Deutschland Uber Alles

Una collusione Cancelleria-Deutsche Bank, una omertà fra tedeschi e Bundesbank, che chiamarla “mafia” è dir poco.   Ci hanno trascinato nella deflazione, il che rende ancor meno possibile pagare servire i debiti; ma nulla servirà. Quei soldi sono perduti. Lo si vedrà quando la deflazione si aggraverà ancora un po’: li avete perduti, tedeschi. Gollum, non hai più “Il tuo tessoro”. Basta che succeda qual cosina, e i derivati in pancia alla Deutsche, ti prosciugano in un lampo l’intero Pil tedesco.

Ora, viene da dire che se avessero “trasferito” i soldi agli altri paesi europei, se avessero”messo i debiti pubblici in comune”, i loro soldi sarebbero stati impiegati meglio: perché si trattava di una forma di finanziamento alla clientela. La crescita degli altri avrebbe aumentato virtuosamente il benessere tedesco. Invece hanno volto”tenersi tutto”, hanno voluto ammucchiare, non fare parte a nessuno. Capisco che la cifra può far paura: Sapir ha calcolato che per fare dell’euro una zona monetaria reale, i paesi del Nord dovrebbero trasferire dai 280 e 320 miliardi l’anno ai paesi del Sud, e la Germania dovrebbe sostenere l’80 della spesa, ossia tra l’8 e il 12 per cento del Pil. Ma quanto del Pil tedesco ha dilapidato la sola Deutsche Bank, per tacere delle altre banche germaniche che si sono fatte spennare al casinò di Wall Street? Senza produrre sviluppo? Se solo i tedeschi avessero condonato il debito ai greci (una trentina di miliardi, una briciola per il loro “tessoro”) staremmo tutti meglio, forse la UE non avrebbe crisi; e loro ci avrebbero guadagnato vendendo più VW e BMW a tutti noi. No,i loro banchieri hanno voluto i soldi indietro: il risultato è che ci sono costati 300 miliardi, e la Grecia è in rovina.

San Bernardino da Siena – il più grande economista del Medio Evo – insegnava (nelle sue prediche ai fiorentini, in mano ai loro banchieri) –che a forza di “ragunare”, ossia di accumulare con l’usura, di non dare agli altri, il denaro si sarebbe trasformato in quello che in fondo : in sterco del dimonio. Senza valore, perché il valore non sta in esso, ma nello scambio e nel consumo.

Ma l’Europa oggi è laicamente lontana da queste “superstizioni”.   Noi laicissimi e razionali, mettiamo i sold in banca e crediamo che siano davvero lì, a nostra disposizione. Mica siamo superstizioso, noi. L’oro accumulato diventa sterco del demonio?! Ma non fateci ridere! Noi siamo al servizio di Bundesbank, del popolo Gollum. La gretta tirchieria germanica che ci ha rovinato, è per noi una virtù, un modello.

Estratto dell’articolo Il problema della Germania. Che è anche nostro. è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

La Germania nel mirino

Abbiamo già fatto rilevare in un articolo precedente le colpe della Germania agli occhi di chi controlla l’Europa e le punizioni non si sono fatte attendere : invasione guidata dei migranti, scandalo Volkswagen e altre seguiranno; ci chiedevamo solo come questo potesse costituire un vantaggio per la finanza, finché non abbiamo letto:

dato che la Germania dovrà finanziare miliardi in pagamenti sociali per accogliere tutti i nuovi rifugiati, e dal momento che la spesa dovrà essere finanziata con nuovo debito, queste emissioni aggiuntive di debito forniranno alla BCE il tanto sospirato debito da monetizzare , cosa che – a sua volta – inietterà altri “soldi” esterni nel mercato azionario, anche se non nell’economia reale, e spingerà al rialzo l’Eurostoxx, e perché no lo S&P500, verso nuovi record.

Ancora una volta, tutti contenti, tranne il solito perdente: la classe media.

http://vocidallestero.it/2015/10/21/ci-aspetta-il-disordine-sociale-il-capo-del-sindacato-della-polizia-tedesca-chiede-la-costruzione-di-una-recinzione-lungo-i-confini-tedeschi/

Le “colpe” della Germania

La Germania invece di imboccare la via delle federazione del continente, prima rifiuta gli eurobond nel 2011, poi si asserraglia sull’austerità che scarica tutto il peso dell’aggiustamento del regime a cambi fissi detto “euro” sulla periferia: taglia ai salari e inasprimento fiscale per uccidere l’import e riequilibrare le bilance commerciali. Quando  Alexis Tsipras, che gode del palese appoggio di Washington e Londra, minaccia di rifiutare le politiche d’austerità, i falchi di Berlino non esitano a dire: bene, la porta è quella, esci dall’euro! Solo la clamorosa retromarcia di Alexis Tsipras (testimoniando quali interessi si celano dietro i vari Syriza e Movimento 5 Stelle) evitano che la Grecia abbandoni l’eurozona, sancendo la reversibilità della moneta unica.

Il primo a dissociarsi dall’appoggio garantito da Angela Merkel al cambio di regime a Kiev è stato il potentissimo mondo dell’industria che ha interessi da difendere a Mosca ben di più che a Kiev, poi è stato lo stesso governo tedesco a criticare i crescenti toni bellicistici contro la Russia del generale Philip Breedlove, responsabile del Comando delle forze armate americane in Europa (con sede a Stoccarda). Non va meglio in Medio Oriente dove la Germania, su posizioni sempre meno atlantiche e sempre più vicine ai BRICS, prima si dichiara contro l’intervento militare in Libia (con la clamorosa astensione sulla risoluzione ONU 1973 che impone la no-fly zone) poi, è storia di questi giorni, quando la Russia opta per un intervento militare risolutivo in Siria, Berlino capovolge la politica finora seguita ed afferma che Bashar Assad (la cui caduta è agognata da Washington e Tel Aviv sin dal 2011) è un interlocutore imprescindibile.

Come abbiamo sottolineato nei nostri lavori, se la Germania si saldasse a Russia e Cina, gli USA sarebbero espulsi dall’Eurasia, e perderebbero la “testa di ponte” per proiettarsi nell’Hearthland.

estratto da http://federicodezzani.altervista.org/un-popolo-unauto-rappresaglia/

 

 

Ritorna la Mitteleuropa

La Germania al contrario, giorno dopo giorno, costruisce in seno all’eurozona un’area economica, linguistica e culturale plasmata a sua immagine e somiglianza, forte dell’attrazione esercitata dal suo magnete economico: sulle posizioni di Berlino ed in favore alla Grexit durante i negoziati sono infatti Slovacchia, Slovenia, Finlandia, Lituania, Olanda, Estonia ed Austria.

mitteleuropa

L’insieme di questi Paesi deve essere considerato il prodromo di un’unione monetaria alternativa all’euro che, date le affinità culturali e linguistiche, si presta anche più facilmente ad un’integrazione politica e fiscale attorno al perno tedesco: sarebbe la riproposizione a distanza di un secolo della Mitteleuropa, obbiettivo delle élite tedesche allo scoppio della Prima guerra mondiale. L’alleanza di ferro con i paesi “germanici” (la Finlandia, ancora più intransigente, minaccia di bocciare in Parlamento gli aiuti alla Grecia) è cementata da un’integrazione finanziaria che pone le basi per una futura unione politica: la cancellazione del debito negata a Atene, è infatti prontamente concessa dai tedeschi ai vicini austriaci, cui sono condonati 1,45 €mld frutto della nazionalizzazione della banca Hypo Alpe Adria da parte del governo federale della Carinzia.

estratto da http://federicodezzani.altervista.org/grexit4-nella-mischia/

De Franza o de Spagna, purché se magna

De Franza o de Spagna, purché se magna

Che cosa me ne importa, a me italiano doc e dop, se invece di essere suddito della Deutsche Bank divento suddito di Black Rock?
Che cosa me ne importa, a me italiano doc e dop, se invece di essere suddito della Kredietke Bank divento suddito della J.P.Morgan?
Che cosa me ne importa, a me italiano doc e dop, se invece di essere suddito della Allianz, divento suddito della Royal Bank of Scotland?
ecc,ecc.

Sergio Di Cori Modigliani

Il detto del titolo (attribuito al Guicciardini 1483-1540) dimostra che il problema dell’Italia è sempre stato la vocazione alla sudditanza degli italiani…

Lo spirito di Versailles

Lo spirito di Versailles

Cento anni sono trascorsi dallo scoppio della Grande Guerra, ma gli esiti di quel conflitto non sono stati mai realmente superati, perché lo “spirito di Versailles” non ha mai consentito una vera pace, né in Europa né altrove: non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo.
La vera pace e la vera Europa unita infatti avrebbero potuto e potranno solo sorgere quando essa saprà unificare le sue cento Patrie, facendo delle frontiere semplici riferimenti amministrativi, dando al lavoro dei nostri popoli la forza per contrapporsi alle oligarchie della speculazione finanziaria, elevando le tre grandi anime, latina, germanica e slava, che l’hanno creata, al livello di una civiltà dell’avvenire, al servizio dei nostri popoli e di tutta quell’umanità che invoca libertà, eguaglianza e fraternità.

G.Colonna

Una modesta proposta

“Mussolini, alle prese con gerarchi che rubavano e soldati che scappavano, aveva giustamente osservato che governare gli italiani è inutile”. A citare in questi termini il duce (in un articolo apparso sul numero di settembre/ottobre di “Alfabeta2”, 32/2013) è, a sorpresa, il filosofo Maurizio Ferraris, già esponente del decostruzionismo e ora teorico del New Realism e della sinistra cosmopolita. Sviluppando dalla premessa mussoliniana un sillogismo piuttosto avventuroso, Ferraris auspica, in evidente polemica con i filo-latini Kojève e Agamben, che i singoli Stati europei cedano gradualmente la propria sovranità per uniformarsi sotto un impero a guida germanica.

 

Perché, privi per svariate ragioni, non genetiche (per fortuna!) ma storiche, del senso dello Stato, gli Italiani sono tendenzialmente così anarcoidi e individualisti da raggiungere l’eccellenza soltanto come imprenditori del crimine: “la mafia e la ‘ndrangheta”, sentenzia ancora il filosofo (forse accanito lettore di Saviano), “sono le uniche multinazionali originate in Italia che funzionino davvero”. Insomma, corrotti come siamo, possiamo coltivare una sola speranza di salvezza: che ci governino gli stranieri. E in tal senso un cancelliere tedesco, Ferraris ne è convinto, farebbe meglio di un politico nostrano.

Così riporta Giampiero Marano in http://www.appelloalpopolo.it/?p=9893

Contrariamente a lui siamo costretti a dare ragione a Ferraris, anzi a spingere ancora più in là il suo ragionamento (lasciamo pure stare il Risorgimento: cosa fatta, capo ha); invece di finire come la Grecia, chiediamo l’annessione alla Germania: si prenda tutto (anche i nostri presunti debiti ovviamente): in un colpo solo ci liberiamo dei nostri politici e delle preoccupazioni!

Parola di tedesco

Chi segue da un po’ di tempo questo blog sa che abbiamo sempre considerato risibile (solo gli italioti fatti di TV possono crederci) l’ipotesi di una ripresa economica; i tedeschi, più realisticamente, speravano di compensare le perdite nell’eurozona con le maggiori vendite sui mercati asiatici.

Come sia andata, brevemente in sunto:

“Tutti si rendono conto che dopo anni di sacrifici bisognerebbe alzare i salari medi, però tutti hanno paura di perdere in competitività. la parola “competitività” è intoccabile. Ma tutto questo sta generando un cane che si morde la coda: non aumenti i salari per paura di non essere più competitivo sui mercati orientali, sui mercati orientali non stai sfondando, i tuoi partner principali non sono più in grado di comprarti le auto e tu non compri i loro prodotti alimentando un circolo vizioso all’infinito ….”

L’articolo completo lo trovate al link:

http://irradiazioni.wordpress.com/2013/08/05/parola-di-tedesco/

Noi aggiungiamo soltanto una cosa che, chi ci legge da tempo sa già: il problema non è la Germania o l’Euro (semmai sono gli italiani);  il problema è stato indotto dai “merca(n)ti” che vogliono comprarsi il meglio dell’Italia ( e i risparmi degli Italiani) a prezzo di liquidazione.