli alleati. In altri articoli ho diffusamente spiegato a cosa gli Straussiani miravano con le provocazioni in Ucraina. I recenti accadimenti spiegano perché Washington, in quanto Stato, sostiene il progetto degli Straussiani, nonché mostrano come dagli anni Cinquanta la “grande strategia” non sia mutata.
In pratica, se non ci saranno reazioni a questo atto di guerra, l’Unione Europea precipiterà economicamente, fatta eccezione per la Polonia e i suoi dodici alleati dell’Europa centrale, i membri dell’Iniziativa dei Tre Mari (Intermarium). Il vento gira, ora Varsavia corre in testa.
I grandi perdenti saranno l’Europa occidentale e la Russia, nonché l’Ucraina, distrutta per permettere questo gioco al massacro.
(Rete Voltaire, 4 ottobre 2022, traduzione di Rachele Marmetti)

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/gli-stati-uniti-dichiarano-guerra-a-russia-germania-olanda-e-francia

Ucraina

Ma questo non era ancora abbastanza per chi aveva deciso di sferrare l’ultimo colpo alla Russia e all’Europa. Nel 2014, alla luce del sole, gli Stati Uniti investirono 5 miliardi di dollari per cambiare il corso della storia. Un colpo di stato anticostituzionale (altrove chiamato “primavera”) fece letteralmente scappare, pena l’assassinio, il legittimo Presidente Janukovič, reo di aver sottoscritto un accordo di amicizia e collaborazione economica con la Russia. In piazza Maidan si ritrovarono tutte le forze che aspiravano a spezzare il legame storico fra Ucraina e Russia. In un mare di bandiere di estrema destra che sventolavano accanto a quelle europee, anche degli italiani, rappresentanti ufficiali delle istituzioni europee, più o meno consapevolmente, fomentavano una folla ubriaca di un concetto sino ad allora completamente estraneo alla società ucraina, ma già molto “di moda”: l’europeismo. E mentre le cancellerie occidentali si complimentavano a vicenda per i loro successi, iniziava la tragedia del popolo ucraino.
Il divieto di parlare la lingua russa, la chiusura di giornali, televisioni, siti internet in lingua russa, l’uccisione di decine di giornalisti, la messa fuorilegge di partiti politici e organizzazioni sindacali fecero da contorno alla cosiddetta Operazione antiterrorismo, ossia l’intervento militare ucraino contro i propri cittadini, che nelle regioni del Donbass (allora il territorio più ricco del paese) erano scesi in piazza per denunciare il colpo di stato e la loro volontà di non vivere sotto il nuovo potere nazionalista di Kiev. Di non voler essere oggetto della feroce pulizia etnica chiaramente proclamata dalle frange più estremiste del nuovo regime “democratico ed europeista”. Va ricordata, fra tutte, la strage del Palazzo dei Sindacati di Odessa del 2 maggio 2014 dove vennero massacrati e bruciati vivi un centinaio di antifascisti. La tragedia non ebbe nemmeno un cenno da parte di Cgil Cisl e Uil
Un ultimo, fondamentale tassello è quello relativo alla questione religiosa. Non ancora soddisfatto, l’Occidente è intervenuto anche in campo religioso, sostenendo la nascita di una chiesa autocefala ucraina, non canonica, che rompesse con la storia e le tradizioni che costituivano un elemento importante nei secolari rapporti con Mosca. È infatti dimostrato da molti documenti officiali il ruolo della Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Costantinopoli, governata da uomini della CIA.
Nel maggio del 2014 la vittoria del “sì” al referendum democratico nelle regioni di Doneck (79%) e Lugansk segnò la nascita delle autoproclamate Repubbliche. Il referendum nella regione di Char’kov, invece, non ottenne i voti sufficienti per proclamarsi indipendente. Nello stesso periodo anche la Crimea, territorio storicamente russo e regalato da Chruščëv alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina nel 1954, ottenne l’indipendenza e il ricongiungimento alla Russia, deludendo le speranze di Kiev, che dal 1991 aveva cercato di ostacolare le aspirazioni autonomiste della regione. La richiesta di adesione alla Federazione Russa da parte del popolo crimeano fu dettata dalla volontà della quasi totalità della popolazione di rimanere parte del “mondo russo”. La Crimea evitò in tal modo le tragedie del Donbass e il buon fine delle aspirazioni americane di trasformare la penisola in una portaerei e una caserma NATO in mezzo al Mar Nero dove posizionare i missili nucleari contro Mosca.
Una volta iniziata la guerra civile in Donbass, la Germania e la Francia assunsero il ruolo di mediatori tra le parti, grazie al quale fu raggiunto, il 5 settembre 2014, il primo Accordo di Minsk, in cui la Federazione Russa si poneva come garante. Il 19 settembre 2014 fu firmato un Memorandum sull’attuazione delle disposizioni del precedente Protocollo di Minsk, atti sottoscritti dal governo ucraino di Kiev e i rappresentanti delle autoproclamate Repubbliche popolari di Doneck e Lugansk. Nel febbraio del 2015, a causa dell’incapacità degli accordi di garantire un cessate il fuoco duraturo, venne sottoscritto il secondo accordo di Minsk, trasfuso poi nella Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU n. 2202, adottata all’unanimità. I punti cardine di questo accordo prevedevano il cessate il fuoco da ambo le parti, il ritiro degli armamenti pesanti dalla linea di contatto, uno status speciale per il Donbass attraverso una riforma costituzionale, il ripristino delle relazioni economiche fra Donbass e Kiev (ossia la ripresa dei pagamenti di pensioni, retribuzioni, ed energia elettrica da parte di Kiev ai cittadini del Donbass), il disarmo delle formazioni paramilitari e il ritiro delle forze armate straniere.
In questi otto anni l’accordo non fu mai ottemperato da Kiev, che al contrario continuò la guerra contro i cittadini delle regioni autoproclamatesi indipendenti. La guerra provocò 1,750mila profughi di cui oltre 1 milione verso la Federazione Russa (dunque la casa del “nemico”), oggi saliti ad oltre 2 milioni e seicentomila; oltre 24mila vittime e 35mila i feriti; 200 bambini uccisi, centinaia feriti, invalidi e mutilati. Più di 4 milioni e mezzo di abitanti hanno subito delle forti ripercussioni a causa del conflitto, con 3 milioni e 400mila che hanno vissuto per otto anni del solo aiuto umanitario russo. Il 60% di costoro sono donne e bambini, il 40% anziani; 200mila persone hanno vissuto nella “zona grigia di contatto”, una delle zone più minate del mondo.
Anche le infrastrutture civili sono state sistematicamente distrutte: 25mila abitazioni civili sono state bombardate o gravemente danneggiate; oltre 100 strutture medico ospedaliere demolite; 600 scuole, asili, istituti d’istruzione e orfanotrofi non sono più agibili. A questo si è aggiunto il colpevole silenzio della stampa occidentale. La stessa stampa che dal 24 febbraio diffonde le notizie false e propagandistiche costruite a tavolino negli uffici d’oltreoceano.
Questo è quindi il tragico scenario ucraino alla fine del 2021, alla vigilia dell’Operazione militare speciale russa. Dopo aver per otto lunghi anni richiamato tutte le parti – sia i firmatari sia i garanti europei – al pieno rispetto degli Accordi di Minsk, la Russia a proposto agli Stati Uniti e alla NATO un accordo giuridicamente vincolante volto a garantire la sicurezza “di tutti” in Europa. Nonostante sia stata la NATO ad espandersi verso i confini russi a partire dal 1991, con totale spregio per le molteplici rassicurazioni fatte alla Russia. La NATO e gli Usa hanno respinto con sufficienza questa proposta.
Nelle settimane precedenti al 24 febbraio l’Ucraina ricevette da Stati Uniti, Gran Bretagna e altri paesi occidentali degli armamenti letali di ultima generazione, mentre rimanevano attivi (nonostante le reiterate richieste russe) gli oltre laboratori americani sulla ricerca di armi biologiche e batteriologiche (oltre 20) aperti in Ucraina a partire dal 2015. Inoltre, a metà febbraio il presidente Zelenskij ha dichiarato all’annuale conferenza di Monaco sulla sicurezza in Europa la capacità e la volontà ucraina di dotarsi di armi nucleari, vietate dagli accordi degli anni Novanta. L’Ucraina ha preparato poi, con l’aiuto occidentale, un piano di attacco militare contro il Donbass per l’8 marzo 2022. Operazione vanificata dall’intervento russo, ma che se fosse scattata avrebbe dato luogo a una strage, un genocidio di centinaia di migliaia di vittime civili nel più assoluto silenzio dell’Occidente, che si sarebbe girato dall’altra parte esattamente come ha fatto dal 2014.
È quindi interessante ricordare le parole pronunciate da Putin a Monaco nel 2007, ben 15 anni fa: “La NATO ha messo le sue forze in prima linea ai nostri confini. La NATO rappresenta una seria provocazione che riduce il livello di fiducia reciproca. E abbiamo il diritto di chiederci: contro chi è destinata questa espansione? E che fine hanno fatto le assicurazioni fatte dai nostri partner occidentali dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia? Oggi assistiamo a un incontenibile uso della forza – la forza militare – nelle relazioni internazionali, forza che sta facendo precipitare il mondo in un abisso di conflitti permanenti. Questo è estremamente pericoloso. Il risultato è che nessuno si sente al sicuro. Voglio sottolineare questo: nessuno si sente al sicuro!”
In questo senso i documenti ritrovati in Ucraina durante l’operazione militare speciale, resi noti dalla Russia nelle ultime settimane e confermati da Victoria Nuland “Fuck UE” (che nel 2014 distribuiva biscottini a Maidan) del Dipartimento di Stato americano, testimoniano le pericolose attività della NATO nell’ambito dello sviluppo di armi biologiche – vietate dalle convenzioni internazionali – fra le quali compaiono degli studi su alcune forme di aviaria di pipistrelli e uccelli migratori.

Ucraina: una tragedia annunciata

di Ennio Bordato – 12/10/2022

Vogliono la guerra

Gli Stati Uniti insistono sull’escalation della situazione in Ucraina e sul deterioramento della crisi della sicurezza globale. Il 4 ottobre il governo Usa ha annunciato un altro pacchetto di aiuti militari a Kiev, per un valore di oltre 625 milioni di dollari. Nonostante il paese sia in una grave crisi politica, sociale ed economica, con il debito pubblico che supera i 30 trilioni di dollari, sostenere il regime neonazista di Kiev è la priorità numero uno dell’impopolare amministrazione Biden.

Tuttavia, più grave del semplice atto di aiutare l’Ucraina è il tipo di assistenza fornita. Alcuni mesi fa, gli Stati Uniti hanno iniziato a inviare il sistema missilistico di artiglieria ad alta mobilità M142 (HIMARS) in Ucraina, ignorando diverse richieste russe di non fornire tali armi a Kiev. A quel tempo, i funzionari americani affermarono che tali armi sarebbero state utilizzate dai loro partner solo entro i limiti territoriali ucraini, senza colpire obiettivi in ​​Russia.

Il problema è che gli Usa non riconoscono la sovranità russa sulle regioni recentemente reintegrate e nemmeno sulla Crimea, che nel 2014 è stata ammessa a far parte della Russia dopo che la volontà popolare in tal senso è stata attestata da referendum. Con ciò, l’impasse rimane: per gli Stati Uniti, le armi possono essere utilizzate entro l’intero limite territoriale che Kiev afferma di avere, che include le aree russe.

Poco dopo l’annuncio dell’ultimo pacchetto di aiuti da parte del governo Biden, la vicesegretaria alla Difesa statunitense per gli affari russi, ucraini ed europei, Laura Cooper , ha commentato il caso e ha sottolineato la capacità delle armi fornite di raggiungere la Crimea russa:

Laura Copper

Le sanzioni post-referendum non distoglieranno la Russia dall’unirsi ai nuovi territori
“La nostra valutazione è che con la capacità del GMLRS [Guided Multiple Launch Rocket System] esistente che hanno sull’HIMARS e che stiamo fornendo di più, con questo pacchetto, con cui possono raggiungere la stragrande maggioranza degli obiettivi sul campo di battaglia, inclusi Crimea (…) [Questo pacchetto è] valutato fino a 625 milioni di dollari [e] contribuirà a soddisfare le esigenze critiche di difesa dell’Ucraina”.

È noto che tali armi, a seconda di dove si trovano, potrebbero raggiungere la Crimea. Quello che ci si aspettava era la volontà americana di chiedere ai suoi delegati ucraini un atteggiamento razionale, limitando l’uso di attrezzature letali alle zone all’interno del territorio conteso. La Crimea non è nemmeno una zona di conflitto, poiché la sovranità russa nella regione è stata pacificata dal 2014. Colpire la Crimea, come hanno già fatto più volte le forze ucraine e ignorare la Russia per evitare l’escalation, è di fatto un’offensiva sul territorio russo. E le parole di Cooper a questo punto suonano come una sorta di “autorizzazione” da parte di Washington affinché questo tipo di condotta venga svolta da Kiev.

In realtà, la situazione è più grave di così. La vera giustificazione di questo recente pacchetto è stata la “necessità” di reagire al referendum russo, considerato dall’Occidente una manovra illegale. Lo ha confermato lo stesso segretario di Stato Anthony Blinken , che ha commentato il pacchetto affermando:

“I recenti sviluppi dei falsi referendum della Russia e il tentativo di annessione e nuove rivelazioni di brutalità contro i civili nel territorio ucraino precedentemente controllato dalla Russia rafforzano solo la nostra determinazione”.

Tank russi in Crimea

In pratica, le dichiarazioni di Cooper e Blinken confermano solo che gli Stati Uniti non rispetteranno la decisione popolare dei popoli di quelle regioni di far parte della Russia, e quindi non vi è alcun obbligo da parte di Washington che Kiev limiti la sua capacità di attacco . Gli attentati contro Kherson, Zaparozhye, Donetsk, Lugansk e persino la Crimea sono “autorizzati” e persino incoraggiati dall’Occidente come un modo per porre fine a quella che è considerata un’”occupazione russa illegale”.

Una posizione più flessibile da parte dell’Occidente potrebbe essere raggiunta se ci fosse una disposizione diplomatica. Non avere riconoscimenti non significa permettere bombardamenti e incoraggiare la destabilizzazione. Sarebbe assolutamente possibile per Washington, anche non riconoscendo la legittimità della sovranità russa in queste regioni, impedire a Kiev di bombardarle, proprio per evitare un’escalation militare ancora maggiore. Tuttavia, per USA e NATO, rallentare il conflitto e cercare la pace non è mai stata una priorità. L’Occidente sembra davvero pronto a portare i combattimenti alle sue ultime conseguenze, fintanto che la Russia continuerà ad essere affrontata e attaccata in ogni modo possibile.

Il conflitto cambia radicalmente natura dal momento in cui la Federazione Russa diventa bersaglio di attacchi. L’operazione militare speciale per la smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina convive ora con un’operazione per la difesa territoriale delle regioni che fanno parte della Russia. La protezione dell’integrità territoriale è una priorità assoluta per qualsiasi stato nazionale e Mosca prenderà sicuramente tutte le misure necessarie per evitare che le sue regioni reintegrate vengano bombardate da regimi stranieri.

*Lucas Leiroz è ricercatore in Scienze Sociali presso l’Università Federale Rurale di Rio de Janeiro; consulente geopolitico. Puoi seguire Lucas su Twitter e Telegram .

Fonte: Global Research

La fonte originale di questo articolo è InfoBrics

Traduzione: Luciano Lago

Gli-austriaci-chiedono-la-revoca-delle-sanzioni-contro-la-russia-e-il-ritorno-alla-neutralità

“Ora è il momento di agire secondo i desideri del popolo” — chiede una lettera aperta dei cittadini al governo federale austriaco, in cui i suoi redattori chiedono il ritorno del paese alla piena neutralità. La lettera è già stata firmata da 40.000 austriaci in pochi giorni, riporta l’edizione austriaca di EXpress.

ll popolo austriaco è stanco dell’infinita retorica bellicosa sul sanguinoso conflitto ucraino, unita alle minacce del ministro dell’Energia contro la Russia in merito alla risoluzione unilaterale degli accordi di fornitura di gas, scrive il quotidiano. Enormi iniezioni di denaro a Kiev, enormi quantità di rifornimenti di carburante per le truppe ucraine e il coinvolgimento dell’Austria come membro dell’UE nel finanziamento di costose forniture di armi all’Ucraina.

Tutti questi fatti sono la prova che il governo di coalizione federale dell’Austria ha una posizione inequivocabile nel conflitto tra Russia e Occidente.

Nonostante ciò, sempre più austriaci vogliono abbandonare le sanzioni dell’UE, la cui fine è ora sostenuta da più della metà dei cittadini austriaci. La gente vuole anche che il Paese sia mediatore di nuovo nei negoziati di tregua tra Russia e Ucraina, per agire di nuovo per la pace in Europa, riferisce EXXpress.

Fonte: New Front

Autosabotati

Fonte: Maurizio Murelli

Ieri, dopo una quindicina di giorni (ho voluto sottrarmi alla tempesta di vomito elettorale), ho riacceso il televisore, giusto in tempo per sentire un paio di opinionisti molto accreditati sostenere che i russi, dopo aver passato settimane ad autobombardarsi nella centrale nucleare di Zaporizhzhia, invece di chiudere definitivamente i rubinetti del gas, si sono autosabotati il North stream 1 e 2. Ormai tutti i freni inibitori per contenere tesi deliranti sono del tutto saltati: gli eroi della propaganda nato-atlantista non temono più neppure il senso del ridicolo. Ovviamente nessuno ha citato le dichiarazioni risalenti a febbraio di Biden e Nuland con cui affermavano che avevano i mezzi per sabotare i gasdotti russi e lo avrebbero fatto se la Russia avesse “invaso” l’Ucraina. E nessuno ha neppure sottolineato il fatto che il sabotaggio ai tubi avviene pochi giorni dopo che i tedeschi hanno annunciato che non avrebbero più mandato i carri armati in Ucraina, nonché la notizia che comunque, sottobanco, la Germania si approvvigionava di gas russo a prezzo di favore (vedi articolo di Fubini sul “Corriere della Sera”): in pratica i tedeschi si stanno/stavano sfilando dalla guerra alla Russia.
Ma c’è di peggio. La gravità del fatto, tanto dai media quanto dai politici, non è per nulla percepito. Oppure lo è al tal punto che in preda allo spavento sono tutti ammutoliti. Basta leggere i quotidiani di questa mattina o seguire i TG.
Non voglio pensare che chi ha ha deciso di minare i tubi si auspichi ora una ritorsione russa con altrettanti sabotaggi ai gasdotti operativi, per esempio quello appena entrato in funzione collegando Norvegia al continente, oppure quelli che arrivano dall’Africa o dall’Azerbaijan (che ha appena aggredito l’Armenia, ma questo è per gli atlantisti un bruscolino da poco: e non hanno avuto nulla da ridire). Cioè non voglio pensare che qualcuno auspichi una guerra dei gasdotti e poi la utilizzi per far scattare l’articolo 5 del trattato Nato per un’entrata in guerra in modo palese e non occulto, dispiegando tutto l’armamentario di cui dispone.
Il sabotaggio ai gasdotti russi appare come la risposta NATO al referendum in Donbass e l’annessione di quei territori alla Russia, cosa che muterà il volto della guerra in Ucraina. Un azzardata mossa che apre a scenari veramente catastrofici. In questo quadro, l’Europa ha deciso di accelerare il proprio suicidio,  di sacrificarsi del tutto agli interessi USA. E mentre tutto questo sta avvenendo in tempo reale, i nostri media, i nostri politici, le nostre istituzioni si appassionano al prossimo venturo governo Meloni, saturando tutti gli spazi di cui dispongono. Altro che orchestrina che continua a suonare mentre il Titanic affonda: qui siamo oltre ogni possibilità di rappresentare il surreale che stiamo vivendo. Non c’è metafora all’altezza per descrivere lo scenario. Siamo al cospetto di una tragedia che qui in Italia viviamo come melodramma verdiano.
Buon inverno 2022-23 a tutti…

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/autosabotati