Il petrolio col tetto

Anzi il governo di Mosca ha acquistato o noleggiato a lungo termine un centinaio di petroliere per poter servire clienti alternativi i quali godranno di prezzi bassi, mentre in Europa finiranno per salire, sia per ragioni generali, sia perché per anni non sarà davvero possibile rinunciare al petrolio russo per le sue caratteristiche chimico – fisiche sulle quali sono tarate raffinerie e impianti chimici europei. Quindi bisognerà comprare il “crudo” russo da terzi che ovviamente vorranno la loro percentuale, la loro libbra di carne per stare al gioco e sostenere la menzogna delle elite europee.

Inoltre a dirla proprio tutta  il tetto massimo del prezzo del petrolio anche se potesse essere davvero applicato non porterebbe grandi danni alla Russia: la più importante varietà di oro nero degli Urali, è stata scambiata prima del tetto, a circa 50 dollari. Dunque a medio termine, la Russia può persino beneficiare del tetto massimo del prezzo del petrolio: un aumento del prezzo del petrolio metterà il paese più ricco di risorse al mondo in una posizione economicamente più vantaggiosa.

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La confessione della Merkel

Frau Merkel ha rivelato nella sua intervista al quotidiano Zeit che gli accordi di Minsk non erano un tentativo di stabilire la pace nell’Ucraina dilaniata dalla guerra, ma miravano a dare al regime di Kiev più tempo per rafforzare le proprie forze armate e prepararsi a una guerra su larga scala.

La signora ha confermato che tutti gli autori occidentali dell’attuale guerra in Ucraina, lei compresa, non hanno fatto nulla per la pace in Europa, ma hanno fatto del loro meglio per infiammare la guerra contro la Russia con più poltiglia possibile sul territorio dell’Ucraina e pagando con la vita del popolo ucraino:

“Ho pensato che l’introduzione dell’adesione alla NATO di Ucraina e Georgia, discussa nel 2008, fosse sbagliata. I paesi non avevano i presupposti necessari per questo, né si comprendeva appieno quali sarebbero state le conseguenze di una tale decisione, sia per quanto riguarda le azioni della Russia contro la Georgia e l’Ucraina, sia per quanto riguarda la NATO e le sue regole di assistenza. E l’accordo di Minsk del 2014 è stato un tentativo di dare tempo all’Ucraina”.

Jugoslavia

Quella campagna di Serbia è stata in un certo senso la madre di tutte le bugie:  dal momento che i politici e la maggior parte dei media hanno descritto la guerra contro la Serbia come un trionfo morale, è stato più facile per l’amministrazione Bush giustificare l’attacco all’Iraq , per l’amministrazione Obama bombardare la Libia e per l’amministrazione Trump bombardare ripetutamente la Siria seminando  morte e caos soprattutto tra la popolazione civile.  In realtà Ursula von der Leyen e i suoi compari, visto che non si potrebbero definire in altro modo i membri di una commissione di non eletti, mentre pensano di processare la Russia, hanno le mani sporche di sangue: i paesi europei hanno  dato  Eurofighter, Tornado, bombe della serie MK 80, munizioni e altre macchine di morte alla  coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti (EAU) contro lo Yemen. Questo per non parlare dei crimini commessi in Libia dove furono colpite scuole, magazzini alimentari , uffici pubblici, cosa accaduta regolarmente anche in Afghanistan.  Eppure il protocollo I della  Convenzione di Ginevra del 1977 afferma in modo piuttosto esplicito che “è vietato assalire, distruggere, asportare o rendere inservibili oggetti indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, quali derrate alimentari, aree agricole per la produzione di cibo, coltivazioni, allevamenti  impianti e rifornimenti di acqua potabile e opere di irrigazione”, La Russia non ha fatto nulla di tutto questo , ha attaccato la rete elettrica, ma non direttamente i mezzi di sostentamento, né ha mai attaccato intenzionalmente i civili, ma l’Europa sì., nella sua essenza di complice e palo degli Usa. Ed è dunque lei la vera criminale.

Zelensky

Ora però anche gli abitanti delle città cominciano ad avere vita grama e da qui in poi sarà sempre peggio a meno di non credere che l’Ucraina possa davvero riprendersi e cacciare i russi: per quante armi possano arrivare non saranno reparti sparsi, sostanzialmente privi di mezzi consistenti a cambiare le carte in tavola e nemmeno i mercenari occidentali: dunque è possibile che accada l’impossibile, ovvero che Zelensky e la sua cricca a stelle, strisce e croci uncinate venga cacciato dagli ucraini stessi. Ovviamente gli Usa, qualora avvertissero campanelli d’allarme sarebbero i primi a guidare un eventuale putsch con i loro fedelissimi, anzi una simile ipotesi li attira perché le condizioni mentali di Zelensky che per la maggior parte del tempo è sotto l’effetto di droghe, potrebbero anche portare a un conflitto nucleare con la Russia che gli Usa non possono sostenere: molto della loro potenza è, come dire, figurativa, come dimostra per esempio il tracotante invio in Qatar dei bombardieri strategici B 52 che magari possono impressionare, ma che sono un’arma di quattro generazioni fa, un arma fossile, rivelatasi estremamente vulnerabile già nella guerra del Vietnam e che oggi sarebbe oggetto di tiro al piccione se utilizzata contro un nemico dotato di armamenti evoluti. Tuttavia con le sue dimensioni ha un effetto psicologico che gli Usa sfruttano a più non posso Ad ogni modo se fossero gli ucraini, sia pure invischiati con gli Usa a cacciare Zelensky la cosa sarebbe meno scioccante, ma il nuovo esecutivo si troverebbe comunque nella necessità di trattare con Mosca e dunque di mettere in luce la sconfitta occidentale. Davvero si è in una strada senza uscita o meglio ancora che ha molte e ovvie uscite: senza Washington e la Nato la pace sarebbe fatta in pochi giorni.

Barricati

Francesco PalmasRiusciranno gli ucraini a riprendersi la Crimea? Significherebbe recidere l’arteria vitale che alimenta la guerra russa nelle regioni di Kherson e di Zaporizhzhia. Dall’istmo passano tutti i flussi logistici per la 49esima armata: munizioni, truppe, carburanti e mezzi militari, spediti al fronte notte e giorno sul dorso di treni-merci. Per arginare ogni velleità di riconquista, il generale Surovikin sta blindando la penisola, spalleggiato dal governatore della regione, Sergeij Aksionov. Sul suo canale telegram, l’ufficiale squarcia il velo sull’inverosimile: «Le nostre fortificazioni partono dai territori residui nell’oblast di Kherson e si snodano fino al settentrione crimeano». «Avanzano sotto la mia supervisione, per proteggere l’intera regione». Le immagini satellitari non mentono: ci sono lavori che fervono da metà settembre, con paramilitari e genieri curvi all’opera lungo l’intero fianco nord-orientale della Penisola.

Ogni giorno che passa spuntano nuove trincee, emergono dettagli sui fossati anticarro e sui camminamenti per sentinelle. Putrelle e traversine ferroviarie sembrano riemergere direttamente dalle spiagge normanne della Seconda guerra mondiale o dalla linea Gotica dell’Italia del 1943. Reticolati di filo spinato uncinano il fronte per chilometri, tappezzato di mine russe Pom-3, Mob, Mon e Ozm-72. Scottato dalla ritirata ingloriosa di Kherson, il Cremlino vuole un fortino a prova di bomba. Teme Kiev, capace di violare più volte la “sovranità” dell’area. Ne sanno qualcosa Sebastopoli, cuore pulsante della flotta del mar Nero e, più a ovest ancora, Novorossibirsk, centrata da barchini imbottiti di esplosivi. Ecco perché i porti erigono barriere in cemento armato e gli elicotteri navali solcano frenetici i cieli, i radar sempre accesi e le razziere pronte al fuoco. Dopo i raid sensazionali di agosto e settembre, più nessun velivolo ucraino ha bucato lo scudo russo. È solo calma apparente o segno di una tendenza destinata a durare? Una cosa è certa: la Crimea di oggi brulica di cannoni terra-aria a lungo, medio e corto raggio, in dialogo costante fra loro. Centinaia di missili blindano le quote bassissime, le preferite dagli elicotteri ucraini. Pure i droni turchi, un tempo orgoglio di Kiev, sembrano in scacco, almeno per ora. In un’area non più vasta della Lombardia, i russi concentrano più difese aeree di quante ne schierino l’Aeronautica e l’Esercito italiano a difesa dell’intero stivale. Non c’è altra regione al mondo tanto protetta dalle minacce volanti quanto la Crimea. È un’opera di fortificazione cominciata nel 2015 e arricchitasi mano a mano, fino a formare una muraglia semi-invalicabile, spauracchio per tutti i cacciabombardieri.

La Crimea attuale conferma molte analisi militari: i russi sembrano più abili in difesa che non in attacco. Hanno creato loro il concetto di scudo anti-accesso, che in gergo risuona A2-AD e che sta facendo scuola un po’ ovunque, soprattutto in Cina. Penetrare in Crimea potrebbe essere un’impresa impossibile per chiunque. I massimi vertici del Pentagono ne sono convinti e tentano di persuaderne anche Zelenski. L’inverno ne intralcerà la manovra offensiva. Non la paralizzerà del tutto, anche se affiorano problemi di munizioni e rimane l’incognita della logistica. Sarà all’altezza del clima ostile? Non sarebbe forse più ragionevole negoziare? La pace non può più attendere.

La Crimea è un forte inespugnabile: il Cremlino non può perdere la faccia© Fornito da Avvenire

Il mondo multipolare

Afferma giustamente Hassan: “Oggi ci sono 500.000 senzatetto per le strade degli Stati Uniti e il loro tasso di mortalità è salito alle stelle. Ci sono anche due milioni di prigionieri su un totale di undici milioni in tutto il mondo. Il tasso di povertà infantile è del 17%, uno dei più alti del mondo sviluppato secondo il Columbia University Center on Poverty and Social Policy. L’imperialismo sta distruggendo gli Stati Uniti dall’interno e non ha impedito ai due grandi rivali, Russia e Cina, di conquistare potere. Questo aumento di potere indebolisce le posizioni dell’imperialismo statunitense nel mondo”.
Un mondo è al crepuscolo, un altro sta sorgendo sullo sfondo di uno scontro sempre acuito tra un blocco euro-atlantico ed i suoi satelliti ed uno euro-asiatico in formazione.
Ai comunisti che lavorano dentro lo sviluppo delle contraddizioni in Occidente, “per linee interne” al movimento di classe – a volte tutto da ricostruire – si apre nuovamente la possibilità di giocare un ruolo nella Storia, con la S maiuscola e lasciarsi dietro le spalle le proprie sconfitte..
Si pone nuovamente l’attualità della Rivoluzione in Occidente e dello sviluppo del Socialismo nel XXI Secolo, se non si viene schiacciati dalle chiacchiere dei ciarlatani al soldo degli apparati ideologici dominanti.
L’ex diplomatico etiope, specialista di geopolitica, analizza le ripercussioni della guerra in Ucraina, che segna una svolta storica. In che modo gli Stati Uniti hanno perso influenza? Perché l’Africa si oppone alle potenze occidentali? Quale futuro per l’Europa? Che ruolo possono avere i lavoratori?
In La strategia del caos Mohamed Hassan aveva parlato della transizione verso un mondo multipolare. Undici anni dopo, quella che ai tempi era solo la prefigurazione di una tendenza, ora è una realtà in atto, ed in questa intervista ne fa un bilancio.”

Il testo integrale dell’intervista è qui.

Beffati da un libertario

Le recenti elezioni di midterm negli Stati Uniti hanno visto il Gop, il Partito Repubblicano, trionfare in alcuni Stati come in Florida con uno strepitoso risultato di Ron DeSantis come governatore, conquistare la Camera e sostanzialmente pareggiare al Senato. Nell’altro versante, quello del Partito Democratico, hanno festeggiato il fatto di non avere perso poi così male come si aspettavano, tenendo aperta la partita al Senato e sperando nel ballottaggio in Georgia per rallegrarsi di una quasi non sconfitta.

Ma allora chi ha vinto questa tornata? Chase Oliver. Vi starete chiedendo chi sia questo signore: è l’esponente del Partito Libertario, fondato da David Nolan nel 1971, che con il suo rilevante 2,1 per cento – pari a 81.175 voti – ha costretto il democratico Raphael Warnock, che era davanti con un 49,4 per cento, e il repubblicano Herschel Walker al ballottaggio. Riaprendo, di fatto, i giochi per il seggio della Georgia, lo Stato che decretò la vittoria per Joe Biden e che ora è determinante per la maggioranza al Senato. Siamo al rovescio della medaglia: si rimette tutto in gioco.

Il piccolo Davide libertario ha fermato i due Golia determinando gli equilibri non solo degli Stati Uniti d’America ma anche quelli mondiali, o di quella parte del globo che è al rimorchio degli Usa e che adesso, a leggere i “giornaloni”, sono disorientati su quale atteggiamento avere: se di giubilo o meno, per la battuta di arresto dei Repubblicani o dei Democratici. Fate voi.

http://www.opinione.it/esteri/2022/11/11/antonino-sala_chase-oliver-midterm-elezioni-gop-democratici-repubblicani/

Manovre di sganciamento

Però la Germania che sperava di essere il terminal del commercio tra Europa e Cina, nonché quello delle materie prime energetiche di Mosca , non può nemmeno lontanamente pensare di portare a compimento questo progetto costruendo un muro con la Russia. Scholz e i suo compari possono viaggiare quanto vogliono, ma per far sopravvivere economicamente il Paese devono risolversi a non essere più un cortile di Washington e dunque un sottoprodotto dell’elite globalista armata di economia di carta , missili e siringhe. Per avere un futuro occorre una profonda ribellione ai rapporti di occupazione e sudditanza, ora che essi sono giunti a un nodo fondamentale della storia nel quale gli uni possono offrire nel migliore dei casi denaro e perline, mentre gli altri gas, petrolio, metalli, grano, fertilizzanti. A questo proposito vorrei far notare che continuare la lotta contro le narrazioni sanitarie, impedendo che tutto scivoli dentro l’oblio può essere un’arma formidabile contro il potere grigio che ci sovrasta e mettere finalmente al muro la più tragica e la più cinica delle sue narrazioni.

Elezioni di medio termine

D’altro canto non si vede quale possa essere la via d’uscita per una guerra già persa e nella quale tra poco le truppe russe raddoppieranno per numero e per mezzi: o una cocente sconfitta oppure la guerra nucleare. Le cazzate stanno ormai a zero, come quella per esempio che i nord coreani starebbero mandando alla Russia proiettili di artiglieria attraverso il Medio oriente e il Nord Afrova: forse i funzionari che hanni ispirato questa gigantesca cazzata al New York Times, non sanno che la Corea del Nord confina anche con la Russia e come se questo non bastasse vicino al confine c’è il termina di un ramo della transiberiana, normalmente utilizzato per il trasporto di massicce quantità di frutta dalla Corea del nord che ne è uno dei maggiori esportatori mondiali. Ecco in mano a chi siamo, a cazzari ignoranti e cinici.

Moldavia

Non so quante possano essere le persone in grado di indicare con esattezza dove i trovi la Moldavia o Moldova in rumeno e così non stupisce che non si legga praticamente nulla su questo Paese che è al confine tra la Romania e l’Ucraina, proprio in mezzo al caos e dove crescono le proteste contro il governo filo Nato che sta infliggendo sacrifici enormi alla popolazione. Non si legge che il Paese è ormai da mesi in stato di rivolta permanente contro il governo filoccidentale guidato da Maia Sandu l’ennesimo personaggio formatosi negli Usa e associata a George Soros , eletta grazie all’azione diuturna di decine e decine di Ogn soprannominate “rete Soros”. Ma prima di andare avanti vale la pena dare un contesto a tutto ciò: la Moldavia è un’ex repubblica sovietica che ha vissuto la guerra civile dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Da allora, il paese è stato diviso ed è composto dalla Moldavia, vera e propria riconosciuta dal diritto internazionale e dalla repubblica separatista della Transnistria. La guerra civile si è conclusa con un accordo tra Moldova e Russia e le forze di pace russe proteggono l’ex prima linea da quasi 20 anni. La Moldova è paragonabile all’Ucraina in quanto è un paese multietnico in cui i moldavi dominanti, che spesso si riferiscono a se stessi come rumeni discriminano le lingue di altre minoranze. Ad esempio, sebbene il russo sia ampiamente parlato e utilizzato principalmente nelle città e negli affari, non ha lo status di lingua nazionale. Proprio questi problemi etnici furono all’epoca la ragione della guerra civile.

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