India e Pakistan nello SCO

Scritto da Martin Sieff Per quasi 30 anni dalla disgregazione dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti e i principali alleati dell’Europa occidentale, Regno Unito, Francia e Germania si sono comodamente considerati la punta di diamante invincibile e inarrestabile e l’avanguardia della razza umana. L’assunzione che la democrazia e il libero scambio, lo stile occidentale conquisteranno il mondo, è assiomaticamente mantenuta e ha permeato i sistemi educativi e l’intellighenzia di tutte queste nazioni. Tuttavia questa presunzione di moralità e superiorità e inevitabilità ideologica da parte dei leader degli Stati Uniti, dell’Unione Europea, della NATO e del Gruppo dei Sette (G7) non è stata confermata da alcuna prova evidente e verificabile. Al contrario, proprio i report del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno spietatamente documentato per tutto il 21 °secolo, che ogni nazione in cui gli Stati Uniti sono intervenuti direttamente, applicando potenza militare e cinetica, o indirettamente per destabilizzare governi esistenti e sobillando altri protagonisti nel combattere fino a destabilizzare i governi esistenti – hanno prodotto guerra e miseria, come effetto inevitabile e non certo la felicità. Sia che si guardi l’Ucraina, l’Afghanistan, il Kosovo, l’Iraq, la Libia, la Somalia o la Siria, il modello è sempre lo stesso. Le proiezioni pro capite di tratta di esseri umani, tra cui la schiavitù dei bambini per sfruttamento sessuale, criminalità organizzata, traffico di droga, tasso di tossicodipendenza pro capite e la probabilità di morte violenta sono aumentate dopo ogni intervento militare statunitense e / o alleato. L’aspettativa di vita, gli standard di vita e il PIL registrato sono precipitati catastroficamente in ogni caso. Persino la creazione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai il 15 giugno 2001 non è riuscita a intaccare la cecità, l’arroganza e il compiacimento del paradigma occidentale sulla vera e futura “Via del Mondo”. Ora vediamo lo stesso straordinario compiacimento presentato dalle élite occidentali rispetto alla cruciale adesione di India e Pakistan alla SCO (Accordo di Shangai). L’importanza geostrategica, storica mondiale di questo sviluppo non può essere sottovalutata.

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Nota: E il 16 luglio si incontrano Trump e Putin, sono sul tavolo  questioni ben più importanti che non le presunte ingerenze russe, in particolare la situazione in Siria, la stato delle cose nell’Ucraina dell’Est, con il conflitto latente sul Donbass alimentato dagli attacchi ucraini, la questione delle sanzioni che ha avvelenato i rapporti internazionali, il trattato sulle armi nucleari che è stato disatteso da Washington. Per citare soltanto le questioni più importanti. Sull’incontro tuttavia aleggia il dubbio sostanziale se Trump abbia il controllo effettivo della situazione rispetto alla lotta interna che si sta verificando a Washington nei meandri dello Stato Profondo (Deep State). Fonte: Fort Russ Traduzione e nota: Luciano Lago –

L’Eurasia senza l’Europa

Contestualmente si fa sempre più strada l’ipotesi che anche l’Iran segua l’esempio di India e Pakistan, entrando a far parte della Sco a pieno titolo. Già in passato se ne era parlato, ma Pechino e la stessa Mosca avevano sempre frenato, per non deteriorare i rapporti con l’Arabia Saudita. D’altra parte anche Teheran, dopo la visita di Donald Trump a Riyad, il successivo embargo diplomatico dei sauditi e dei loro alleati contro il Qatar e, soprattutto, il sanguinoso attacco terroristico contro il parlamento della capitale iraniana, per bocca del segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale (Snsc), Ali Shamkhani, ha tenuto a sottolineare il carattere non provvisorio, ma strategico, dell’alleanza con la Russia in Siria e nella “lotta al terrorismo”. L’impressione è quella che si vada verso la costruzione di una sorta di “Fortezza Eurasia”, almeno nelle intenzioni di Mosca, sempre più in preda alla sensazione di essere sotto assedio, paradossalmente ancor di più dopo l’elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca, presunto filorusso.

Il caso Montenegro

A fomentare le preoccupazioni russe contribuisce il costante allargamento della Nato verso est: il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha definito l’adesione del Montenegro all’Alleanza atlantica, sancita con la cerimonia dell’alzabandiera al quartier generale di Bruxelles lunedì 5 giugno, «un progetto geopolitico» non giustificato da alcuna minaccia contro il piccolo stato balcanico.

La reazione poi alla votazione del parlamento ucraino, tenutasi l’8 giugno, che ha stabilito come l’adesione alla Nato sia una priorità della politica estera nazionale, da parte del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov è stata ancora più eloquente: «A Mosca c’è diffidenza per il processo di espansione della Nato verso i nostri confini. Noi crediamo che questo minacci la nostra sicurezza e l’equilibrio di potere nella regione eurasiatica. Naturalmente, la parte russa prenderà tutte le misure necessarie per riequilibrare la situazione e per garantire la propria sicurezza». Più chiaro di così.

Verso il disgelo con la Turchia?

D’altra parte i comportamenti di Donald Trump, che sembra muoversi sullo scenario internazionale come un elefante in una cristalleria, potrebbero dare il via libera a una serie di reazioni ulteriori da parte di altri paesi che si sentono minacciati dagli atteggiamenti iperfilosauditi di Washington. Un esempio per tutti è la decisione della Turchia non solo di schierarsi dalla parte del Qatar, ma anche di acquistare il sistema di difesa missilistico russo S-400 per un valore di oltre 3 miliardi di dollari: un’operazione concordata nei suoi aspetti tecnici lo scorso 8 giugno e resa possibile da un prestito del Cremlino ad Ankara, non in grado di affronta- re autonomamente l’impegno finanziario preteso dalla Rostekh, la società russa per lo sviluppo tecnologico nel settore della difesa. Una novità dopo il parziale raffreddamento dei rapporti tra Mosca e Ankara, avutosi nelle primissime setti- mane successive all’insediamento di The Donald, che se portata alle sue estreme conseguenze da ulteriori criticità sul teatro siriano, e mediorientale in generale, favorirebbe la chiusura del fianco sud della “Fortezza Eurasia”.

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La nuova via della seta

Il corridoio trasformerà le economie dell’Eurasia dalla Russia all’India collegata nella Shanghai Cooperation Organization (SCO). I membri della sempre più strategicamente importante SCO sono Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Quest’anno India e Pakistan aderiranno formalmente alla SCO e si prevede che l’Iran, attualmente osservatore ufficiale, avrà offerto la piena adesione entro la fine dell’anno, ora che le sanzioni sono state tolte.

Il Presidente cinese Xi Jinping ha annunciato il sostegno alla piena adesione dell’Iran negli importanti colloqui a Teheran nel gennaio 2016, dove i due decidevano la formale partecipazione iraniana nel progetto Cintura e Via economica della Nuova Via della Seta sull’Eurasia dalla Cina di Xi. Ora, con il Corridoio Teheran-Mosca si chiude il Triangolo d’Oro Pechino-Teheran-Mosca; un importante progresso economico e geopolitico.

viadellaseta

L’economia del corridoio dei trasporti
Il completamento del Corridoio dei trasporti Nord-Sud trasformerà in modo significativo lo spazio economico dell’Eurasia. Il corridoio sarà una moderna via marittima e ferroviaria per trasportare merci tra India, Iran, Azerbaigian, Russia, Asia centrale e potenzialmente Stati europei se dovessero mai rinsavire abbandonando il governo guerrafondaio ucraino e le sanzioni alla Russia, alleviando le economie in difficoltà dell’Unione europea. Il nuovo corridoio collegherà alcune delle più grandi città del mondo come Mumbai, Mosca, Teheran, via porto sul Caspio di Bandar Anzali in Iran e da lì al porto di Astrakhan in Russia, alla foce del grande fiume Volga. Nel 2014 furono testate due rotte. La prima da Mumbai a Baku attraverso il porto dell’Iran presso lo Stretto di Hormuz, importante collo di bottiglia dei flussi di petrolio e gas dal Golfo Persico. Il secondo da Mumbai al porto di Astrakhan via Bandar Abbas, Teheran e porto di Bandar Anzali. Lo scopo era individuare e affrontare le principali strozzature. Significativamente, lo studio ha dimostrato che i costi dei trasporti India-Russia verrebbero ridotti di “2500 dollari ogni 15 tonnellate di carico“. Uno studio della Federazione delle Associazioni Spedizionieri indiana trovò che la rotta, era “il 30% meno costosa e il 40% più breve di quella attuale“. La rotta attuale va da Mumbai a Mar Rosso e Canale di Suez, attraversa Mediterraneo, Gibilterra e Canale della Manica fino a San Pietroburgo e Mosca. Uno sguardo alla mappa rivela come tale rotta sia strategicamente vulnerabile, per la possibile interdizione da NATO e Stati Uniti. Il colpo di Stato degli Stati Uniti nel febbraio 2014 in Ucraina, l’installazione di accoliti del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, oligarchi corrotti “pro-Washington” e neonazisti, per perturbare le relazioni tra Russia e UE, momentaneamente misero in secondo piano il piano sul Corridoio Nord-Sud. Ora, con il concretizzarsi nella realtà eurasiatica del Grande progetto Cintura e Via della Cina, l’adesione del corridoio Iran-Azerbaigian-Russia crea uno spazio economico, politico e militare coerente ed integrato che potrebbe presto avviare ciò che gli storici futuri chiameranno secolo eurasiatico, mentre il secolo americano e la sua egemonia mondiale post-1944 si sbriciola come l’impero romano nel IV secolo d.C.

https://aurorasito.wordpress.com/2016/05/08/russia-iran-e-azerbaigian-si-accordano-sul-corridoio-strategico/