Tamburi lontani

C’è poco da essere ottimisti: partiamo da un nostro articolo di un anno fa in cui Sondaggi riservati sono già stati fatti, fondi sono stati raccolti e una squadra elettorale è stata formata intorno al generale James Mattis, anche se giura con la mano sul cuore di non avere pensato alla carriera politica. Adesso ce lo ritroviamo alla guida del Pentagono e nel consiglio di Sicurezza di Trump.

Le parole di James Mattis, #mattisisms

‘Cane pazzo’ Mattis non si è fatto conoscere solo per le sue imprese di guerra ma anche per delle frasi molto forti che sono state raggruppate online da alcuni veterani di guerra sull’hashtag  #mattisisms, eccone alcune:

  1. “Non perdere il sonno per paura del fallimento. Parola che non riesco nemmeno a scrivere”.
  2. “Uccidere qualcuno non è un evento insignificante. Detto questo, ci sono alcuni str….nel mondo che hanno bisogno di essere fucilati”.
  3. “Vengo in pace, non ho portato l’artiglieria. Ma vi sto supplicando con le lacrime agli occhi, se fate gli str…. con me vi ammazzo tutti”;
  4. “I 20 centimetri più importanti in un campo di battaglia sono quelli che separano le vostre orecchie”;
  5. “Ti sto supplicando, non attaccarci. Perché se lo farai, i sopravvissuti potranno scrivere su ciò che abbiamo fatto qui per i prossimi 10.000 anni”

E mentre l’Italia vende armi a tutto spiano (oltre il 60% delle nostre armi finirà a Paesi fuori da UE e NATO), la Mogherini incontra il ministro degli esteri russo e gli dice che: “nonostante le divergenze, contro il terrorismo bisogna combattere uniti”,   unità alquanto problematica, visto che la UE  sta tenendo bordone a ISIS e Al Qaeda in Siria,  fingendo  che i terroristi siano “opposizione” democratica, mentre la Russia cerca di sconfiggerli.“Mosca riconosca i diritti dei gay in Cecenia”,  ha anche intimato la Mogherini.  Anzi, come ha titolato Repubblica, quello della Alta Rappresentecc ecc. è stato “un monito a Lavrov”.

Potete continuare a ignorarlo o unirvi ai 178 che hanno scaricato la nostra pubblicazione sul tema che trovate nella pagina indicata a fianco e aggiornata ad oggi .

https://www.scribd.com/document/255885678/Venti-Di-Guerra

 

L’irrilevanza della UE

Il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, dichiara che la nuova «amministrazione sembra mettere in discussione gli ultimi settant’anni di politica estera americana» in particolare che si dimostra preoccupato per il cambiamento verificatosi a Washington che pone l’Unione Europea in una situazione difficile, dato che la nuova amministrazione USA sembra mettere in discussione tutte le precedenti impostazioni della politica estera ». Donald Tusk ha pubblicato la lettera di convocazione dell’incontro informale che si svolgerà tra i capi di governo dei 27 stati membri venerdì 3 febbraio a La Valletta, Malta. Incontro dedicato all’immigrazione ed a quelle che, secondo Tusk, sono le principali minacce all’Unione Europea: “l’aggressività della Russia, la situazione di caos ed anarchia nel Medio Oriente, le dichiarazioni della nuova amministrazione americana”. In più Tusk si dice  preoccupato anche per il crescente numero di persone che si dichiarano apertamente antieuropeiste o, nella migliore delle ipotesi, euroscettiche, inclusi alcuni degli stessi governi dei paesi UE”. Neanche una parola di autocritica sulle demenziali politiche svolte dalla UE in questi anni che hanno determinato tutto questo scenario fallimentare. Verrebbe quasi da tirare fuori il fazzoletto ed asciugarsi una lacrima di compassione per questo personaggio patetico, un euroburocrate polacco, malato di russofobia e di “delirio immigrazionista”, quello che un giorno si e l’altro pure, chiedeva ai governi europei di rispettare le regole, emetteva reprimende, mentre lui andava a stringere accordi con i dittatori come Erdogan promettondo miliardi dai cittadini europei con cui premiare il turco per la sua “preziosa opera” alle frontiere della UE.. Il problema di Tusk è quello che costui non riesce ancora ad assimilare che la globalizzazione è finita con il trumpismo e con il Brexit, quando accade che il commercio e l’ economía si vanno militarizzando negli USA, perchè Trump ha optato di riavvicinarsi alla Russia a livello geoestratégico mentre la UE è rimasta ancora alle sanzioni ed alla russofobia e, orfana di Obama, non ha il coraggio di fare un passo avanti. Gli USA di Trump stanno gettando alle ortiche gli obsoleti trattati commerciali, como el TTIP ed il PPP che gli oligarchi europei anelavano di sottoscrivere. L’apprendista Tusk dai mille usi è stato umiliato da Trump e dal suo fiduciario all’economia Peter Navarro che ha definito la UE “un organismo al collasso che serve solo agli interessi della Germania”. Navarro ha dato uno schiaffo in pieno volto alla Germania della Merkel quando ha definito questa come uno dei maggiori ostacoli all’accordo commerciale fra gli Stati Uniti e l’Europa ed ha dichiarato morto il Partenariato Transatlantico per il commercio e gli investimenti (il TTIP, quello che piaceva tanto a Renzi). Tutto questo avviene mentre Trump dichiara di voler realizzare un super accordo diretto commerciale e di cooperazione con la Gran Bretagna, snobbando la UE e lodando apertamente la decisione britannica di abbandonare l’Unione. Il Presidente statunitense ha voluto ribadire apertamente la priorità data al Regno Unito rispetto agli altri tradizionali alleati europei.

Alleanza Cina Russia

Bruxelles dimostra ogni giorno di più la sua inconsistenza su tutti i temi principali dell’attualità internazionale, dall’immigrazione alla lotta al fondamentalismo, a causa dell’inadeguatezza della sua classe politica di euroburocrati, chiusi in una fredda mentalità progressista e globalista. Incapaci di comprendere i fenomeni nuovi che si affacciano all’orizzonte come il cambiamento degli equilibri strategici, l’impetuoso sviluppo delle potenze euroasiatiche dalla Russia, alla Cina, all’India che sposteranno verso l’Asia il baricentro del mondo. Nel regno della Bce e dell’Euro è impossibile pensare una strategia e una politica comune, e qualsiasi tipo di orgoglio nazionale viene umiliato ogni giorno. Gli inglesi lo hanno capito per primi ed hanno preso la via di fuga, gli ungheresi, gli austriaci e gli altri della vecchia MittelEuropa, per riflesso comune, hanno fatto fronda per riprendersi le loro sovranità, in Francia l’opinione pubblica sta dando segni di risveglio,  soltanto i più ottusi rimangono ancorati alle menzogne difuse dai media euroservi e dai giullari di regime (tipo Benigni e Saviano). In pratica si sta verificando che, i nuovi sviluppi della politica USA, con la nuova prospettata sintonia geopolitica russo-americana, gli accordi diretti con il Regno Unito, il blocco economico Cina-Russia nella Shangai Cooperation, sono elementi che di fatto andrebbero ad esautorare l’Europa da qualsiasi ruolo di rilievo nel contesto internazionale. Un cambio di paradigma ed un fatto nuovo a cui i tecnoburocrati europei come Tusk e Junker non si sono ancora abituati: l’irrilevanza della UE nel contesto internazionale e geopolitico.

Luciano Lago in

http://www.controinformazione.info/lirrilevanza-della-ue-nel-nuovo-contesto-internazionale-e-geopolitico/

La realtà è un uccello

…che non ha memoria, diceva Gaber, non puoi immaginare da che parte va:

Le conseguenze inintenzionali delle proprie azioni. È la morale che gli americani dovrebbero trarre dall’attuale scenario mediorientale. Quando i conflitti si saranno sedati, è molto probabile che ci ritroveremo in un contesto che vedrà rafforzata la presenza russa in tutta l’area. Mentre, sia la guerra in Siria che i cambi di regime in Libia ed Egitto erano originariamente legati anche all’idea americana di ridimensionare la Russia. Mosca, infatti, si è sempre considerata la garante del regime di Assad in Siria, dove esistono le strategiche basi militari russe a Latakia e Tartus. Tradizionalmente positive erano anche le relazioni fra Russia ed Egitto. Infine, proprio grazie al ruolo dell’Italia in Libia, all’epoca dell’ultimo governo Berlusconi, Gazprom aveva spuntato la possibilità di sfruttare i giacimenti libici Eni di Elephant Field, una mossa strategica che ha probabilmente segnato la sorte sia di Berlusconi che di Gheddafi. Nel 2011, l’obiettivo degli americani era indebolire la posizione dominante della Russia dal punto di vista energetico in Europa, aprendo una nuova via per i gasdotti verso il Caspio che passassero dall’Azerbaijan, filo turco, dunque vicino all’alleanza atlantica, puntando al contempo a spingere sempre più verso la Ue sia l’Ucraina che il Kazakistan. Contrariamente alle previsioni di Washington, la Russia riusciva invece a portare avanti un nuovo gasdotto, South Stream, che rafforzava la propria posizione nell’Est, mentre il progetto targato Ue, Nabucco, naufragava. Inoltre, attraverso l’operazione Elephant Field con Eni, Mosca si proiettava anche nel Mediterraneo. Per questi motivi, gli Stati Uniti hanno visto di buon occhio sia la volontà francese di eliminare Gheddafi per sostituirsi all’Italia in Libia, che il tentativo dei sauditi di rovesciare la Siria filo Iran e di estendere la propria influenza allo stesso Egitto, attraverso la Fratellanza Musulmana che diventava protagonista della “primavera egiziana”. obama-drone-yemen42In questo momento, invece, le previsioni americane si sono rovesciate. Mosca ha riallacciato buoni rapporti con la Turchia; in Iraq, sta sconfiggendo l’Isis grazie alle milizie sciite filo iraniane. Ottime sono le relazioni di Mosca con Al Sisi; Haftar sta, infine, vincendo la sua guerra, grazie alla collaborazione di Mosca; e già si parla di una possibile nuova base extraterritoriale russa in Libia. Come se ciò non bastasse, le ex repubbliche sovietiche centro asiatiche del Turkestan, che sono fisiologicamente sottoposte al potere destabilizzante delle limitrofe Cina, Iran, Turchia, stanno reiterando la loro adesione all’area di influenza di Mosca, senza creare attriti con le altre potenze regionali. Anche la Moldova, la cui adesione Nato era stata promessa dell’ex presidente filo Ue Filip, si sta riallineando all’Est. Dunque, se l’America voleva ridimensionare Mosca, si ritrova oggi con una Russia rafforzata. La morale da trarre è che era irrealistico pensare di ridurre l’area di influenza di Mosca, soltanto perché la Russia non è una potenza economica, ignorando il dato che è comunque una potenza militare. Ora spetterà alla Russia dimostrare di saper giocare un ruolo di riequilibrio nello scacchiere euroasiatico, senza pestare i piedi alle legittime ambizioni di Cina e Turchia. L’Europa rischia di essere ridotta all’irrilevanza, se il suo progetto comune dovesse naufragare. Se ciò dovesse accadere, la crisi dell’Unione potrà essere spiegata anche con il tentativo di utilizzarla come ariete da parte degli Usa contro la Russia.

Gli USA e le conseguenze inintenzionali delle proprie azioni

Si scaldano i motori

Dietro questa incredibile pressione di civili guerrafondai contro i militari esitanti, c’è ovviamente il potentissimo War Party,  che aspetta con ansia di mettere Hillary alla Casa Bianca. Come ha riportato il Washington Post, la Cia e la fazione bellicista del Pentagono stanno premendo su Obama perché, nei suoi ultimi giorni,  ordini bombardamenti sugli aeroporti  del governo siriano.  Bombardamenti da fare con missili da crociera  da lunga distanza, non per uno scopo strategico di vittoria ormai, per “far pagare un prezzo ad Assad”   (come aveva promesso poche settimane fa  l’ex capo della Cia Michael Morell: “ammazziamo  in Siria militari russi e iraniani, di nascosto”).

Per aggirare l’ostacolo morale che tali attacchi non sarebbero  autorizzati dal Consiglio di Sicurezza Onu, “essi  potrebbero essere fatti di nascosto e senza dichiararlo  pubblicamente, ha detto il funzionario” anonimo che  ha spifferato al Washington Post di tali pressioni.  Conferma della deriva gangsteristica del più armato governo della storia.

Siccome martedì ignoti “islamisti” hanno attaccato l’ambasciata di Mosca a Damasco, ovviamente Putin s’è ricordato delle minacce di Morell e della Cia: armare i tagliagole con armamento pesante e  con l’istruzione di colpire direttamente il personale russo, di nascosto, per “fargli pagare un prezzo” e “ricevere  in patria dei russi in sacchi mortuari”.

Non c’è da stupirsi se Mosca ha piazzato in Siria, per proteggere la sua base a Tartous, i sistemi d’arma missilistici S-300, antiaerei; e soprattutto i nuovissimi missili Gladiator SI-23,   mai prima dispiegati fuori della Russia, specificamente progettati per abbattere missili da crociera.

estratto da http://www.maurizioblondet.it/washington-non-mosca-si-parla-apertamente-guerra/

“No-Fly Zone” sulla Siria?

Gli attacchi aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti sulle posizioni dell’Esercito arabo siriano, uccidono 62 soldati. Gli aviogetti della coalizione degli USA hanno bombardato posizioni delle forze governative siriane nei pressi della città orientale di Dayr al-Zur, uccidendo 62 soldati e “aprendo la via” ai terroristi dello Stato islamico, secondo il Comando Generale dell’Esercito arabo siriano. Il bombardamento ha avuto luogo sul jabal al-Thardah, nella regione di Dayr al-Zur, causando vittime e distruzione, riferiva l’agenzia ufficiale siriana SANA. Sessantadue soldati siriani sono stati uccisi e oltre 100 feriti nell’attacco della coalizione degli Stati Uniti, dichiarava il portavoce del Ministero della Difesa russo, Generale Igor Konashenkov, citando informazioni ricevute dal Comando Generale siriano. Il Ministero della Difesa russo ha detto che i velivoli che hanno effettuato i bombardamenti erano entrati nello spazio aereo siriano dall’Iraq. I quattro attacchi sulle posizioni siriane sono stati effettuati da 2 caccia F-16 e 2 aerei d’attacco A-10, aggiungeva. “Se l’attacco aereo è dovuto a coordinate errate degli obiettivi, è una diretta conseguenza dell’ostinata mancanza di volontà degli statunitensi nel coordinarsi con la Russia nelle operazioni contro i gruppi terroristici in Siria”, osservava Konashenkov. Il Ministero della Difesa ha anche confermato un rapporto di SANA secondo cui l’offensiva dello Stato islamico iniziava subito dopo che le posizioni dell’Esercito arabo siriano erano state colpite dall’aria. “Subito dopo l’attacco aereo della coalizione, i terroristi islamici hanno lanciato l’offensiva. Aspri combattimenti con i terroristi sono in corso nella zona dell’aeroporto, dove per lungo tempo gli aiuti umanitari per i civili venivano paracadutati”, ha detto Konashenkov. Il Comando Generale siriano ha definito l’attacco un’”aggressione grave e palese” alle forze siriane, e ha detto che è “la prova definitiva” che gli Stati Uniti e i loro alleati supportano i terroristi dello SIIL. Secondo un comunicato stampa del dipartimento della Difesa statunitense, l’aviazione della coalizione ha effettuato missioni da combattimento a Dayr al-Zur il 17 settembre. “Siamo consapevoli dei rapporti e della conferma da CENTCOM e CJTF (Combined Joint Task Force)”, aveva detto il Pentagono a RT. Il Comando Centrale degli Stati Uniti poi rilasciava una dichiarazione secondo cui non aveva alcuna intenzione di colpire le forze governative siriane presso Dayr al-Zur. “La Siria è una situazione complessa con varie forze militari e milizie nelle immediate vicinanze, ma la coalizione non avrebbe intenzionalmente colpito una nota unità militare siriana”, si legge nella dichiarazione. CENTCOM ha promesso che l’attacco e le relative circostanze saranno riesaminate “per vedere se una lezione si può trarre””.
hasan-m-tarafL’ultima frase dice tutto. Purtroppo ora ci sono rapporti non confermati su più di 80 soldati siriani uccisi e sull’offensiva dello SIIL sulle posizioni in cui l’Esercito arabo siriano è stato colpito forzandolo a ritirarsi dalla regione. L’attacco appare una rappresaglia dei militari statunitensi, dei sauditi e di Obama contro Putin. La risposta del Ministero degli Esteri russo è stata potente richiedendo la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su questo tema, dichiarando quanto segue (via ITAR-TASS): “La Russia conclude che gli USA difendono lo SIIL, Ministero degli Esteri. Gli attacchi aerei USA all’Esercito arabo siriano portano alla conclusione che Washington difende lo Stato islamico (organizzazione terroristica vietata in Russia), dichiarava a Rossija 24 la portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova. “Se in precedenza avessimo avuto sospetti che gli USA difendono Jabhat al-Nusra (organizzazione terroristica vietata in Russia) ora, dopo gli attacchi aerei di oggi all’Esercito arabo siriano, arriviamo a una conclusione inquietante, la Casa Bianca difende lo SIIL”, aveva detto Zakharova. “Se è così, allora è questo il motivo per cui gli Stati Uniti non vogliono rendere pubblici gli accordi russo-statunitensi sulla Siria”, continuava. “Chiediamo spiegazioni a Washington, se questa sia una politica deliberata o un errore”, osservava. Secondo il Comando delle forze del governo siriano, 62 militari sono stati uccisi e altri 100 feriti nell’attacco aereo nei pressi della città di Dayr al-Zur. Il portavoce ufficiale del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov aveva dichiarato che il 17 settembre “alle 17:00-05:50 nei pressi dell’aeroporto della città di Dayr al-Zur (Siria), velivoli della ‘coalizione anti-SIIL’ (2 F-16 e 2 A-10) avevano effettuato quattro raid aerei sulle unità governative siriane circondate dai gruppi terroristici dello Stato islamico”, osservava Konashenkov”.
I convenevoli diplomatici e altro che avranno luogo non sono che tempo preso dai russi per accelerare i rinforzi in Siria e Iran. A meno di un annuncio del ritiro delle forze statunitensi dalla Siria e della fine delle operazioni aeree nello spazio aereo siriano, credo che i russi sveleranno il bluff di Obama, umiliandolo nel modo più decisivo: il 18 settembre sera (19 mattina in Siria) il Ministero della Difesa della Federazione Russa dichiarerà la “No-Fly Zone” per gli Stati Uniti sulla Siria consentendo le operazioni solo all’Aeronautica turca nel nord del Paese. Questo significa che non ci saranno più operazioni di droni che permettano agli USA di raccogliere informazioni su al-Qaida (Nusra) in Siria, e neanche sulle forze dello SIIL. Significa anche che se il personale degli Stati Uniti non viene ritirato in questo frangente, la Russia annuncerà che sarà considerato nemico combattente dai governi russo e siriano. La prossima mossa ricadrà sulle spalle di un immaturo ed irrazionale presidente vacillante, dalla politica estera totalmente fallita e dall’ignoranza sul Medio Oriente patetica, anche per gli standard dell’istruzione pubblica degli Stati Uniti. Se il suo ego decide di testare la volontà russa, il mondo potrebbe vedere aerei statunitensi abbattuti dai missili terra-aria S-400 russi o, peggio, da altri aerei russi. Comunque, è su una strada che terrorizzerebbe qualsiasi individuo sano di mente.

https://aurorasito.wordpress.com/2016/09/18/la-russia-imporra-una-no-fly-zone-alle-forze-degli-stati-uniti-sulla-siria/

Missili in giardino

Appena due settimane fa, è scoppiato un enorme scandalo all’interno di un’altra ‘unione’, poiché la Germania ha sbattuto la porta in faccia alla NATO a causa dell’atteggiamento guerrafondaio di quest’ultima, distruggendo il racconto di finzione secondo il quale l”innocente’ NATO stava semplicemente reagendo alle provocazioni dei malvagi russi. Inoltre, poiché la NATO ha accelerato l’accerchiamento della Russia, con soldati britannici dispiegati in Estonia, soldati statunitensi che operano in Lettonia e soldati canadesi in Polonia, mentre le unità di combattimento sono aumentate nel Mediterraneo…

http://vocidallestero.it/2016/07/03/zerohedge-email-trafugate-confermano-che-la-nato-preme-per-lescalation-del-conflitto-con-la-russia/

October surprise

Sì,  possiamo   sferrare per primi e vincere una guerra atomica, senza temere altro che le ricadute  radioattive   delle nostre  bombe occidentali sull’intero emisfero Nord, specie sull’Europa:  per lorsignori “problema gestibile, e prezzo che vale la pena di pagare per eliminare la Russia”, commenta Zuesse (http://www.strategic-culture.org/news/2016/05/18/obama-ratchets-up-invade-russia.html)

E’ un rovesciamento totale della precedente dottrina strategica (MAD) che Obama sta rapidamente mettendo in atto posizionando i sistemi Aegis a ridosso dei confini russi; per questo Putin ha chiesto di discuterne (e arrivare a un nuovo trattato di  stabilità), offerta che Obama ha arrogantemente rifiutato.

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Delenda Carthago

Abbiamo già fatto rilevare in altri articoli la pericolosità di una politica “Europea” anti-russa (ribadita di recente dalla nostra Federica Mogherini); ce ne sarebbe abbastanza da stare in pensiero (se ancora ci fosse il pensiero).

Nell’ottima analisi fatta dall’autore, si evince come tutta la strategia USA si basa sul presupposto di una “minaccia russa” ed un presunto  “espansionismo” della Russia di Putin che minaccerebbe l’Europa.Esattamente la tesi della propaganda di Washington che capovolge la realtà e  trascura il fatto che la crisi Ucraina (da cui sono derivate le tensioni con la Russia) è stata provocata dall’interferenza di Washington e dal Colpo di Stato (Golpe di Maidan) sobillato a Kiev dalla CIA e dagli agenti provocatori assoldati dagli USA, con il placet della UE.

La tesi dell’espansionismo della Russia  viene smentita con una semplice occhiata alla carta geografica da cui è facile rilevare che il numero delle basi NATO piazzate vicino ai confini russi negli ultimi anni (in violazione degli accordi precedenti) è quello che ha determinato  l’espansionismo della NATO ed è  la vera minaccia contro la Russia, a cui quest’ultima reagisce con  misure a difesa del proprio territorio. La psicosi della “minaccia russa” è quel pretesto utile,  creato dalla propaganda USA,  per coinvolgere i paesi europei per mantenerli in uno stato di totale subordinazione al dominio  politico, militare ed economico  degli Stati Uniti.

Traduzione e nota: Luciano Lago

Kurdistan

Cinquecento anni di guerra
Le popolazioni di etnia curda, a seguito della deliberata suddivisione anglo-francese dell’impero ottomano crollato dopo la prima guerra mondiale, ebbero negate la sovranità nazionale. La cultura curda precede la nascita dell’Islam e del cristianesimo, risalendo a circa 2500 anni fa. Etnicamente i curdi non sono arabi o turchi. Sono curdi. Oggi sono in prevalenza sunniti, ma i popoli etnicamente curdi contano 35 milioni di persone suddivise tra quattro Stati confinanti. La lotta contro i turchi, che l’invasero dalle steppe dell’Asia centrale durante la dinastia selgiuchide, alla metà del 12° secolo, fu lunga e travagliata. Nel 16° secolo le regioni curde furono il campo di battaglia delle guerre tra turchi ottomani e impero persiano. I curdi persero, proprio come i polacchi nei secoli scorsi. Nel 1514 il sultano turco offrì ai curdi ampia libertà e autonomia, se aderivano all’impero ottomano dopo la sconfitta dell’esercito persiano. Per gli ottomani i curdi fungevano da cuscinetto contro una futura possibile invasione persiana. La pace tra il sultanato turco e il popolo curdo durò fino al 19° secolo. Poi, quando il sultano turco decise di forzare i curdi dell’impero a rinunciare all’autonomia, nei primi anni del 19° secolo, i conflitti tra curdi e turchi ricominciarono. Le forze ottomane, consigliate dai tedeschi, tra cui Helmut von Moltke, intrapresero guerre brutali per soggiogare i curdi indipendenti. Le rivolte curde contro un sempre più fallito e brutale sultanato ottomano continuarono fino alla prima guerra mondiale, combattendo per uno Stato curdo indipendente da Costantinopoli. Nel 1916 l’accordo segreto anglo-francese Sykes-Picot chiese nel dopoguerra la spartizione del Kurdistan. In Anatolia, l’ala religiosa tradizionale del popolo curdo si alleò con il leader turco Mustafa Kemal, in seguito Kemal Ataturk, per evitare il dominio degli europei cristiani. Kemal andò dai capi tribali curdi a chiedere aiuto nella guerra per liberare la Turchia moderna dalle potenze coloniali europee, in particolare inglesi e greci. I curdi combatterono nel 1922 a fianco di Kemal nella guerra d’indipendenza turca per liberare l’Anatolia occupata e creare una Turchia indipendente dall’occupazione inglese e greca. I sovietici sostennero Ataturk e i curdi contro l’alleanza anglo-greca. Nel 1921 la Francia cedette una delle quattro regioni curde in Siria, bottino di guerra francese assieme al Libano. Nel 1923 alla Conferenza di Pace di Losanna, le potenze europee riconobbero formalmente la Turchia di Ataturk, piccola parte dell’impero ottomano pre-bellico, e cedettero la maggior parte della popolazione curda in Anatolia alla nuova Turchia indipendente, senza garanzie di autonomia o diritti. I curdi iraniani vissero in costante conflitto e dissenso con il governo dello Shah. Infine, il quarto gruppo curdo fu solo assegnato dal Sykes-Picot al dominio inglese chiamato Iraq. C’erano note ricchezze petrolifere presso Mosul e Qirquq. La regione era rivendicata da Turchia e Gran Bretagna, mentre i curdi chiesero l’indipendenza. Nel 1925 la Gran Bretagna ottenne dalla Lega delle Nazioni il mandato sull’Iraq ricco di petrolio compresi i territori curdi. Gli inglesi promisero di permettere ai curdi di avere un governo autonomo, un’altra promessa non mantenuta nella sordida storia delle avventure coloniali inglesi nel Medio Oriente. Alla fine del 1925 il Paese dei curdi, conosciuto dal 12° secolo come Kurdistan, fu diviso tra Turchia, Iran, Iraq e Siria, e per la prima volta in 2500 anni fu privato dell’autonomia culturale.

Mentre la Russia ritira gran parte dei suoi aerei, negli ultimi giorni Mosca ha chiarito che manterrà la base navale di Tartus e la base aerea di Humaymim nei pressi di Lataqia, così come le avanzate batterie antiaeree S-400 per impedire eventuali attacchi aerei da Turchia e Arabia Saudita sulla regione autonoma curda della Siria. Inoltre, la Russia non ha ritirato i caccia Su-30SM e Su-35 da Humaymim, dimostratisi nelle prime settimane dell’intervento russo abbastanza impressionanti, assieme agli aerei d’attacco a lungo raggio Su-34 che possono attaccare obiettivi in Siria decollando dalla Russia meridionale, se necessario. Anche i missili da crociera russi, dalla gittata di 1500 chilometri (Kalibr) e 4500 km (Kh-101) possono decollare dal Caspio. Il curdo PYD e il suo braccio armato in Siria espandono aggressivamente il territorio controllato lungo il confine siriano-turco. Ankara è allarmata, per usare un eufemismo. Il PYD è una filiale del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Partiya Karkeren Kurdistane) o PKK, in sanguinosa guerra per la sopravvivenza contro l’esercito turco. La Russia riconosce il PKK, che ha sostenuto contro il membro della NATO Turchia, durante la guerra fredda, e il PYD. Il PKK fu fondato dal curdo turco Abdullah Oçalan nel 1978, e fu sostenuto da Russia e Unione Sovietica fin dall’inizio. Le relazioni russo-curde risalgono alla fine del 18° secolo. Negli anni ’80, nel periodo della Guerra Fredda, la Siria di Hafiz al-Assad, padre di Bashar, era uno Stato cliente sovietico e vitale sostenitore del PKK, fornendo al gruppo basi sicure in Siria. E in Siria, il braccio armato del PYD ha ricevuto armi e supporto aereo russi per espandere aggressivamente il territorio che controlla lungo il confine siriano-turco, negli ultimi mesi, quindi non sorprende che a Mosca, e non a Washington, il PYD ha scelto di aprire il primo ufficio di rappresentanza estera….

Alleanza russo-israelo-curda?
Come con i curdi iracheni, i curdi della Siria partecipano ai colloqui dietro le quinte con il governo Netanyahu per stabilire delle relazioni. Secondo la professoressa Ofra Bengio, a capo del programma di studi curdi dell’Università di Tel Aviv, in un’intervista a The Times of Israel, i curdi siriani sono disposti ad avere relazioni con Israele, così come con la Russia. Bengio ha dichiarato, riferendosi ai capi curdi siriani, “so che alcuni si sono recati di nascosto in Israele, senza pubblicizzarlo“, e lei stessa ha detto di aver avuto contatti personali con i curdi siriani che sarebbero disposti ad avere rapporti. “Come con i curdi dell’Iraq, dietro le quinte. Una volta che si sentiranno più forti, si potrà pensare a relazioni aperte”, aveva detto. Nel 2014, Netanyahu dichiarò: “Dobbiamo… sostenere l’aspirazione curda all’indipendenza“, aggiungendo che i curdi sono “una nazione di combattenti (che) ha dimostrato impegno politico e di essere degna dell’indipendenza”.

https://aurorasito.wordpress.com/2016/04/15/autonomia-curda-piano-b-di-kerry-o-piano-a-di-putin/

Escalation

Ammettiamo che il titolo del testo del 30 marzo di JForum ( “il portale ebraico francese”, come si definisce) è del tutto giustificato e indovinato “La strana partenza di Vlad” (“Vlad”, Putin per gli amici…). Il titolo in francese riprende un testo di DEBKAfile sempre del 30 marzo 2016, annunciante, con una foto che mostrava un presunto veicolo lanciamissili nella base di Humaymim, il dispiegamento dei missili superficie-superficie a corto raggio Iskander (SS-26 per la NATO). Il modernissimo SS-26 è già ben noto, in particolare con lo schieramento a Kaliningrad, quale miglior missile terra-terra a corto raggio di oggi, con una sofisticazione elettronica notevole che ne consente precisione, seminvulnerabilità all’intercettazione e la possibilità di cambiare bersaglio o seguire un bersaglio in movimento.

estratto da https://aurorasito.wordpress.com/2016/03/31/putin-piazza-il-deterrente-nucleare-in-medio-oriente/

A me personalmente sembra più interessante il riferimento a Kaliningrad

 


http://emergingequity.org/2015/06/23/kaliningrad-moscows-military-trump-card/

Abbiamo già fatto rilevare in altri articoli la pericolosità di una politica “Europea” anti-russa (ribadita di recente dalla nostra Federica Mogherini); ce ne sarebbe abbastanza da stare in pensiero (se ancora ci fosse il pensiero).