Piove sul bagnato

In Siria, le città colpite sono state anche l’epicentro dalla guerra tanto che alcune di esse (Idlib la più importante) sono tutt’ora sottratte al controllo governativo e nelle mani dei terroristi (“ribelli”, per gli occidentali).
Molte notizie stanno arrivando infatti dal noto “Osservatorio siriano per i diritti umani” e, seppur pienamente immersi nella tragedia, non si perde tempo nel ripartire con la propaganda anti Assad.
Mentre l’UE esprime solidarietà e manifesta l’intenzione di apportare aiuti, ricordiamo che la Siria è sottoposta a pesanti SANZIONI da parte dei Paesi occidentali da dodici anni (https://www.sardegnagol.eu/siria-il-consiglio-proroga-le-sanzioni-contro-il-regime/).

Al contrario le forze internazionali che appoggiano il governo ucraino, vale a dire principalmente gli USA e quindi i suoi alleati – i paesi della NATO e dell’Unione Europea – indugiano fingendo d’ignorare le proposte russe oppure pretendono che sia pregiudizialmente il governo di Kiev a stabilire calendario e agenda delle trattative e che ciò avvenga solo se e quando da parte russa si accederà preliminarmente a richieste ucraine che al momento appaiono obiettivamente irricevibili, in quanto configurano una situazione che si presenterebbe di resa incondizionata da parte russa, in palese contraddizione con il quadro politico e militare caratterizzante l’attuale situazione.

Giorgio Bianchi fotogiornalista dal Donbass

L’Europa delle bugie

I bugiardi compulsivi di Bruxelles ci hanno detto da un anno di voler rifiutare il gas russo e che questo rifiuto avrebbe in sostanza messo in ginocchio la Russia. Questo ed anzi è proprio l’Europa ad essere stata messa al tappeto come del resto è ovvio visto che il venditore di un bene ambito e necessario non può certamente essere ricattato da un compratore. Elementare, ma evidentemente troppo complicato per i cialtroni della Ue. Però nemmeno l’ostinazione suicida in nome di una narrazione truffaldina è reale: il sacrificio europeo diventa un guazzabuglio levantino se si tiene conto che la Russia ha aumentato le sue esportazioni di Gnl nell’UE di quasi un terzo nel 2022 ed è ora il secondo fornitore di gas liquefatto davanti al Qatar

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Missili in giardino

L’invio di missili a lungo raggio per i sistemi HIMARS è un’escalation diretta ed estremamente grave da parte degli Stati Uniti, poiché con una portata missilistica di 150-170 chilometri, vi è una minaccia per i grandi aeroporti militari e le strutture importanti sia nelle nuove regioni della Russia e nelle regioni di Crimea, Bryansk, Belgorod, Kursk, Voronezh, Volgograd e Rostov. Sorprendentemente, gli Stati Uniti potrebbero tentare di coprire le loro forniture di armi all’Ucraina con la fornitura di sistemi missilistici Iskander alla Bielorussia, come riportato in precedenza dal presidente bielorusso Alexander Lukashenko.
Fonte: Agenzie

Traduzione: Luciano Lago

La farsa

Ah Dieu ! que la guerre est jolie/ Avec ses chants ses longs loisirs … questi versi Apollinaire che più avanti  frantumano gli entusiasmi  trasformando l’esclamazione iniziale in Adieu, potrebbero essere davvero l’inno dei barbari europei che sono percorsi da una nuova ansia di guerra che travolge ogni ragione. Così mentre il governo tedesco dà il via libera all’invio in Ucraina dei leopard 2, sebbene in una versione antiquata, tentando nello stesso tempo di evitare che questo significhi entrare in guerra con la Russia, la ministra degli affari esteri Annalena Baerbock, allieva del Wef  e idiota a tutto tondo ha invece detto che la Germania è in guerra contro la Russia. Però in tutto l’occidente sembra che l’invio di qualche decina di carri armati sia come la ricostituzione della grande armata di Napoleone o una nuova operazione Barbarossa. Sebbene l’aiuto effettivo è modesto e gli americani non osano portare i loro Abrams per timore che facciano una figuraccia ,  la canea dei media sta portando al climax lo spirito bellico dei cretini .

In realtà non ci sarebbe proprio nulla di cui entusiasmarsi in questo furibondo appoggio al Kiev e nemmeno da protagonisti , ma da sguatteri degli Usa, perché la quantità di carri è esigua e inoltre il Leopard2 è molto sopravvalutato come spesso avviene per i prodotti tedeschi. Nonostante questo carro sia stato venduto un po’ dovunque, compresi molti Paesi della Nato dove costituiscono il fulcro delle truppe corazzate, il suo battesimo del fuoco è venuto molti anni dopo la sua entrata in servizio, vale a dire nel 2016. Uno dei maggiori acquirenti del Leopard 2 è stata la Turchia che li ha usati  in maniera massiccia nell’operazione  denominata “Euphrates Shield”, iniziata nell’agosto 2016 per contrastare i curdi e  in quella successiva del 2017  ” Ramo d’ulivo” contro l’Isis. E’ stata una strage di carri:  le cifre esatte sono difficili da mettere assieme, ma non meno di 45 carri  su circa 120 utilizzati sono stati distrutti sia da mine artigianali sia dai missili anticarro Kornet russi (gli stessi che avevano fatto fuori molti Merkava israeliani, durante la guerra del Libano nel 2006) . Fu una sorta di choc che venne anche riportato dalla stampa specializzata occidentale e che indusse Ankara a costruire un carro armato in proprio, ma sembra che adesso tutto questo sia stato completamente dimenticato  e messo sotto il tappeto.

Colpi di coda

Ora una piccola squadra navale russa armata con i nuovi Zircon da Mac 9 e testata nucleare, un arma che niente può fermare, sta facendo il giro del mondo per mostrare la bandiera, ma anche come monito per gli irriducibili avversari. E’ solo una dimostrazione per ora, ma occorre che quanto prima i cittadini europei si sveglino dal loro torpore per salvare se stessi dalla distruzione, rendendosi finalmente conto che un’epoca è finita anche se sugli schermi della narrazione mediatica essa continua ad oltranza: ma sono ormai i titoli di coda. Si devono rendere conto di essere non protagonisti della Nato, ma ostaggi, una sorta di enorme puntaspilli destinato a consumare molti colpi e dunque diminuire quelli destinati agli Usa. D’altro canto anche militarmente l’Europa è debolissima e lo è ancora di più oggi che molte armi sono state regalate all’Ucraina, molti Paesi hanno munizioni per giorni di combattimenti e armamenti complessivamente obsoleti. E anche le truppe americane di stanza nei vari Paesi europei, circa 80 mila uomini, non possono fare gran che visto che solo 10 mila sono effettivamente armati, operativi e utilizzabili in combattimenti duri e ad armi pari.

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Nord stream

La Svezia d’altro canto ha anche le prove della partecipazione bilaterale di Usa e Gran Bretagna nella distruzione dei Nord Stream che fino ad ora si è rifiutata di divulgare e dunque ha in mano abbastanza carte per resistere. Assistiamo insomma al primo capitolo di una disintegrazione della Nato che comincia dal mancato avanzamento.(dell’adesione)

backrock

Sebbene Zelensky venga esposto come una sorta di totem o di feticcio in ogni angolo dell’occidente, una cosa è chiarissima: l’Ucraina non esiste più, è un conglomerato di interessi americani e oligarchici che niente hanno a che fare con uno stato che aveva come capitale Kiev e la cui sopravvivenza formale è legittimata solo dal sangue della carne da cannone e dagli interessi spuri in fantomatiche ricostruzioni che non hanno senso. Dopo le acquisizioni di vastissime aree agricole da parte dei Bill Gates e compagnia cantante o forse sarebbe meglio dire vaccinante, dopo le masturbazioni petrolifere della famiglia Biden al completo,  adesso sono direttamente i finanzieri come Larry Fink capo di BlackRock, che parlano con Zelensky e promettono soldi per ricostruzioni che non si sa bene in quale futuro e in quali aree possano essere collocate senza prima arrivare alla pace. Zelensky e Fink , come dice un comunicato ufficiale riportato dai media, hanno deciso di comune accordo di concentrarsi nel breve termine sul coordinamento di tutti i potenziali investitori e dei partecipanti alla ricostruzione del Paese, incanalando gli investimenti nei settori più rilevanti e significativi per l’economia ucraina, Vista l’enorme corruzione dove alcuni oligarchi fanno incetta di soldi e di beni in maniera sfacciata, vista la fuga degli abitanti dal freddo, dagli arruolamenti forzati oltreché dalla scomparsa dei servizi essenziali, non si sa bene di cosa si stia parlando.

Anzi forse si può immaginare: la creazione di un’enorme area di riciclaggio di denaro sporco dove oligarchi e funzionari, a parte i padroni occidentali, facciano la cresta finché potranno. Altro non è dato di immaginare visto che il Pil ucraino si è dimezzato e la stragrande maggioranza delle aziende residuali del Paese non produce profitti . Si tratta indefinitiva di succhiare tutto quello che si può prima della fine della globalizzazione che peraltro è una delle più grandi paure di Fink.  Ad ogni modo un punto sta cominciando a diventare chiaro: il cosiddetto occidente è ormai direttamente gestito dai potentati economico finanziari: nonostante il fatto che essi siano riusciti a portare alla Casa Bianca un  un individuo affetto da demenza senile e per di più implicato appieno attraverso la sua famiglia nella corruzione ucraina, nonostante siano riusciti, in accordo con le centrali militari e di intelligence degli Usa a comprare tutti o quasi i governi europei e occidentali, sentono il bisogno di entrare a gamba tesa negli affari di stato prima che essi  possano fare qualcosa che non è pienamente nei loro interessi. Dopo la salute, anche la guerra e la pace vengono gestiti privatamente servendosi dei personaggi, anzi dei burattini, che essi stessi hanno creato, ma entrando in scena da protagonisti.

In un certo senso non si tratta di qualcosa di totalmente negativo: più tutto questo diventa palese: più i milioni di persone danneggiate e impoverite dalle manovre del grande capitale, vedranno chiaramente da dove arrivano le loro sofferenze e più la cosiddetta pace sociale costruita sulla base delle menzogne diventerà incerta, fragile, mettendo a rischio le aspirazioni e le distopie che i grandi ricchi cercano di imporre. Ma ancora di più  il fatto stesso di essere i tiranni assoluti solo di una piccola parte dell’umanità, mentre la maggioranza non intende sottomettersi, finirà per sconfiggerli visto che le loro risorse sono prevalentemente di carta e o sono accettate da tutti o valgono zero. Per ora cercano di far credere che l’Ucraina esista ancora come nazione, cosa del resto impossibile visto che non lo è mai stata, che lotti per libertà che non ha concesso ai russofoni e in fondo nemmeno ai propri cittadini che esista insomma qualcosa oltre Zelensky, quattro  mega oligarchi e un esercito tenuto insieme dalla Nato a da gruppi di fanatici nazisti. In fondo a questo punto l’Ucraina stessa è una narrazione che serve a questi padroni del vapore per tenerci in stato di guerra mentre loro si riempiono di soldi

Serbia

Fonte: Massimo Fini

In ottobre avevo scritto per Il Fatto un pezzo intitolato “In Jugoslavia riesploderà la polveriera” (29/10). Sono stato facile profeta. Si è cominciato con il Kosovo, partendo da un pretesto banale: il divieto per i serbi che ancora vivono in Kosovo (erano 360 mila, oggi oscillano tra i 60 e 100 mila, la cui autoproclamata indipendenza dalla Serbia è riconosciuta da 96 Stati nel mondo su più di 190) di avere una macchina con targa serba. Ma è bastato poco perché la situazione precipitasse. Oggi in Kosovo poliziotti di etnia serba, formalmente dipendenti da Pristina, sparano sui loro colleghi kosovari di etnia albanese. Il nord del Kosovo, abitato solo da serbi, si è trincerato creando di fatto uno stato all’interno di quello kosovaro. Tanto che i serbi del Kosovo, guidati dal nazionalista Goran Rakic, hanno contestato le elezioni che si sarebbero dovute tenere  il 18 dicembre ma sono state prudentemente spostate al 23 di aprile ed è molto incerto che si terranno davvero.
La Serbia appoggia naturalmente i serbi kosovari secessionisti ma è divisa. L’attuale presidente Vucic vorrebbe entrare nell’Ue e quindi obbedire ai diktat europei e soprattutto americani, che hanno sul terreno 4.000 uomini (missione Kfor, presente dal 1999) che chiedono, anzi ordinano di farla immediatamente finita con l’entità serba costituitasi in Kosovo. Ma in Serbia c’è una forte opposizione interna che intercetta una parte non indifferente dei sentimenti della gente serba. Li ha espressi senza mezzi termini il tennista Djokovic che rispondendo a una domanda ha detto: “Il Kosovo è terra serba”. Insieme a lui ci sono i serbi che si sono battuti contro croati e musulmani nella feroce guerra nella ex Jugolasvia (1991-2001); le “tigri di Arkan”, così feroci che quando comparvero a San Siro per una partita di calcio fecero tremare l’intero stadio. E poi ci sono i sentimenti nazionalisti di tutta la gente serba che, come ha ben interpretato Djokovic, considerano il Kosovo non solo serbo, ma addirittura “la culla della Nazione serba”. Se conosco i miei polli, sono slavo anch’io, non è del tutto improbabile che il moderato Vucic sia fatto fuori. Se ciò accadesse la Serbia scatenerebbe una guerra contro il Kosovo per riprenderselo. Tanto più che oggi la Serbia può contare sull’appoggio della Russia, sua storica alleata. È vero che la Russia di Putin è a sua volta messa male, ma per quanto malconcia ha tutto l’interesse ad appoggiare l’unico alleato che ha in Europa e qualche modo per tenerselo stretto credo che lo troverà. Anche perché la Nato è tutta impegnata sul fianco Est dell’Europa per avere le forze per occuparsi della lontana Serbia.
Quello che viene chiamato “iper nazionalismo serbo” (nazionalisti possiamo essere solo noi occidentali, Meloni docet) è fortemente alimentato dall’aggressione americana di cui la Serbia fu oggetto nel 1999 (naturalmente noi occidentali, americani in testa ma non solo, non è che “aggrediamo”, non sia mai, facciamo “operazioni di peace keeping” o di polizia – morale? – internazionale). Quell’aggressione a uno stato sovrano come la Serbia non solo era illegittima e condannata dall’Onu, ma era particolarmente cogliona perché andava a rafforzare la corrente islamica dei Balcani contro una nazione europea e di religione ortodossa. Così oggi ci troviamo vicini a casa nostra delle cellule Isis, per ora dormienti ma che non è per niente improbabile che, quando lo riterranno opportuno, attacchino noi e altri paesi europei.
La guerra alla Serbia è un parallelo perfetto con l’aggressione russa all’Ucraina, concetto da me espresso da tempo poi ripreso da altri, che quella aggressione  avevano ritenuto non solo legittima ma opportuna e che ora si sono pentiti, naturalmente senza citarmi (e su questa cancellazione, continua, costante, estenuante, prima o poi tornerò).

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/ne-l-ucraina-ne-la-serbia-sara-la-bosnia-a-saltare

Sovvenzioni USA

La CSI, che comprende gli ex Stati sovietici quali Russia, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakhistan, Kirghizistan, Moldavia, Tagikistan e Uzbekistan, è un blocco di Paesi per il quale gli Stati Uniti si sono a lungo sforzati per espandere al loro interno la propria influenza e il proprio soft power. Per questa ragione, l’USAID ha significativamente aumentato i suoi investimenti nella regione, con Armenia, Georgia e Moldavia, Stati periferici della CSI, che risultano essere i più grandi beneficiari delle nuove sovvenzioni, specialmente per quelle riguardanti le Ong e i media.
L’USAID ha stanziato 15 milioni di dollari a scopi educativi per la sola Georgia nella seconda metà di quest’anno, con un’enfasi particolare posta sulla necessità di abolire la presunta discriminazione di genere. Gli Americani intendono plasmare l’istruzione georgiana secondo il loro stampo, riqualificando gli insegnanti; per questo motivo fu assegnata una sovvenzione di 250.000 dollari a professori di giornalismo provenienti dalle università locali che soddisfano i loro criteri. Nel 2021, l’USAID lanciò un programma quinquennale in Georgia del costo di 330 milioni di dollari.

Il petrolio col tetto

Anzi il governo di Mosca ha acquistato o noleggiato a lungo termine un centinaio di petroliere per poter servire clienti alternativi i quali godranno di prezzi bassi, mentre in Europa finiranno per salire, sia per ragioni generali, sia perché per anni non sarà davvero possibile rinunciare al petrolio russo per le sue caratteristiche chimico – fisiche sulle quali sono tarate raffinerie e impianti chimici europei. Quindi bisognerà comprare il “crudo” russo da terzi che ovviamente vorranno la loro percentuale, la loro libbra di carne per stare al gioco e sostenere la menzogna delle elite europee.

Inoltre a dirla proprio tutta  il tetto massimo del prezzo del petrolio anche se potesse essere davvero applicato non porterebbe grandi danni alla Russia: la più importante varietà di oro nero degli Urali, è stata scambiata prima del tetto, a circa 50 dollari. Dunque a medio termine, la Russia può persino beneficiare del tetto massimo del prezzo del petrolio: un aumento del prezzo del petrolio metterà il paese più ricco di risorse al mondo in una posizione economicamente più vantaggiosa.

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