Aggiornamento dai fronti

Fonte: Pierluigi Fagan

Numerosi i fronti del conflitto in atto, andremo dal micro al macro. Nel Lugansk, tutto si gioca in una cittadina, anzi un paio, che concluderebbero la presa dell’oblast che fa metà del Donbass. I russi hanno concentrato truppe locali, i riposizionati dai precedenti fronti nord ed est e nuove e fresche forze dalla Russia contro gli ucraini che lì hanno il loro maggior condensamento. Gli ucraini insistono che lì è Armageddon, la battaglia decisiva, il non poter concedere agli avversari l’obiettivo. Sul perché si possono fare ipotesi. Prima però va detto che, da un paio di giorni le intelligence britannica ed anche americana, sembrerebbero aver consigliato agli ucraini di riposizionare il fronte indietro, dicono anche perché prima o poi inevitabile, cosa che Kiev però non ha intenzione di fare. Dubito i servizi anglosassoni non sappiano la situazione sul campo e quella logistica. Ma Kiev, forse, teme che arrivati ai confini amministrativi della regione intera, i russi si attestino e smettano di avanzare, il che raffredderebbe molto l’attenzione su di loro che continuano a chiedere di tutto e di più.
Qui poi si aprono vari fronti. Da quello del grano a quello militare a quello diplomatico, ai rapporti con l’UE, con alcuni Paesi dell’UE (nel frattempo, l’Ungheria ha dichiarato lo “stato d’emergenza”), con la troika euro-occidentale. Europa che non riesce a passare dal quinto al sesto pacchetto di sanzioni antirusse per insormontabili difficoltà. Qui, l’ineffabile Ministro delle Finanze tedesco, liberale, sconsiglia di immaginarsi titoli di debito pubblico comune per finanziare la ricostruzione, mentre Macron avverte che per entrare nell’UE ci vogliono tra i 15 ed i 20 anni. Il piano di pace italiano o supposto tale è stato rubricato sarcasticamente da Medvedev come nostro affare di politica interna. Kiev ha bisogno di soldi e riconoscimento, sui soldi grandi interrogativi, non ottenere neanche l’entrata in UE perché si scopre che “non ha i parametri”, toglierebbe parecchio senso alle migliaia di morti che Kiev ha deciso di investire nel conflitto. Sui soldi, immagino che la questione sia semplicemente gigantesca, qui nessuno fa niente per niente e lì manca e mancherà sempre più, praticamente tutto, parliamo di centinaia e centinaia di miliardi in epoca di stagflazione. La stampa ha già battezzato il futuro piano “Marshall Plus”, ma gli ucraini più che i bruciori di stomaco, sentiranno altri tipi di urgenze, credo e non poche. Mi sembra si sia offerta World Bank, meno l’IMF. Chi ci metterà i denari, e tanti, a quali condizioni, per quanto tempo non è affatto chiaro. In compenso avremo ai bordi subcontinentali la nazione forse più disperata al mondo ma anche la più armata. Un affarone.
Svezia e Finlandia sono servite per farci titoloni, ma ora sono entrati nel cono grigio delle trattive con Erdogan, il quale è notoriamente un cagnaccio. Meno facile di quanto si pensi il problema degli scandinavi, soprattutto gli svedesi con le loro amicizie curde. Sono curioso di vedere la reazione nelle loro opinioni pubbliche, presso le quali non mi sembra fosse così esagerata l’opinione favorevole alla rottura di neutralità (si cita un sondaggio di settimane fa con un 56% di favorevoli, se ben ricordo) che gli svedesi hanno avuto sin dal 1814, più di due secoli quindi.

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Guerre e terra

L’Ucraina se l’è comprata l’America

Sapete perché gli Usa mandano tante armi all’ucraina? Non per carità cristiana, siatene certi. Semplicemente perché 3 grandi multinazionali statunitensi hanno comprato da Zelensky 17 milioni di ettari di ottima terra.

Si tratta di CArgill, Dupont e Monsanto (la quale è formalmente germano-australiana ma di capitale statunitense). Il 5 per cento del terreno agricolo Ucraino è stato poi acquistato dallo stato cinese.

Per capire quanto siano 17 milioni di ettari, basti pensare che tutta l’Italia ha 16,7 milioni di ettari di terra agricola.

Insomma, tre compagnie americane si sono comprate in ucraina una superficie agraria utile più vasta dell’intera italia.

E chi sono gli azionisti di queste tre compagnie?

Sempre loro: Vanguard, Blackrock, Blackstone. Cioè le stesse tre società finanziarie che controllano anche tutte le banche al mondo e tutte le maggiori industrie belliche dell’universo.

Insomma, se la suonano e se la cantano.

Ecco perché mangimi (cargill e Du pont) e concimi (Monsanto-Bayer) hanno subito aumenti clamorosi sin da prima della guerra: perché sapevano già tutto, erano informati di tutto.

E sapete quando finirà la guerra? Quando le grandi compagnie finanziarie avranno smaltito il loro stock di armi facendole pagare a noi, europei idioti, già spremuti dalla stessa combriccola che nel frattempo specula su grano, riso, mangimi, concimi.

Gli organi di informazione pompano la guerra. Per forza, sono sempre di proprietà di Vanguard, Blackrock e Blackstone. E Biden vuole la guerra. Per forza: è stato eletto dai magnifici tre.

Aveva ragione Battiato: abbocchi sempre all’amo.

Ma poi, mi chiedo io, di tutti questi soldi che se ne faranno i soliti noti – Buffet, Soros, Gates – che delle tre grandi compagnie finanziarie sono i soci palesi e occulti? Mangiano forse bank’s guarantee ed hedge founds? Boh

Cto Conte su Facebook

Leo Strauss e i neocons

Fonte: Ereticamente

Alcune personalità poco conosciute al grande pubblico influenzano le idee e gli accadimenti storici molto più di protagonisti famosi. Nella Chiesa Giuseppe Dossetti, prima politico, poi monaco, riuscì a determinare molte delle conclusioni del Concilio Vaticano II e pose le basi, in Italia, per l’egemonia del cattocomunismo. A livello globale, poche personalità influenzano il presente quanto Leo Strauss, pensatore tedesco di origine ebraica emigrato negli Stati Uniti. Il suo pensiero è poco noto, la sua lezione è alla base del movimento neo conservatore e della politica di potenza. Possiamo affermare che gli straussiani – alcune decine di personalità di enorme potere – sono veri e propri architetti della guerra come strumento dell’impero americano.
Leo Strauss (1899-1973) nacque in una famiglia di stretta osservanza ebraica e in giovinezza fu affascinato dal pensiero di Heidegger – successivamente rinnegato – poi amico e sodale di Carl Schmitt, che lo aiutò nella carriera e di cui sempre condivise l’approccio filosofico realistico. Ammiratore di Hobbes, ebbe un rapporto controverso nei confronti di Niccolò Machiavelli, il fondatore della scienza politica. Studioso di Platone, polemico contro lo storicismo imperante, propugnò una sorta di ritorno agli antichi, latori di verità insieme profonde e segrete. Ciò che differenzia radicalmente il pensiero di Strauss da quello di tutti gli altri pensatori del suo tempo è la convinzione che i saggi – da sempre – abbiano fatto ricorso a una forma di scrittura basata sulla reticenza e l’occultamento, la doppiezza e il sotterfugio.
Di qui la necessità di leggere tra le righe, alla ricerca delle verità nascoste, dei simbolismi, dei messaggi cifrati, delle allusioni e degli ammaestramenti segreti, che, per non risultare distruttivi, devono rimanere appannaggio di ristrette cerchie intellettuali. Il rimprovero mosso a Machiavelli è di aver rivelato gli “arcana imperii” senza mantenere il suo magistero – che Strauss segretamente ammirava – all’interno di una ristretta cerchia di iniziati accuratamente selezionati. Strauss fu soprattutto il tenace costruttore di un modello di ordine politico orientato non al bene comune o al senso di giustizia, bensì alla potenza, fondato su una concezione secolarizzata della storia e una visione naturalistica dell’uomo.

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La rivoluzione

Il peccato originale di una simile moneta sta nel fatto che essendo legata a risorse reali dunque finite non può che essere essa stessa finita e non può essere la base di una finanza senza limiti che gioca sul nulla e che scommette sulla scommessa. La forza dell’elite occidentale da ormai mezzo secolo si basa invece proprio su queste logiche puramente speculative e dunque l’ascesa di sistemi diversi in parti importanti del mondo è una sfida esistenziale che non può tollerare perché il sistema neoliberista o è globale o è destinato ad afflosciarsi come un palloncino bucato Solo che sta agendo in maniera tale da favorire la nascita di sistemi alternativi come appunto accade con la guerra ucraina, ma questo è in qualche modo parte della strada senza uscita nella quale queste elite si sono infilate: la finanziarizzazione infatti diventa diventa così autoreferente da mettere in crisi l’economia reale e rischia di far divampare il fuoco delle rivolte popolari nascoste sotto la cenere mentale della Tv e degli altri sistemi di comunicazione di massa. Così è costretta a sfruttare virus e a mettere in piedi guerre per ottenere sostanzialmente due scopi: accelerare la caduta di miriadi di attività che formano il tessuto economico della società. minando la catena di approvvigionamento mondiale e cercare coinvolgimenti bellici che attutiscano nell’ uomo della strada il senso di rivolta contro la rapina di futuro.

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Dopo la conquista del Mar di Azov

Nel 57esimo giorno della guerra russo-ucraina, il ministero della Difesa russa ha annunciato la conquista della città di Mariupol. È tempo di analizzare come la campagna militare si sia evoluta in questi due mesi, come potrebbe evolvere nel prossimo futuro e, sopratutto, quali saranno le sue ricadute internazionali: è sempre più evidente la volontà delle potenze anglosassoni di usare il conflitto per indebolire la Russia e, allo stesso tempo, destabilizzare Germania e Italia.

Guerra per procura ad oltranza

A distanza di poco meno di due mesi dall’inizio delle ostilità russo-ucraina, il Ministero della Difesa russo ha annunciato la conquista della città di Mariupol, circa 400.000 anime sul Mare di Azov: solo il grande complesso siderurgico, facente parte del kombinat dell’acciaio costruito nel Donbass negli anni ‘30, rimane ancora in mano alle sparute truppe ucraine, ma la sua caduta è questione di tempo. La Russia ha quindi ottenuto un primo tangibile risultato strategico: ha ricreato un ponte terrestre con la penisola di Crimea (annessa nel 2014) e trasformato il Mare di Azov in lago interno. I confini russi sono così tornati, sul fronte meridionale, alla conformazione della prima metà del Settecento, quando l’impero zarista era riuscito a strappare il mare di Azov ai turchi e ad affacciarsi sui mari caldi.

È di particolare utilità ricostruire come la Russia sia arrivata a questo risultato nel corso di due mesi. Nella nostra analisi effettuata al “giorno -1”, si era ipotizzata una campagna militare in grande stile, dalla durata di 30-40 giorni, che portasse i russi sul Dnepr e, attraverso Odessa, sino al Dniestr. I fatti dimostrano invece che tale opzione, una campagna militare su larga scala in territorio Ucraino, non sia mai stata presa in considerazione dagli strateghi russi che, erroneamente, hanno creduto di potersi limitare ad una “operazione militare speciale” con fini eminentemente politici, ossia la caduta del governo di Zelensky e l’avvento di una giunta militare che restaurasse la tradizionale cooperazione tra Russia ed Ucraina. Definire “battaglia di Kiev” le operazioni protrattesi dal 25 febbraio al 31 marzo, è sbagliato: tuttalpiù si può parlare di “intimidazione di Kiev”, perché i russi non hanno mai ipotizzato in quella fase della guerra di conquistare della città. La “prima fase” della campagna militare è sintetizzabile nell’appello lanciato da Putin, il 26 febbraio 2022, ai militari ucraini, perché prendessero il potere e si liberassero della “banda di drogati e neonazisti”, facilitando l’avvio dei negoziati.

Tali calcoli si sono rivelati errati, poiché Mosca ha sottostimato il grado di penetrazione delle potenze anglosassoni nell’apparato ucraino: in otto anni (il tempo intercorso tra la rivoluzione colorata del 2014 ed oggi), Londra e Washington hanno avuto modi di insinuarsi anche nell’angolo più recondito dello Stato e dell’esercito ucraino, eliminando quegli elementi che avrebbero potuto accogliere l’appello di Putin e rovesciare Zelensky. A quel punto, i russi si sono trovati in una posizione militare tanto scomoda quanto improduttiva: una testa di ponte attorno a Kiev, alimentabile con grandi difficoltà logistiche attraverso la Bielorussia ed esposta alla guerriglia dei nazionalisti ucraini. Finché c’era la possibilità di ricomposizione politica del conflitto (i negoziati svoltisi in Bielorussia e poi Turchia), i russi sono restati alle porte di Kiev. Svanito tale scenario, si sono ritirati in buon ordine dall’Ucraina settentrionale, per conseguire obiettivi militari più concreti in quella sud-orientale: la cosiddetta “fase due”, annunciata negli ultimi giorni di marzo. La nomina del generale Aleksandr Dvornikov, già responsabile delle operazioni militari in Siria, a comandante unico del fronte ucraino, nomina annunciata il 9 aprile, può essere considerata il giro di boa della campagna, che assume connotati sempre meno politici e sempre più militari. Si noti comunque che, a distanza di due mesi dall’apertura del conflitto, la Russia non ha ancora imboccato la via della distruzione sistematica delle infrastrutture ucraine che, qualora si fosse seguito un approccio puramente militare, avrebbe dovuto svolgersi nelle primissime ore della campagna.

La conquista di Mariupol annunciata il 21 aprile, col conseguente divertimento delle truppe impegnate nella città, dovrebbe essere il prodromo della già famosa “battaglia del Donbass”, le cui basi sono state gettati dai russi conquistando, il 24 marzo, il saliente di Izyum: sulla carta si prefigura quindi come una grande tenaglia che, partendo da nord e da sud, dovrebbe chiudersi sulla città di Kramatosk. I vantaggi ottenibili dai russi sarebbero molteplici: la distruzione dell’esercito ucraino concentrato sin dall’inizio delle ostilità nel Donbass (valutabile attorno alle 40.000-60.000 unità) ed il perfezionamento dei futuri confini, così da dare compattezza alla regione da annettere alla Russia. In ogni caso, anche in caso di una severa sconfitta dell’esercito ucraino, difficilmente la “battaglia del Donbass” segnerà la fine delle ostilità.

Le potenze anglosassoni hanno infatti interesse a protrarre il più a lungo possibile il conflitto e, a tal fine, si apprestano a riversare in Ucraina quantità sempre maggiori di armi per alimentare “la resistenza”. L’Inghilterra, in particolare, che sta giocando un ruolo di primissimo piano in Ucraina, come testimonia il viaggio di Johnson a Kiev del 9 aprile, ha promesso l’invio di istruttori, artiglieria, missili anti-nave Harpoon e persino di blindati per il trasporto dei sistemi anti-aerei Starstreak. Tale attivismo britannico si spiega col fatto che, nella “terza guerra mondiale” ingaggiata dalle potenze anglosassoni contro quelle continentali per il controllo del Rimland, il quadrante europeo dell’Eurasia è affidato a Londra, mentre Washington e Canberra devono concentrarsi sul Pacifico e sulla Cina.

Cosa sperano di ottenere le potenze anglosassoni dal prolungamento ad oltranza della guerra in Ucraina, novella “Siria” nel cuore dell’Europa? Come evidenziato a più riprese nelle nostre analisi, qualsiasi comprensione geopolitica degli eventi in atto, deve abbracciare l’Eurasia nel suo complesso e perciò l’asse orizzontale Cina-Russia-Germania (con le sue molteplici diramazioni verticali in Birmania, Pakistan, Iran, Italia, etc.). Protraendo il conflitto almeno per tutto il 2022, gettando nel teatro ucraino un quantitativo sempre maggiore di armi sempre più letali, le potenze marittime anglosassoni sperano di:

– indebolire ulteriormente la Russia, così da rendere possibile la caduta di Putin e la ricollocazione strategia del Paese in funzione anti-cinese (o perlomeno la scomparsa della Russia come fattore di potenza, sull’onda di una crisi politica e di un collasso socio-economico);

– portare a termine la destabilizzazione dell’Europa, con un focus particolare su Germania e Italia.

A più riprese, infatti, si è sottolineato come gli obiettivi anglosassoni della guerra in Ucraina fossero su due fronti: quello russo e quello tedesco. Le invettive sempre più violente di Zelensky contro la leadership tedesca, rea di non fornire abbastanza armi e di ostacolare l’embargo totale ai danni della Russia, esemplificano bene questo fenomeno. Esacerbando il conflitto in Ucraina e trascinandolo fino al prossimo autunno, gli angloamericani auspicano di imporre l’agognato blocco delle forniture energetiche dalla Russia, così da gettare in una prolungata e severa recessione economica la Germania e l’Italia, che più dipendono dal gas russo. A quel punto, “l’asse mediano” dell’Europa, che ha la sua naturale continuazione in Algeria e che tende naturalmente a convergere verso Russia e Cina, sarebbe gettato nel caos o, quantomeno, gravemente indebolito, anche perché gli anglosassoni lavorano attivamente per fare terra bruciata ovunque gli italo-tedeschi possano rifornirsi, in Libia come in Angola. Ogni missile Starstreak inviato dagli inglesi in Ucraina, è un missile finalizzato a lasciare Germania e Italia a secco di energia: tutto lasciare supporre che l’autunno 2022 sarà uno dei più duri a memoria d’uomo.

Federico Dezzani

in https://www.ariannaeditrice.it/articoli/dopo-la-conquista-del-mare-di-azov

Grinpaz e altre miserie

La comunicazione in mano a gruppi globalisti ha da tempo un solo intento: operare per non perdere l’egemonia economico-finanziaria-culturale del mondo o del cosiddetto Occidente. L’atlantismo ne è il braccio militare. Si tratta di un progetto che ha quale prima arma proprio la comunicazione. Anche questa è una banalità. Ma non per tutti.
Negli ultimi due anni abbiamo fatto un’esperienza concentrata dell’azione della comunicazione e dei suoi devastanti effetti nei confronti del pensiero critico. Ci cono numerosi campioni per rappresentarne gli effetti. Uno di questi riguarda le categorie che la vulgata considera le più intelligenti: Giornalisti e il loro Ordine, Medici e il loro Ordine, Farmacisti e il loro Ordine, Magistrati e la loro Associazione, Politici e i loro Partiti. Se ci fosse l’Ordine dei Cantanti, farebbe parte del qui presente elenco, anche se non tutti li considerano al pari degli individui che riempiono le categorie segnalate. Nel senso che li considerano di più di quanto non accada nei confronti di un problema politico-sociale. Il Festival di Sanremo è più seguito della finale di Champions e dell’elezione (ahi!) del Presidente della perduta Repubblica italiana.
Tutto un insieme di ubbidienti, inconsapevoli scientisti e apologeti dell’Istituzione in quanto tale, qualunque cosa sputi fuori, che ha remato contro, fino alla criminalizzazione, chiunque ponesse domande e esprimesse dubbi sulla politica imposta a colpi di decreti legge e a suon di parlamento esautorato.
Il bombardamento a tappeto, quotidiano, prolungato, ininterrotto nei confronti di tutti, le scomuniche nei confronti degli eretici professionali che oltre che pensare, osservare e dubitare altro reato non commettevano se non rispettare quanto giurato a Ippocrate, alla Corte costituzionale e sottoscritto con codici deontologici.
Due anni siffatti hanno avuto un epilogo in forma varia. Ne prendiamo due tra i più. La spaccatura sociale e ciò che di misero economico e culturale ne consegue. Un particolare ringraziamento andrebbe a molti per tale importante risultato. Ma, anche qui, prendiamo a campione Draghi e Mattarella che senza esitazione (accettabile) ma anche senza ammenda (inammissibile) hanno affermato menzogne sul vaccino, sulla sua efficacia, sulla sua protezione dalla morte, sulla recuperata libertà che implicava.
Il secondo aspetto è che ancora una cospicua percentuale di connazionali crede che il grinpaz abbia ragioni sanitarie. Mortificante. Oltre ai due altolocati citati si uniscono agli squadristi democratici Mentana, Formigli, Gruber, Brindisi, Severgnini, Fontana e molti altri. Ogni italiano è in grado di compilare lunghi elenchi.
Così, il grinpaz, mascherato da elemento sanitario, è entrato nelle abitudini. Aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto in vista della logica egemonica occidentale e del cosiddetto capitalismo della sorveglianza.

Sennò come dichiarare serenamente (Josep Borrell Ue, Boris Johnson Uk, Jens Stoltenberg Nato, Kamala Harris, Usa) che la Russia sta scatenando, in Europa, la più grande guerra dopo la seconda guerra mondiale senza che neanche un farabutto tra gli squadristi democratici alzi la manina per ricordare che in Serbia la Nato e l’Italia hanno bombardato Belgrado per una questione di politica loro interna e hanno ucciso 2500 civili, di cui 89 bambini, oltre ai 12500 feriti. Perché nessuno ricorda l’unilaterale dichiarazione di indipendenza del Kosovo sotto l’ala dalla Nato?
La detenzione della comunicazione in poche mani e della medesima cricca rende impossibile una democrazia popolare. Tuttavia, il nefasto progetto ordoliberista non potrà essere considerato attestato come realtà ordinaria di riferimento finché l’attuale generazione della società civile non sarà perita o annullata. Se, per allora, qualcosa dovesse andare per loro storto, si aprirà forse la condizione per giocare la carta spirituale la sola che i perdenti di oggi hanno in mano. È una carta spirituale, che punta tutto su una nuova nascita. L’opzione per una vita non più a punti.

Lorenzo Merlo

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/vita-a-punti-maschera-e-scopo-del-terrore-e-del-grinpaz

Valute di riserva

L’Iran è saldamente legato al petro-yuan. L’Iran ora può contare su una flotta di superpetroliere, opportunamente assicurate, per esportare il proprio petrolio. Il calcolo iraniano è che la guerra economica di Washington stimolerà i prezzi del petrolio più alti. Quindi, anche se le esportazioni dell’Iran sono destinate a soffrire, il reddito energetico potrebbe non essere influenzato. Protetti da tutte queste drammatiche eruzioni, troviamo alcuni dati sorprendenti. L’Iran e la Russia possono sedere su un sorprendente valore di 45 trilioni di dollari in riserve di petrolio e gas. Il fracking americano è in gran parte un mito. L’Arabia Saudita potrebbe avere al massimo 20 anni di riserve petrolifere rimaste. Si tratta di energia – sempre. I soliti sospetti difficilmente si siederanno e si rilasseranno mentre la Russia infinitamente demonizzata, proprio come la Norvegia, costruisce una solida classe media attraverso le entrate petrolifere e gli enormi surplus delle partite correnti. Le campane d’allarme stanno per suonare, secondo le parole di “Putin ha ripreso l’OPEC”. In effetti, fu Putin a convincere Mohammad bin Salman (MBS) a combattere insieme l’offensiva degli scisti statunitensi . L’enigma dell’OPEC-plus-Iran è tutt’altro che risolto. Solo una cosa è certa; il futuro parla di guerre di risorse brutali e nascoste. Fonte: Asia Times Traduzione: Luciano Lago

pubblicato la prima volta su terzapaginaweb.com nel 2018

Fino all’ultimo ucraino

di Karine Bechet-Golovko

La guerra in Ucraina sta prendendo una piega: la costituzione di battaglioni, non più neonazisti, ma puramente criminali. È il caso della città di Kharkov, presa in ostaggio da comuni criminali di Kiev – nel senso letterale del termine. L’Occidente ha bisogno di una guerra sporca.

Kiev non può vincere la guerra in modo pulito, per quanto una guerra possa essere pulita, quindi l’Ucraina ha accettato di combattere contro il suo stesso popolo, anche contro il suo esercito regolare, troppo indebolito dalla Russia e in gran parte disarmato. In ogni caso, l’Ucraina non ha scelta, deve lanciare fino all’ultimo ucraino in questa lotta all’ultimo sangue per l’onore, in ogni caso l’esistenza, del mondo atlantista. È il prezzo da pagare.
Questo è l’unico modo in cui l’Ucraina interessa al mondo occidentale.

Apprendiamo così dal Ministero della Difesa russo che a Kharkov si stanno formando tre nuovi battaglioni: “Slabojanchina”, “Kharkivtchina-1” e “Kharkivtchina-2”. Questi battaglioni sono composti da ex criminali, condannati per reati gravi e molto gravi, e che hanno scontato la loro pena nelle carceri locali.

Questi battaglioni hanno lo scopo di impedire la partenza di civili dalla città di Kharkov , in altre parole devono tenere in ostaggio la popolazione ucraina. E poiché i militari ucraini hanno l’idea giusta o sbagliata, a seconda del punto di vista, di arrendersi all’esercito russo, questi battaglioni criminali devono anche monitorare l’esercito e avere l’ordine di distruggere sezioni dell’esercito regolare ucraino, se questi non si mostrano obbedienti in battaglia o se tentano di arrendersi.

Il vicesegretario generale della NATO ha giustamente affermato che la prima fase del conflitto sarebbe presto finita e che la seconda fase sarebbe stata molto più sanguinosa. Il consigliere di Zelensky, Arestovitch, aveva dichiarato anche che, se l’esercito ucraino avesse presto esaurito i mezzi, ciò non avrebbe posto fine alla guerra, ma si sarebbe impegnato in tutte le strade del paese.

Tutti stanno preparando una guerra sporca. E contro questa guerra, la Russia non può vincere stando a distanza, facendo pochi colpi precisi. Se non assicura una presenza sul territorio che vuole smilitarizzare, rischia un Afghanistan ai suoi confini.

Karine Bechet-Golovko

Fonte: Russiepolitics

Traduzione: Gerard Trousson

In trappola!

Al momento, quanto resta del reggimento AZOV dell’esercito ucraino (il vero reggimento nazista) è trincerato nella vasta area industriale di Azovstal a Mariupol, in Ucraina. Il gruppo, che conta 20 persone – consiglieri militari americani e britannici, nonché diversi consiglieri della SBU (polizia segreta) ucraini – è trincerato, insieme ai combattenti Azov.

Sebbene siano state offerte loro diverse possibilità di evacuare Mariupol, hanno scelto di rimanere. Oggi è troppo tardi per evacuarli perché le forze russe stanno bombardando quest’area per denazificarla.

Durante la notte, l’Ucraina ha inviato due elicotteri militari a Mariupol per cercare di salvare le persone, consiglieri miltari ed agenti dei servizi di intelligence di Stati Uniti, Regno Unito e della polizia segreta Ucraina, tutti intrappolati. Questi due elicotteri sono atterrati senza incidenti, ma quando sono decollati sono stati abbattuti.

Uno di questi elicotteri aveva a bordo 17 persone, 15 delle quali sono morte quando l’elicottero è stato colpito e si è schiantato al suolo. I due sopravvissuti sono stati fatti prigionieri dalle forze russe.

Il secondo elicottero è stato colpito a diversi chilometri dalla costa di Mariupol ed è caduto nel Mar d’Azov. Le scialuppe di salvataggio sono state inviate, ma non è ancora noto se qualcosa o qualcuno sia stato trovato in acqua.

Uno degli elicotteri Mi-8 è stato abbattuto da… un missile americano STINGER. Un missile antiaereo STINGER lanciato dall’uomo fornito all’Ucraina dagli Stati Uniti e successivamente catturato alle forze ucraine dalle forze russe.

Di più !
Secondo fonti segrete, i corpi di due agenti dei servizi segreti francesi, che sarebbero stati accreditati dalla Dgse, sarebbero stati recuperati nell’elicottero precipitato.

Se fosse vero, questo spiegherebbe i disperati tentativi del presidente francese Macron di far evacuare Mariupol dai francesi la scorsa settimana! Le richieste di Macron a Putin sono state respinte. Se gli agenti dell’intelligence francese sono stati imbarcati con le truppe naziste dell’AZOV, allora questo è un enorme problema di pubbliche relazioni per la Francia e per la NATO.

Elicottero abbattuto

Parere editoriale di Hal Turner

Ad un certo punto, la presenza di “consiglieri” militari stranieri e “agenti” dell’intelligence straniera trasformerà questo conflitto Ucraina-Russia in un conflitto NATO-Russia. Una volta varcata ufficialmente quella soglia (e spetta alla Russia decidere), la guerra sarà alle porte.

La presenza di un gruppo di militari americani e britannici in prima linea non solo confermerebbe il grado di coinvolgimento dei paesi NATO nel conflitto di Azov, ma anche il fatto che l’Ucraina è uno stato fantoccio americano utilizzato per condurre una guerra per procura contro la Russia.

Fonte:

https://halturnerradioshow.com/index.php/en/news-page/world/american-and-uk-military-advisors-plus-france-intel-operatives-holed-up-with-azov-nazis-in-mariupol-now-trapped-by-russian-forces

Traduzione: Gerard Trousson

https://www.controinformazione.info/intrappolati-consiglieri-militari-americani-e-britannici-oltre-ad-agenti-segreti-francesi-con-i-nazisti-da-azov-a-mariupol-ora-intrappolati-dalle-forze-russe/

Discorso dal nuovo mondo

In effetti, cosa sta succedendo, cosa è già successo? Abbiamo fornito ai consumatori europei le nostre risorse, in questo caso il gas, e loro l’hanno ricevuto, ci hanno pagato in euro, che poi sono stati congelati. A questo proposito, ci sono tutte le ragioni per ritenere che abbiamo fornito parte del gas fornito all’Europa praticamente a titolo gratuitoQuesto, ovviamente, non può continuare. Inoltre, in caso di ulteriori forniture di gas e del loro pagamento secondo lo schema tradizionale, possono essere bloccate anche nuove entrate finanziarie in euro o dollari. Un tale sviluppo della situazione è del tutto prevedibile, soprattutto perché alcuni politici in occidente ne parlano pubblicamente. Inoltre, è in questo senso che si esprimono  i capi di governo dei paesi dell’UE. I rischi dell’attuale stato di cose sono, ovviamente, per noi inaccettabili.

E se si guarda alla questione nel suo insieme, il trasferimento dei pagamenti per la fornitura di gas russo ai rubli russi è un passo importante verso il rafforzamento della nostra sovranità finanziaria ed economica. Continueremo a muoverci in questa direzione in modo coerente e sistematico nell’ambito del piano a lungo termine, per aumentare la quota di transazioni nel commercio estero nella valuta nazionale e nelle valute di quei paesi che agiscono come partner affidabili. A proposito, probabilmente avrete sentito dire che molti fornitori tradizionali di risorse energetiche nel mercato mondiale parlano anche di diversificare le valute di regolamento.

Lasciatemelo ripetere ancora una volta: la Russia ha a cuore la sua reputazione commerciale. Rispettiamo e continueremo a rispettare i nostri obblighi derivanti da tutti i contratti, compresi i contratti del gas, e continueremo a fornire gas nei volumi stabiliti, voglio sottolinearlo, e ai prezzi specificati nei contratti a lungo termine esistenti. Sottolineo che questi prezzi sono parecchie volte inferiori alle quotazioni attuali del mercato spot. Questo significa in poche parole? Significa energia, calore, luce nelle case degli europei, fertilizzanti per gli agricoltori europei e, alla fine, cibo a un prezzo accessibile. E significa infine competitività per le  imprese europee, quindi stipendi ai cittadini europei.

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