Buoni propositi per il nuovo anno

Ho lasciato l’italia e un lavoro super pagato (contratto indeterminato) poco piu di 3 anni fa, viaggiato tanto e ora abito e lavoro in Norvegia (dove guadagno meno di quello ch prendevo in italia 3 anni fa). Credo di aver visto e toccato tante situazioni ed esempi che mi hanno insegnato piu di mille parole valide. Tutt’ora non esiste giorno che passi senza che io mi senta colpevole per non aver trovato soluzioni e per sostenere quel sistema che riconosco colpevole ma al quale sono tutt’ora legato. Anche se in modo alquanto sofferente. Avrei tutte le carte per “cavalcare l’onda individuale” e fregarmene, ma non passa giorno che non mi accusi guardandomi allo specchio. La soluzione non ce l’ho ancora ma la cercherò; fosse l’ultima cosa che faccio nella mia vita.
Contro tutti i pareri di amici e parenti sto per lasciare la norvegia e relativo lavoro. Tra circa 2 settimane conto di essere in italia; sto accumulando pazienza, ottimismo e resistenza per non farmi logorare dalla situazione e cercare di fare qualcosa; spero bastino.
Parlerò nuovamente con gli ‘amici’ e parenti che credono alla tv e sperano in Napolitano, che sognano un lavoro a contratto per poter comprare un auto e che nel frattempo credono alle realta dei tg e striscia la notizia. Parlerò con i miei genitori dell importanza dell’ indipendenza energetica e in particolare di pannelli fotovoltaici e un sistema di raccolta di acque piovane e l’ importanza di avere proprie sementi riproducibili (vedi strategia Monsanto) dato che loro sono contadini. Mostrero come si puo vivere con 50€ al mese di cibo e che bisogna evitare di acquistare tutto cio che non é indispensabile. Quando si acquista bisogna sapere che ‘stiamo votando’ incrementando un produttore/principio di produzione. Quindi mi auguro che lentamente io possa trasmettere quello che ho imparato sulla ‘responsabilitá collettiva’.
Mostrerò che si possono fare e produrre molte cose da materiali ormai buttati. Cose come un ricevitore radio interamente recuperato da una lavatrice rotta. Mostrerò quante volte puo essere utilizzato un bicchiere di carta tipo mc donald (qui in Norvegia a me dura piu di un mese con una media di 3 thé al giorno). Cercherò di rivalutare il valore dei libri e svalutare la tv attuale. Trasmettere le conoscenze relative al valore della qualita dei rapporti umani e del valore delle cose, il rispetto per cio che ci circonda e la necessita ad aprirsi per migliorare. (corsivo nostro)

Le colpe della macchina del consumismo e relativi effetti politici, sociali, ecologici e morali. Cercherò una mano di sostegno da chi ‘capisce’ e decide di contribuire. Ho molte persone che possono offrirmi alloggio in cambio di mano d’opera (sono operaio specializzato) ma se tutto dovesse andare male come nel peggiore scenario greco attuale sarò preparato almeno logisticamente. Mi armero dell’equipaggiamento che avevo durante i miei viaggi: zaino da 35 litri, tenda, sacco a pelo,3 mutande,3 magliette,1 pantalone, 1 felpa, 1 costume da bagno e il mio diario. In norvegia (paese carissimo e altamente consumistico) posso sopravvivere con meno di 50€ al mese per il cibo, purtroppo le condizioni meteo non permettono di dormire in tenda a differenza dell’italia. Cercherò di vivere e godere della primavera del cambiamento poiché ho deciso di correre fuori dal gregge; voglio vivere e partecipare al cambiamento.

Nunzio (fonte: http://www.oltrelacoltre.com/?p=17719)

La fuga dei talenti

IL MANIFESTO:

1. Il fenomeno dell’espatrio dei giovani professionisti qualificati dall’Italia è un’emergenza nazionale. Si parte, ma non si torna (se non per assoluta necessità), né si attraggono giovani di talento da altri Paesi. In Italia non esiste “circolazione” dei talenti.

2. L’Italia non è un Paese per Giovani. È per questo che siamo dovuti andar via, o non possiamo a breve farvi ritorno. L’Italia è un Paese col freno a mano tirato, nella migliore delle ipotesi. Un Paese dove la classe dirigente -che si autoriproduce da decenni- ha fallito. All’estero i giovani hanno uguale diritto di cittadinanza delle generazioni che li hanno preceduti.

3. Il processo selettivo all’estero è di gran lunga più trasparente e meritocratico rispetto all’Italia. Anche la quantità di offerte lavorative è maggiore, di migliore qualità e meglio pubblicizzata.

4. Il percorso di carriera all’estero è chiaro, definito e prevede salari mediamente di gran lunga maggiori rispetto all’Italia, soprattutto per giovani neolaureati.

5. All’estero non conta l’anagrafe: puoi ottenere posizioni di responsabilità a qualsiasi età, se vali. Anche a 25 anni.

6. La “raccomandazione” all’estero è trasparente: chi segnala ci mette la faccia e si gioca la reputazione. In Italia è nascosta, premia i mediocri, i “figli-nipoti-cugini di” e i cooptati. Il nepotismo è una piaga nazionale, da debellare anche mediante l’introduzione di uno specifico reato penale.

7. All’estero si scommette sulle idee dei giovani. Le si finanzia e le si sostiene, nel nome dell’innovazione. In Italia -invece- i finanziamenti vanno prevalentemente a chi ha un nome o un’affiliazione.

8. All’estero esiste -in molti casi- un welfare state che sostiene i giovani, per esempio attraverso un reddito minimo di disoccupazione o sovvenzioni per il pagamento dell’affitto. In Italia il Welfare State è quasi interamente “regalato” agli anziani. I giovani sono abbandonati a se stessi, a carico delle famiglie. Il vero “ammortizzatore sociale” nel Belpaese sono le famiglie: lo Stato, la politica, hanno fallito.

9. All’estero esiste il ricambio generazionale: in politica, come in imprenditoria, come nell’accademia o negli altri settori della società civile, le generazioni si cedono il passo, per far progredire la società.

10. Noi giovani professionisti italiani espatriati intendiamo impegnarci, affinché l’Italia torni ad essere un “Paese per Giovani”, meritocratico, moderno, innovatore. Affinché esca dalla sua condizione terzomondista, conservatrice e ipocrita. E torni ad essere a pieno titolo un Paese europeo e occidentale. Ascoltate la nostra voce!

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