Tempi moderni

 

http://ilmanifesto.info/un-premier-che-marcia-spedito-verso-l800/

E’ la pura forza dell’avere che suc­chia l’essere della per­sona che lavora, nel silen­zio della cor­nice pub­blica. Ma Rous­seau spie­gava che il diritto del più forte non è mai diritto. E quello scritto da Renzi è infatti la pura e sem­plice san­zione uffi­ciale e for­male del domi­nio di fatto dell’impresa sulla forza lavoro ridotta a varia­bile inanimata.

In sintesi

L’unificazione europea era individuata già nel 1975 dalla Commissione Trilaterale, una delle organizzazioni più importanti del capitale transnazionale, come lo strumento più efficace per eliminare l’”eccesso di democrazia” dei Paesi occidentali e superare i vincoli posti dagli Stati nazionali allo sviluppo delle politiche neoliberiste 18.

Ad esempio, liberarsi della Bce, fondata sul concetto della indipendenza della banca centrale, non basterebbe se, ad esempio, la Banca d’Italia non recuperasse pienamente il ruolo che aveva prima della riforma Ciampi-Andreatta. Infatti, la gran parte del debito pubblico italiano non nasce da una presunta esagerata spesa pubblica degli anni ‘80, in realtà in linea o al di sotto di quella media europea, ma dal lievitare della spesa degli interessi, a sua volta causata dall’indipendenza della Banca d’Italia, che dall’inizio degli anni ’80 non fu più tenuta per legge ad acquistare titoli di stato21. La banca centrale, di conseguenza, non deve più essere concepita come una entità indipendente o autonoma dallo Stato. Allo stesso modo, è necessario tornare indietro rispetto al processo di privatizzazione, in primo luogo nel settore bancario. C’è bisogno di una grande banca di stato che provveda a sostenere l’apparato industriale e bancario e che faccia da barriera nel caso in cui il calo del valore azionario di banche e imprese industriali le rendesse facile preda del capitale transnazionale. In pratica, l’uscita dall’euro andrebbe coniugata con alcune misure che vadano in direzione opposta ad una economia basata sul principio di autoregolazione del mercato e che reintroducano non solo il controllo ma anche la partecipazione diretta nell’economia da parte dello Stato. Tutto questo comporterebbe non solo l’uscita dall’Uem, ma anche la rimessa in discussione di aspetti importanti della Ue, che pone seri limitazioni all’intervento pubblico.

Nello stesso tempo, però, bisogna essere consci che il capitale è ormai fortemente integrato e coordinato a livello internazionale, mentre i lavoratori sono frammentati sia a livello nazionale che continentale. La lotta contro l’euro e l’Europa del capitale transnazionale può nascere solo a livello nazionale, ma acquista possibilità di successo soltanto se si allarga ad un livello sovrannazionale, cioè europeo.

Domenico Moro in http://gabriellagiudici.it/domenico-moro-la-natura-delleuro-e-la-necessita-della-sua-eliminazione/#more-27748

Insomma: lavoratori di tutto il mondo unitevi! (Come se fosse facile, con le teste ormai farloccate dalle idiozie)…

Liberare i migranti e arrestare il capitale

da http://www.oltrelacoltre.com/?p=17351

Alla luce di quanto detto, dovrebbe esser chiara un’esigenza: alle giuste mobilitazioni contro il reato di immigrazione clandestina bisognerebbe affiancare, in primo luogo, il rilancio delle proposte finalizzate al controllo politico dei movimenti di capitale. Dove per controllo dovrebbe intendersi il ridimensionamento dei mercati finanziari e il riassorbimento, nell’ambito della dialettica politica, della questione cruciale del riequilibrio dei conti esteri. Il ripristino di una rete di controlli sui capitali è una delle condizioni necessarie per impedire che lo scontro distributivo e occupazionale continui ad esprimersi solo tra i lavoratori, in particolare tra nativi e migranti. Potremmo affermare, insomma, che se l’intenzione fosse davvero quella di “liberare” i migranti allora bisognerebbe iniziare ad “arrestare” i capitali, ad imbrigliarli cioè in un sistema di controlli simile a quello che sussisteva fino agli anni ’70 del secolo scorso [1]. Se non sussisteranno le condizioni per collocare la partita per una più civile legislazione sull’immigrazione in una contesa più generale sulla politica economica, la predizione del “monito degli economisti” sarà confermata: una sempre più vasta prateria di consensi verrà lasciata all’onda nera dei movimenti xenofobi.

[1] Per approfondimenti, si rinvia al capitolo “Contro il liberoscambismo di sinistra”, in Emiliano Brancaccio e Marco Passarella, “L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa”, Il Saggiatore, Milano 2012.

L’armonia degli interessi

“L’Armonia degli Interessi”, 1851, di Henry Carey, l’economista che formò il programma di Abramo Lincoln.

La battaglia per questa armonia (che non esclude la necessità di usare la mano forte contro gli interessi oligarchici) è dura e continua, ma di vittorie nella storia ne abbiamo avute, e crediamo che potremo averne ancora di nuove.
Secondo noi la vera base del progresso è proprio quando nel perseguire il bene comune si mette il capitale al servizio del lavoro, cioè quando si creano dei sistemi di investimento nell’economia reale che riescano a migliorare il tenore di vita di tutta la popolazione.

http://nobigbanks.it/2013/08/02/bagnai-e-nobigbanks-2-cambi-fissi-capitale-e-lavoro/

Amen!

Dopo la retorica del centocinquantenario, quella del 25 aprile arriva prontamente quella del 1° maggio.

Giusto perché sia chiaro, una volta per tutte, che il tempo delle illusioni è finito da un pezzo, riportiamo integralmente un articolo di Paolo Barnard:

Il 24/25 Marzo scorso il Consiglio Europeo ha approvato la proposta della Commissione Europea per un Patto per l’Euro, la cosa più scellerata finora voluta da coloro che sono decisi a rovinare milioni di vite umane per l’interesse di pochi. Ecco i punti decisi:

– La Commissione Europea sarà al centro di ogni controllo sull’applicazione delle seguenti decisioni da parte dei governi dell’Eurozona.

– La Grecia completi pienamente e velocemente il programma di privatizzazioni da 50 miliardi di euro che le è richiesto.

– La competitività sarà giudicata sulla base degli aggiustamenti dei salari e della produttività, sarà monitorato il costo del lavoro. Si afferma che l’aumento del reddito di lunga durata può erodere la competitività. In sintesi: meno paghe e lavorare di più.

– Sul costo del lavoro: rivedere i meccanismi di contrattazione salariale a livello centrale, riconsiderare gli aumenti legati al costo della vita, non permettere agli stipendi pubblici di minare la competitività degli stipendi nel settore privato.

– Sulla occupazione: promuovere la “Flessicurezza” (!!), flessibilità e sicurezza dell’impiego, come dire di aumentare le vendite di auto e migliorare la respirabilità dell’aria.

– Le pensioni si dovranno calcolare sulla base della loro sostenibilità da deficit, cioè: il deficit dello Stato sarà giudicato in base a quanto esso spende per pensioni, sanità e ammortizzatori sociali, e non, guarda caso, per le spese militari, per le parcelle alle megabanche che mediano sulle privatizzazioni, per il salvataggio dei banchieri con soldi pubblici, o per gli sgravi fiscali per i ricchi.

– Le pensioni future andranno calcolate in base all’aspettativa di vita del lavoratore, indipendentemente dal tipo di lavoro. No comment.

– E, GRAN FINALE, gli Stati aderenti dovranno passare leggi in Parlamento per dichiarare illegale il deficit di bilancio che supera il 3% del PIL come stabilito dal micidiale Patto di Stabilità, quello che sta distruggendo l’Europa. Cioè: la spesa a deficit dello Stato, unico mezzo legittimo nello Stato per arricchire i cittadini creando piena occupazione e pieno Stato Sociale (spiegato ne Il Più Grande Crimine), sarà un reato punibile per legge. Cioè ancora: essere Stato sarà reato.

– La quasi totalità di queste misure furono suggerite alla Commissione dalla lobby industriale e finanziaria Business Europe prima che giungessero l’11 di Marzo 2011 ai capi di Stato e di governo dell’Eurozona.

Con questo vi lascio, e chiudo la mia presenza di giornalista in questo sito e altrove in Italia. Non rispondo a mail di lettori.