Delirio scandinavo

atlante

Forse più scemi di loro sono solo quei giornalisti ormai consacrati alla rozzezza che parlano di scelta coraggiosa invece che delirante. Quindi Stoccolma e Helsinki hanno fatto solo fatto un passo verso e la perdita di sovranità e la possibile rovina. Grazie a due modestissime bancarie

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Odessa

L’esercito russo ha distrutto il terminal logistico di Odessa ripieno di armi straniere.
Rapporto serale del Ministero della Difesa russo sulla situazione nella zona
delle operazioni speciali.

Il Ministero della Difesa russo: missili a lungo raggio ad alta precisione aviotrasportati russi hanno disabilitato un terminal logistico in un aeroporto militare vicino a Odessa, dove era immagazzinato un grande lotto di armi straniere ricevute dagli Stati Uniti e dai paesi europei.

Missili ad alta precisione lanciati dall’aria delle forze aerospaziali russe hanno colpito 22 strutture militari in Ucraina. Compresi due posti di comando e osservazione del battaglione e un posto di comando della brigata, 11 punti di forza, nonché luoghi di concentrazione della manodopera e dell’equipaggiamento militare delle forze armate ucraine. Le perdite dei nazionalisti ammontavano a 200 persone e più di 30 veicoli e veicoli blindati.

Tre magazzini di armi, equipaggiamento militare e munizioni sono stati distrutti nei distretti di Ilyichevka e Kramatorsk. Vicino all’insediamento di Novaya Dmitrovka, un sistema missilistico antiaereo Buk-M1 e tre stazioni radar sono stati distrutti a seguito dell’attacco.

Sistemi antiaerei russi

► I sistemi di difesa aerea russi nelle aree di Izyum e Kherson hanno distrutto tre velivoli senza pilota ucraini, tra cui un Bayraktar TB-2 sopra l’insediamento di Lozovaya, nella regione di Kharkiv.

Truppe missilistiche e artiglieria hanno completato 102 missioni di fuoco durante il giorno. Distrutte: 6 posti di comando, 84 roccaforti e aree di accumulo di manodopera e equipaggiamento militare, oltre a 10 batterie di artiglieria.

In totale, dall’inizio dell’operazione militare speciale, sono stati distrutti: 141 aerei, 110 elicotteri, 541 velivoli senza pilota, 264 sistemi missilistici antiaerei, 2.479 carri armati e altri veicoli corazzati da combattimento, 278 lanciarazzi multipli, 1.081 pezzi di artiglieria da campo e un mortaio, oltre a 2321 unità di veicoli militari speciali.

Fonte: https://rusvesna.su/news/

Traduzione: Sergei Leonov

L’Eurasia finalmente!

Le ragioni dell’accelerazione le ha spiegate il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov al vertice diplomatico di Antalya tenutosi giovedì scorso: “La soluzione sarà non dipendere più dai nostri partner occidentali, siano essi governi o aziende che agiscono come strumenti dell’aggressione politica occidentale contro la Russia invece di perseguire gli interessi delle loro attività. Faremo in modo di non trovarci mai più in una situazione simile e che né qualche zio Sam né nessun altro possano prendere decisioni volte a distruggere la nostra economia. Troveremo un modo per eliminare questa dipendenza. Avremmo dovuto farlo molto tempo fa”.

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Russia ultima speranza

google map

Capisco che molti siano stati sorpresi dal post di ieri sugli sviluppi della vicenda ucraina nel quale dicevo che un’evacuazione della popolazione civile del Donbass verso la madre Russia, costituisce una vittoria per Mosca: è difficile credere che le immagini dell’abbandono, peraltro censurate dall’informazione occidentale, possano essere collegate a una mossa vincente, eppure è evidente che si tratta di una vittoria strategica. Intanto non c’è stata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia che Washington ha fatto di tutto per provocare in maniera da mandare a monte qualsiasi rapporto tra gli europei e Mosca; sono anzi gli Ucraini che a questo punto devono invadere il Donbass rendendo pienamente legittima una reazione russa anche a distanza. Inoltre l’evacuazione dei civili rende più efficace la resistenza da parte delle milizie secessioniste contro l’esercito esercito ucraino. Non è un caso che immediatamente dopo l’annuncio dell’evacuazione ci sia stata l’esplosione lungo un gasdotto vicino Lugansk, prodotto a quanto sembra da proiettili di artiglieria ucraina: l’evento era probabilmente era già stato pianificato come operazione di falsa bandiera, ma adesso viene utilizzato per confondere le acque e permettere a Biden, niente più di un anziano confuso e abusato, di dire che Putin ha intenzione di invadere, quando invece sono gli ucraini ad attaccare. Non è un caso che giornali e siti americani abbiano dato per prima la notizia dell’esplosione ( che probabilmente si attendevano) rispetto a quella dell’evacuazione.

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Gasdotto vitale

“Il lancio di Nord Stream 2 in sé non è critico. È importante quando e come verrà messo in funzione. Se questo processo rallenta per un anno, un anno e mezzo, due, con l’attuale balzo dei prezzi del gas, l’economia europea comincerà a sgretolarsi. Ovviamente non raggiungerà lo stato dell’Ucraina, ma nemmeno l’Europa è l’Ucraina. Le persone lì sono abituate a vivere in modo diverso e l’impatto su di loro sarà terribile. In definitiva, saranno costretti a giocare con gli europei, che hanno bisogno del sostegno politico ed economico degli Usa»-spiega l’esperto.

Borrel (UE) con Blinken, segretario USA

La Russia reindirizzerà le esportazioni di gas verso l’Asia se i problemi continuano con il lancio dell’SP-2. I problemi apparentemente non possono essere evitati in relazione al desiderio dell’establishment americano di tenere letteralmente l’Europa e la Germania, in particolare, in ostaggio della geopolitica americana.

“Le decisioni possono essere prese fino a un certo punto, poi la finestra di opportunità si chiude. E dopo un po’, sarà troppo tardi perché la Germania lo riprenda. Pertanto, è importante che gli Stati Uniti non “accendano” il Nord Stream 2, ma ne rallentino il lancio per qualche tempo, in modo che le possibilità della Germania di giocare contro gli americani si esauriscano. Poi il boccone lo “inghiotteranno” anche freddo, anche caldo, anche crudo”, riassume Ishchenko.
Il processo negoziale di Ginevra ha rivelato ormai una divisione nell’Occidente collettivo. La maggior parte delle gravi questioni relative al mondo occidentale sono state precedentemente decise dagli stessi rappresentanti degli Stati Uniti con la piena fiducia dell’Unione Europea. La situazione attuale dimostra la perdita di influenza di Washington e la volontà delle potenze europee di passare dalla supervisione statunitense al controllo indipendente. Da questo la necessità per Washington di provocare una crisi che fornisca il pretesto per far rientrare all’ordine l’Europa.

Zitti zitti, piano piano

Secondo il rapporto, un’altra immagine della stessa base in ottobre mostrava in ottobre che la base era mezza vuota.
Come la compagnia statunitense ha dettagliato in una dichiarazione, una brigata, composta da diverse centinaia di veicoli corazzati tra cui veicoli da combattimento di fanteria della serie BMP, carri armati, artiglieria semovente e equipaggiamento per la difesa aerea, sono di recente arrivati alla guarnigione russa.

Foto Satellitari

Il dispiegamento vicino all’Ucraina ha smosso gli animi non solo in Ucraina, ma anche nei suoi alleati in Europa e negli Stati Uniti, che accusano la Russia di accumulare forze per lanciare un’offensiva, che prevedono sarebbe per il prossimo gennaio.
A questo proposito, la Russia nega tali piani e sottolinea che ha bisogno di promesse dall’Occidente, inclusa la garanzia dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) di non espandere l’alleanza a est, vicino ai confini russi, perché la sua stessa sicurezza è vista minacciato dai crescenti legami dell’Ucraina con l’Alleanza militare occidentale.

Il Cremlino, inoltre, ha più volte ribadito di riservarsi il diritto di dispiegare le proprie forze sul territorio russo come meglio crede, perché sono i Paesi occidentali che stanno conducendo provocatorie manovre militari vicino ai propri confini mediante un forte accumulo di truppe e mezzi militari provenienti dalle sponde atlantiche di paesi come gli Stati Uniti, il Canada e la Gran Bretagna. Un trasferimeto massiccio di forze militari ben lontano dalle frontiere di tali paesi che viene visto come una minaccia per la Russia.

Di fronte alle minacce e alle provocazioni degli Stati Uniti e dell’Europa, la Russia chiede alla NATO di rinunciare a qualsiasi attività militare sul territorio dell’Ucraina e in diversi paesi dell’Europa orientale, del Caucaso e dell’Asia centrale. Questo, nell’ambito dell’accordo che Mosca ha proposto all’Occidente per ottenere garanzie di sicurezza vincolanti.
Nota: Strano che i media occidentali focalizzino la loro attezione su quanto avviene all’interno dei confini russi e ignorino totalmente l’accumulo di unità miltari della NATO in paesi come l’Ucraina (che non è membro di questa alleanza) e negli stati baltici a ridosso delle frontiere russe. Questo dimostra che bisogna capire “chi minaccia chi” prima di puntare il dito contro la Russia. Non sembra che siano le frontiere russe che si sono avvicinate alle basi della NATO ma esattamente l’opposto.

Fonte. Hispan Tv

Traduzione e note: Luciano Lago

Si naviga a vista

In effetti la transizione ecologica voluta sostanzialmente dalla Germania e dai suoi pesci pilota non tiene in minimo conto la differenza tra i vari Paesi dell’Unione e della diversa composizione dell’energia: c’è una grande differenza tra l’Italia che va gas, la Germania che va a carbone e rinnovabili, la Francia che va a nucleare. Oltretutto questi piani europei sembrano essere pensati e messi a punto da dilettanti: l’aver subito puntato sull’auto elettrica perché questo conveniva all’industria tedesca ha creato una richiesta di materiali che servono anche per l’allestimento per le rinnovabili  che cosi andranno incontro ad aumenti straordinari di prezzo, tali da impedirne la diffusione proprio ai livelli in cui sarebbe più utile. E questo senza parlare dell’effetto che l’aumento dei certificati di emissione avrà sull’agricoltura e quindi sui prezzi degli alimentari.

Ad ogni modo di fronte all’aumento strutturale delle bollette il governo cercherà di calmierare i prezzi utilizzando parte dei proventi delle aste dei certificati di emissione, ma qui siamo al classica situazione del serpente che si mangia la coda, perché quei proventi bisognerà in ogni caso recuperarli attraverso le tasse. Ormai si naviga a vista con un ponte di comando affetto da cecità. Che cosa farebbero senza quel toccasana della falsa pandemia e dunque della tirannide a progetto?

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2021/09/29/il-gas-ci-manca-inventiamo-balle/

Nuove partnership crescono

Nel 2014, la Cina ha commissionato uno “studio di ricerca preliminare” per costruire un collegamento ferroviario internazionale con il Pakistan. Nel 2016 questo collegamento ferroviario proposto di 682 km è stato segnalato come parte del corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC) e doveva iniziare la costruzione durante la seconda fase del CPEC tra il 2018-2022. […]

china-pakistan-corridor

Il coinvolgimento della Cina in diversi progetti ferroviari in Pakistan è motivato principalmente da considerazioni commerciali, ma vede anche distinti vantaggi per il suo migliore trasporto e accesso all’Asia centrale e al Golfo Persico, poiché la rete ferroviaria nazionale del Pakistan si collega ai porti marittimi del Pakistan a Karachi e Gwadar.

Gwadar  è il porto che la Cina ha costruito in Pakistan, e che possiede (Ndt)

“Nuovi significativi investimenti hanno avuto luogo a Gwadar per provvedere al commercio afghano, mentre la Cina ha anche sviluppato zone economiche speciali nella regione del Punjab vicino all’Afghanistan”, dice Great  Game India.

(Io penso al  muro  di ferro e  di rame che, secondo il Corano, alzò Alessandro Magno per fermare Gog e Magog)

L’articolo “Una partnership israeliana con i talebani potrebbe mettere Gerusalemme in partita contro l’Iran” proviene da Blondet & Friends.

La nostra vocazione

Fonte: Il Cambiamento

Nel seguire l’impossibile coesistenza di un sistema della crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite, l’Italia ha stravolto la sua natura e vocazione. Scimmiottando i paesi anglosassoni si è pensato di competere sul piano della potenza industriale. Una gara che ci ha visto sempre rincorrere affannosamente anche per la mancanza di risorse interne di fonti fossili e ora per l’impossibilità di uscire economicamente vincitori da una competizione con paesi come la Cina.

Inoltre una industrializzazione senza freni e scrupoli, ha il non indifferente contraccolpo della distruzione ambientale, quindi delle nostre risorse e ricchezze. L’Italia infatti è storicamente un paese a vocazione agricola e artigianale. La capacità di produrre con la nostra inventiva e le nostre mani si riflette anche nelle bellezze artistiche che ci sono sulla penisola in una innumerevole quantità.

Non è certo un caso che l’Italia sia meta turistica ambita anche per le sue realizzazioni create da persone di una capacità artigianale eccezionale che erano lo specchio di una conoscenza diffusa nella popolazione. Che gli italiani siano ottimi artigiani dalla grande creatività è un fatto evidente. Inoltre la nostra ricchezza e varietà dal punto di vista agricolo e alimentare è testimoniata anche dal movimento Slow Food diffuso a livello internazionale. Dove se non in Italia una realtà con queste caratteristiche poteva nascere? Un paese dove cresce una varietà e qualità strepitosa di piante commestibili e alberi da frutto, dove in ogni angolo, anche il più remoto, c’è una specialità alimentare.

Tutto questo è stato progressivamente messo in pericolo dalla massiccia e costante importazione di “cinafrusaglie” e di cibo spazzatura prodotto da paesi che hanno una cultura e ricchezza del cibo neanche lontanamente paragonabile a quella italiana. Cibo e altri prodotti realizzati con prezzi ambientali e umani altissimi e quindi conseguentemente con costi irrisori. Come si fa a competere con chi utilizza milioni di lavoratori super sfruttati e pagati miserie e non mette in nessun conto i disastri ambientali che provoca nella realizzazione delle merci?

Tentare di competere su piani che ci vedono sconfitti in partenza, non solo è illusorio ma assai poco intelligente e per nulla lungimirante. Non è certo correndo la corsa alla produzione illimitata di merci, per lo più superflue e dannose per l’ambiente, che faremo un servizio al nostro paese che invece deve necessariamente ritrovare la sua inclinazione, la sua natura che è il saper fare e il saper coltivare. Artigianato, agricoltura e benessere quindi sono la risposta, laddove il nostro “saperci godere la vita” ci è invidiato proprio da quei paesi anglosassoni e non, continuamente protesi alla performance, al segno più, mentre la loro vita si consuma in grafici e numeri

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Rivincita del treno

E’ stata pertanto creata nel 2008 una joint venture comprendente Deutsche BahnKasachstan Temir ScholyChina Railway Corporation e Russian Railways Company, che ha reso possibile percorrere la tratta ferroviaria tra la Cina e la Germania, attraverso il territorio russo, in soli diciotto giorni (cfr. la cartina allegata).

La soluzione ferroviaria presenta numerosi vantaggi rispetto al trasporto aereo e marittimo: il treno è, infatti, due volte meno caro dell’aereo e due volte più veloce della nave. Si tratta, pertanto di una soluzione assai vantaggiosa.


[1] Nelly Didelot, Entre la Chine et l’Europe, le fret mène grand train, Libération, 10 febbraio 2021

[2] Ibid.

Interconnessioni ferroviarie tra Cina ed Europa

Traversata nel deserto e partenza

Inizialmente la domanda di mercato è stata scarsa, cosicchè i convogli non avevano una cadenza regolare e i treni effettuavano spesso il viaggio di ritorno a vuoto. Inoltre, per far fronte alle rigide temperature degli inverni continentali, si è resa necessaria l’installazione di impianti di riscaldamento in grado di proteggere gli schermi dei prodotti elettronici, generando costi aggiuntivi. Ma i protagonisti dell’impresa hanno perseverato fin quando, dal 2011, i loro sforzi hanno cominciato a dare frutti. Nel gennaio del 2017, una notiziola confidenziale ha attratto l’attenzione degli esperti: un lungo treno pieno di merci, proveniente da Yiwu (città-contea della provincia dello Zhejiang) era giunto a Londra, nella stazione di Barking, dopo soli 16 giorni di viaggio. Il tunnel della Manica consente a Londra, la capitale affacciata sul mare, di essere un terminal del trasporto ferroviario euroasiatico.

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